E ora il referendum in Lombardia e Veneto

Per chiedere maggiori margini di autonomia finanziaria rispetto alle regioni meno ricche del Paese. La soluzione potrebbe essere l’estensione dello statuto siciliano a tutte le Regioni

 

La Civetta di Minerva, 6 ottobre 2017

Sino a quando ci si lascerà intrappolare nei riti di una democrazia formale (sostanzialmente tradita) che la vicenda catalana sembra mandare in catalessi?

La recente vicenda del referendum catalano si presta a molte letture. Tra di esse c’è anche quella che segnala una reazione fumantina ed orgogliosa di fronte al diniego opposto dal potere centrale spagnolo ed al silenzio dell’UE, interrotto solo in extremis dal presidente del Parlamento europeo Tajani, che ha rimarcato l’illegittimità del referendum, schierandosi timidamente per la tesi di Madrid. Prossimamente (il 22 ottobre) i cittadini della Lombardia e del Veneto si pronunceranno in merito alla volontà (probabilmente maggioritaria) di più ampi margini di autonomia. E dopo? Rivendicheranno con più forza ciò che avranno detto di preferire? O rimarranno ignorati? E i catalani si accontenteranno di mercanteggiare più ampi margini di autonomia o decideranno di formare un loro stato distinto e separato? Solo dalla Spagna o anche dalla UE? In altri termini: dopo la Brexit ci sarà una Catalexit? Innescherà altre uscite dall’Unione? Si tratterà di divorzi civili e consensuali o la UE reagirà con ritorsioni destinate a pesare quasi quanto la guerra di secessione americana? Per il momento la Spagna e l’Europa sembrano quasi in catalessi di fronte agli eventi. Temendone sviluppi imprevedibili ed incontrollabili. Come reagiranno lo si vedrà prossimamente.

In Sicilia potrebbero riaccendersi le periodiche tendenze separatiste. Alle quali non daremo man forte. Ma che potrebbero avere qualche buona ragion d’essere nel tradimento del nostro Statuto dell’Autonomia. Tradimento perpetrato ultimamente anche da Crocetta, che non si è opposto alle “impugnative” renzianissime contro la nostra legge regionale n. 19/2105 per la ripubblicizzazione del servizio idrico. Il risultato (purtroppo consacrato dalla Corte!) è lo stravolgimento totale di tale legge, la quale predica nel primo articolo una ripubblicizzazione che viene negata o impedita in ciò che resta del seguito.

Ma se, invece di fuggire dalla realtà per la tangente del separatismo (dietro il quale rischiano di celarsi interessi di ambienti poco raccomandabili), si suggerisse l’estensione dell’autonomia siciliana a tutte le regioni? In controtendenza rispetto alle mire accentratici, che prevalgono attualmente! Ci sarebbero mille buone ragioni per farlo. Anche per cercare di salvare la democrazia da un eccesso di competenze irrazionalmente accentrate ai livelli nazionali e comunitario. Competenze irragionevolmente espropriate ai centri decisionali territoriali. In ossequio alla Convenzione di Aarhus (e sviluppandone lo spirito), si garantisca ai cittadini la possibilità concreta di esercitare la democrazia attraverso una partecipazione più efficace ai processi decisionali dei governi locali, rafforzandone le autonomie, e si circoscrivano esattamente gli ambiti di competenza dei governi e dei parlamenti nazionali e dell’Unione. A scanso di ogni sconfinamento. E si erigano misure di salvaguardia di tali organismi rispetto alle intrusioni e ai condizionamenti delle lobby e dei poteri forti.

Il dibattito che le situazioni e gli eventi sopra accennati susciteranno potrebbe essere una buona occasione per rimettere in discussione il ruolo della politica ai vari livelli e per rivendicare la sua reale autonomia da poteri occulti e semipalesi. Anche in fatto di monetazione, di debito pubblico e di sudditanza rispetto ai mercati. Non per puntare ad una uscita dall’euro, ma piuttosto per realizzare una sensatissima liberazione della moneta dal potere bancario; il quale oggi la produce grazie alla delega ricevuta dagli Stati, le conferisce valore esclusivamente grazie alla legge degli stessi Stati e… poi la presta ad essi indirettamente e ad interessi maggiorati (rispetto al tasso di sconto riservato alle banche).

Gli sconvolgimenti prossimi venturi e i correlati dibattiti potranno essere l’occasione propizia per accendere i riflettori delle coscienze sulla necessità di un ritorno ad una democrazia anche sostanziale e non più solo formale. Ed anche per tentare di definire una nuova distribuzione ed una netta distinzione delle competenze della politica ai vari livelli e per realizzare una emancipazione degli Stati dal potere bancario. Ma francamente non vediamo all’interno dell’attuale fauna politica alcun esemplare in grado di cimentarsi con argomenti di tale livello.

Che il buon Dio o la fortuna secunda ce la mandino buona. Noi, ben consapevoli del nostro peso infinitesimale, non staremo ad aspettare solo interventi dall’alto. Eserciteremo la nostra modesta funzione critica e propositiva di intellettuali scomodi e non schierati. Inascoltati. Ma forse un giorno i semi delle nostre ideuzze germoglieranno nelle coscienze di persone che avranno maggiori capacità di elaborarle, di diffonderle e di renderle produttive per la società.

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