Confronto intellettuale aperto sul frazionismo anche all’interno della nostra redazione
La Civetta di Minerva, 3 novembre 2017
All’interno della Sinistra la questione non è se correre uniti per vincere o rimanere separati, con la certezza di risultare elettoralmente perdenti. La questione vera deve riguardare i programmi da realizzare; il futuro da offrire ai nostri figli; il modello di società a cui tendere. Renzi e Gentiloni sembrano entrambi pronti a votare il cosiddetto jus soli (che comprende anche un elemento di formazione, senza però prevedere alcuna verifica iniziale e periodica in merito alla assimilazione di requisiti essenziali: accettazione del pluralismo e del rispetto profondo per chi è di fede diversa da quella musulmana e, parimenti, per chiunque si professi ateo; accettazione piena dell’uguaglianza tra uomo e donna… ). E vorrebbero, con tale concessione, offrire un biscottino alla sinistra plurale sul piano dei principi, sperando di poterla richiamare all’unità. “Senza veti per chi la pensa diversamente”, aggiunge Renzi.
A parte il fatto che probabilmente alcuni veti opposti da MDP sono proprio sulla sua persona (giudicata incompatibile con la sinistra), la vera questione di fondo è che certi modi di pensare (renziani ma non solo di Renzi) sono ormai apparsi inconciliabili con una visione progressista e con una reale volontà di correggere l’attuale sistema di potere (che svuota di significato e di effetti i meccanismi di esercizio della democrazia); di contrastare l’attuale iniqua redistribuzione del reddito (che continua a favorire i più ricchi a danno dei poveri, sempre più numerosi; di riformare l’attuale sistema giudiziario, corroso da leggi ad personam e da procedure favorevoli a chi delinque e a chi prevarica piuttosto che agli assetati di giustizia, i quali continuano ad invocarla invano). Oggi le vere vittime di furti, minacce e violenze si vedono sbeffeggiate dai ribaldi, che continuano a rimanere impuniti. La quasi certezza di farla franca è un pericoloso fattore che favorisce l’importazione di malintenzionati dalla Romania e da altri Paesi del mondo.
Inoltre l’Italia investe pochissimo in ricerca; col risultato che esportiamo cervelli (costretti ad emigrare per trovare altrove opportunità di lavoro come ricercatori), mentre importiamo malviventi (a causa di un sistema repressivo non sufficientemente potenziato e di un quadro normativo favorevole a chi delinque).
Non parliamo poi della sudditanza cieca del mondo politico agli interessi del dio mercato, ai diktat dei cardinaloni della finanza (seguaci dell’ortodossia del pensiero unico neoliberista) e del sistema bancario, uno e trino, (che continua ad indebitarci grazie ad un procedura di monetazione irrazionale e agli interessi sul debito pubblico, che ci strangolano). Senza che nessuno dei partiti tradizionali si chieda se tale debito sia tutto legittimo o, almeno in parte, da ripudiare.
Tali temi si stanno lentamente facendo strada nelle menti di tanti liberi cittadini, senza collare e senza stemmi di alcun partito appuntati sul petto. Ma per i signori dei partiti tali temi rimangono tabù. A certe nostre sollecitazioni su tali argomenti, le risposte di alcune menti pensanti della sinistra sono state del tutto insufficienti ed elusive (Taddei) o… il silenzio assoluto (Barca). La risposta più frequente (da parte di amici militanti di base e/o impegnati in rappresentanze politiche in enti locali) si è limitata ad una presa di distanza da temi non compresi e frettolosamente liquidati con l’etichetta di populismo.
E allora ci domandiamo e chiediamo ai nostri interlocutori ed ai nostri lettori: dove mai potrà andare la sinistra, se pensa di poter eludere questi temi? Se latita di fronte ai problemi della diseguaglianza, della precarizzazione e dell’ingiustizia crescenti. Dell’inefficienza della macchina giudiziaria. Dello strapotere dilagante dei signori della finanza e della moneta. E delle multinazionali (che ci impongono l’approvazione di trattati-capestro TTIP, TISA, CETA). Se pensa di poter continuare ad essere complice di coloro che ci vogliono strangolare col fiscal compact (meccanismo perverso che i nostri politici hanno addirittura recepito in Costituzione), che sinistra è mai questa? Ci consola poco qualche incerto tentativo di riconciliazione condotto solo con la prospettiva di poter tornare a vincere.
Sull’opposto fronte interno, adesso D’Alema fa l’incendiario, forse per vendetta nei confronti di Renzi; ma qual è stata la sua stella polare quando stava al potere? Non fu colui che giustificò come missione di pace l’invio dei nostri bombardieri nei Balcani? E poi non ci risulta che abbia mai pronunciato una risposta soddisfacente alla pressante domanda che gli fu rivolta da Nanni Moretti: “D’Alema, dicci qualcosa che sia di sinistra”.
Dalla sinistra plurale aspettiamo un vero programma democratico e progressista (che non si risolva nella vuota e declamatoria sigla MDP). E dalla pseudo-sinistra renziana possiamo solo sperare che rinsavisca e che muti DNA. Non basterà che cambi leader o sigla o semplicemente pelle. Nel frattempo, un po’ di umiltà nei confronti di qualche forza liquidata sbrigativamente come populista non guasterebbe.

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