Sembra dilagare un pericoloso degrado della democrazia. Sempre più frequente il ricorso a sistemi di controllo del legislativo mediante strategie di dubbia legittimità: il ricorso alla fiducia dovrebbe limitarsi solo a casi di necessità e di urgenza; è invece diventato consuetudine
La Civetta di Minerva, 6 ottobre 2017
È veramente democratico un sistema in cui il Parlamento sia costituito più da nominati che da eletti? Basta esercitare il diritto di voto quando si viene chiamati alle urne, se le persone da eleggere sono state imposte in lista magari in posizione privilegiata (come capilista predestinati all’elezione) dai signori dei partiti e dei movimenti? Prima i partiti erano governati da notabili di correnti che erano in grado di contendersi, in riunioni riservate, il “diritto” di controllare pacchetti di tessere. Oggi va anche peggio: i partiti sono scalabili da parte di personaggi pericolosi. Che ricevono l’investitura da parte di poteri occulti o che si autoproclamano portatori di messaggi messianici mentre in realtà mirano ad assumere posizioni di potere per tutelare meglio i loro interessi personali o per soddisfare la loro smania di grandezza.
Le chiamate alle urne servono solo a ratificare investiture da poteri che restano in ombra o scalate perpetrate con disinvoltura, con spallate, sgambetti e promesse da marinaio, con appoggi oscuri di ambienti che contano ed anche con visibilissime manifestazioni di tifo elettorale, organizzate nelle piazze e sui network con tecniche di comunicazione di massa ben controllate da esperti superpagati; il tutto, ovviamente, grazie alla disponibilità di ingenti risorse economiche spesso guadagnate in modi poco limpidi… Il popolo”sovrano” assiste impotente e si rassegna a votare o ad astenersi. Molti opportunisti si prostituiscono a questo sistema in cambio di spazi di visibilità, di briciole di potere, di privilegi e di vitalizi. E sono pronti ad inghiottire qualsiasi pozione di veleno antidemocratico pur di restare a galla, affiancando i potenti di turno o denigrando quelli di parte avversaria solo per la speranza di sostituirsi ad essi, senza però mirare a un risanamento generale del sistema.
Molti, approdati in Parlamento grazie a sistemi elettorali di incostituzionalità certificata dalla Corte, si abbandonano agli equilibrismi più disinvolti. In nessun Parlamento precedente si sono avuti tanti cambiamenti di casacca come in quello attuale. È vero che le vecchie ideologie ormai hanno un peso residuale, ma gli orientamenti politici di fondo e la coerenza personale dovrebbero pur contare qualcosa. E invece il trasformismo trionfa sovrano nei due rami del Parlamento. Scudato dalla Costituzione, che esclude ogni “vincolo di mandato”. Senza pretendere di stravolgerla, forse sarebbe stato opportuno apportarle qualche necessario ritocco.
Il Parlamento (Camera e Senato) dovrebbe essere il titolare della funzione legislativa. Ma sono sempre di meno le leggi di iniziativa parlamentare e sempre più numerose quelle di iniziativa governativa. Ed è sempre più frequente il ricorso a sistemi di controllo del legislativo mediante strategie di dubbia legittimità: il ricorso alla fiducia dovrebbe limitarsi solo a casi di necessità e di urgenza; i tentativi di resistenza da parte delle opposizioni a leggi indigeribili viene aggirato con maxiemendamenti finali (che sono riscritture totali) e con emendamenti canguro (che mettono fuori gioco grappoli di emendamenti ostruzionistici). D’altra parte anche la presentazione di infiniti emendamenti ostruzionistici è sintomo e conferma del degrado attuale e di un pessimo funzionamento del legislativo.
Un recente tentativo di modificare questa materia (nell’ambito di uno stravolgimento consistente della Costituzione perpetrato dalla coppia Renzi-Boschi) minacciava di essere un rimedio peggiore del male. Ed è stato giustamente bocciato dagli elettori. Alla luce dei fatti, nulla ci autorizza a sperare che possa essere l’attuale ciurma parlamentare ad imprimere al sistema una necessaria e seria svolta positiva. Alcuni anni or sono ci si era illusi che il baldo giovanottone fiorentino avesse intenzione di avviare sul serio una rottamazione del sistema: il guascone ci si era presentato come l’ultima speranza. Ma egli si rivelò ben preso come l’ennesima delusione. Voleva solo rottamare gli avversari e peggiorare il sistema. In nome di una governabilità da perseguire ad ulteriore detrimento della democrazia e degli interessi comuni. Che delusione!
Oggi le speranze di molti italiani si affidano ad un possibile successo elettorale del M5S. In effetti, anche se la prova sino ad oggi offerta a Roma dalla Virginia pentastellata gela molte aspettative, il M5S è l’unico a poter vantare una certa verginità rispetto alla corruzione del potere. Anche se ha seri problemi di democrazia interna. Ed anche se continua a caratterizzarsi sostanzialmente come un partito personale del duo Casaleggio-Grillo. Non per nulla la candidata genovese emersa dalle primarie fu esclusa dalla competizione elettorale comunale da uno dei due autorevolissimi padri-padroni del movimento con la nota formula: “Fidatevi di me”.
Tuttavia il M5S continua ad apparire (e ad essere) diametralmente opposto a Forza Italia. Certamente il M5S è più democratico nella forma rispetto al partito personale del cavallerizzo, disarcionato, degradato (privato del suo titolo onorifico), e salvato per prescrizione da mille altri procedimenti, condannato per frode fiscale e, conseguentemente, privato dell’elettorato attivo e passivo. Ma ancora operativo come capo indiscusso ed indiscutibile all’ interno del suo partito personale. Anche questa è una bizzarra situazione che merita la massima attenzione: in Italia io posso essere escluso dai pubblici uffici e privato dei diritti votare e di essere votato, ma posso continuare a far politica come leader e padrone di un partito personale. In quella che fu la patria del diritto non posso esercitare la funzione di tutore (di un singolo) ma posso continuare a svolgere quella di nocchiero di un partito, magari arrivando a condizionare la politica nazionale. Ahi serva Italia…!
Ma torniamo al filo del discorso: anche il M5S è un partito personale (del duo Casaleggio-Grillo). Nella forma è un movimento in cui le decisioni vengono prese dai pentastellati doc attraverso consultazioni in rete. Ma nei fatti la decisione di estromettere la candidata grillina alla carica di sindaco di Genova e le recenti primarie in rete, che hanno investito Di Maio, hanno rivelato o confermato che tra la forma democratica di quel movimento e la sostanza… c’è di mezzo un oceano.
E purtuttavia il programma pentastellato e la pregevole testimonianza offerta dagli eletti (rinuncia ai privilegi; destinazione sociale delle somme a cui hanno rinunciato; ecc. ) esercita un notevole fascino per chiunque abbia a cuore un cambiamento radicale di questo sistema politico. Certo si vorrebbe più concretezza e più realismo: nel caso in cui il M5S vinca ma non stravinca (ottenendo ad esempio il mandato di formare un governo, sulla base di una vittoria elettorale per superiorità numerica dei consensi conseguiti, ma senza disporre di una maggioranza assoluta di seggi parlamentari), si vorrebbe sapere se insisterà nell’idea di voler varare un governo di minoranza (o della “non sfiducia”, che miri ad ottenere di volta in volta una maggioranza di consensi rispetto alle singole leggi che proporrà (strategia decisamente ingenua) o se invece cercherà una alleanza con la sinistra plurale antirenziana o extra-PD. O se piuttosto cercherà appoggi presso la sponda opposta, tentando un accordo di programma con la Meloni e con Salvini.
Per i liberi elettori piuttosto critici nei confronti dell’attuale sistema e desiderosi di una svolta epocale sarebbe estremamente importante sapere in anticipo cosa vorranno fare i grillini in caso di vittoria (probabile) che tuttavia non assicuri loro una maggioranza autonoma di seggi parlamentari (prospettiva illusoria come una fata morgana). Chi garantisce ai grillini la possibilità di contare su una “non sfiducia” ad un loro governo di minoranza già nel momento iniziale? Se non ottenessero tale viatico, si ritornerebbe al voto o verrebbe conferito a qualche mediatore di basso profilo l’incarico di formare un governo di larghe intese (o di larghe complicità)? Hanno pensato a tale prospettiva i pentastellati? Perché continuano ad insistere nel negare ogni possibilità di alleanze? Forse cambieranno strategia solo dopo aver fatto il pieno di voti rastrellati da elettori di opposta provenienza? Vorremmo saperlo.
Gran parte delle critiche mosse dal M5S al sistema è assolutamente condivisibile. Ma occorre anche sapere quali ricette il movimento pentastellato intenderà cucinare. Ci siamo tanti elettori smaliziati e pluridelusi che intendiamo scegliere il ristorante sulla base di informazioni chiare piuttosto che in base al numero di stelle esibite nell’insegna.
All’attuale leader designato dal M5S con primarie-flop (per l’esiguità dei votanti) abbiamo avuto modo di consegnare per ben due volte le otto proposte di SRRS (Siracusa Resiliente) per una correzione degli orientamenti dell’economia e del sistema di monetazione e per una riduzione indolore di una parte del nostro debito pubblico (esattamente di quella parte che potrebbe essere definita “debito indebito”). La prima volta quando egli ha tenuto un discorso presso il salone del Liceo Corbino. La seconda volta durante un comizio da lui tenuto a Floridia in occasione della recente campagna elettorale per le comunali. Sino ad oggi abbiamo atteso invano un cenno di risposta. Dai politici e dalle forze che si candidano a governare non vogliamo nulla: solo che ci dicano con chiarezza cosa intendano fare e che ci facciano capire se i nostri suggerimenti li trovano consenzienti. Non ci accontenteremo di slogan, né di specchietti per allodole, né di prospettive fumose e generiche… Vogliamo solo capire se chi ci chiede il voto intenda davvero invertire la rotta ed intraprendere un cammino che porti la nostra democrazia fuori dalla palude attuale.
Non vogliamo formare deleghe in bianco a nessuno. In assenza di chiarezza circa gli orientamenti, i programmi e gli intendimenti concreti probabilmente ci limiteremo ad esercitare (individualmente e con la militanza in piccoli gruppi di pensatori e di intellettuali propositivi) un ruolo critico e un impegno assiduo nella predicazione alle coscienze. Con la sola speranza che ciò possa servire ad avviare un percorso di resilienza che auspichiamo riesca a sedurre in futuro un maggior numero di persone rispetto a quanto non accada oggi.
Constatiamo che la politica si trova in imbarazzo di fronte alle nostre proposte. Ma esse costituiscono una sorta di cartina di tornasole. Coloro che non ne condividono alcuna ci rivelano la loro personale rassegnazione ad un ruolo irrilevante di fronte al sistema o all’establishment; e ci confessano che per loro una resurrezione della democrazia è incompatibile con la sostanza politica del loro partito o movimento o aggregato di coalizione. Intelligenti pauca.

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