“Dove la Differenziata non funziona è colpa di Comuni e Ato”

L’ing. Salvo Cocina, dirigente dell’Ufficio speciale della Regione: “Le amministrazioni sono colpevoli di omissione di atti d’ufficio, e Siracusa brilla in questo”… “E non si parli di mafia: spesso è l’alibi di chi è al libro paga delle imprese che gestiscono il business dei rifiuti”

 

La Civetta di Minerva, 6 ottobre 2017

L’ingegnere Salvo Cocina non ha alcun dubbio: la responsabilità della mala gestio dei rifiuti in Sicilia è soprattutto addebitabile ai Comuni e agli Ato, colpevoli di omissione di atti d’ufficio – “e Siracusa brilla in questo!” è il tranciante giudizio. Ad essi infatti tanto le norme nazionali quanto quelle europee hanno assegnato la funzione di organizzare il servizio e realizzare le strutture necessarie, compresi per esempio gli impianti di compostaggio, come d’altra parte alcuni comuni hanno dimostrato essere possibile. E così, aggiunge nel suo atto di accusa diretto e senza eufemismi, la presunta patologia siciliana, l’incapacità di mettersi al passo con gli standard non solo europei ma anche delle regioni virtuose nel resto d’Italia, non è frutto di un’atavica maledizione, di un’oscura fatalità, bensì di interessi economici ben precisi, e anche facilmente individuabili. Dietro la disorganizzazione, i numeri risicati della raccolta differenziata, lo spreco di pubbliche risorse c’è il voler privilegiare, per il proprio interesse, per il personale tornaconto, il sistema delle discariche, la lobby dei trasportatori e le stesse imprese che non sanno fare la raccolta differenziata. “Le cose così come stanno fanno comodo: perché si dovrebbero cambiare?”

Una politica regionale che non ha mai discusso sull’opportunità di una riconversione industriale che miri al trattamento della ricchissima materia prima che deriva dal considerare il rifiuto non come uno scarto ingombrante bensì piuttosto come una ricchezza semplicemente da recuperare. Un’industria del riciclaggio che abbatta i costi del trasporto fuori regione e dia occupazione a tanti. Perché ingegnere? Perché non se ne parla mai? Perché questo obiettivo non è nei programmi elettorali? “Questi sono progetti che interessano una classe politica evoluta, cittadini lungimiranti, non amministratori che non sono disposti a rischiare qualcosa se i guadagni derivano proprio dal sistema vigente. E non parliamo di mafia perché essa è l’alibi di chi è al libro paga delle poche imprese che gestiscono da noi il business dei rifiuti”.

È elementare: chi non vuole cambiare o ha interessi o è incapace, ed è quindi comunque responsabile.

“Spesso i sindaci, o i dirigenti, ricorrono a provvedimenti contingibili e urgenti, ma essi non possono essere utilizzati per derogare alla norma generale sui contratti pubblici con reiterate proroghe o affidamenti diretti e ai sensi del T.U.E.L.; né possono essere utilizzati in modo automatico e reiterato per affidamenti diretti o negoziati o proroghe derogando alla disciplina del Codice dei Contratti in particolare quella relativa alla scelta del contraente e alla selezione dell’offerta. La proroga degli affidamenti dei servizi pubblici è infatti un istituto assolutamente eccezionale e in quanto tale vi si può far ricorso per cause non dipendenti in alcun modo dall’Amministrazione comunale. L’Amministrazione è comunque obbligata a darsi una idonea programmazione e ad attivare, per tempo debito e congruo rispetto alla scadenza del servizio in corso, regolari e trasparenti procedure per l’affidamento del nuovo servizio al nuovo operatore. La proroga o l’affidamento che comunque non preveda modalità atte a conseguire i risultati di RD e una minimale qualità del servizio si configura quale violazione ancora più grave per le refluenze sull’ambiente, la salute pubblica e il contenimento della spesa pubblica. Ritardi, ostacoli o qualsiasi indugio nell’attivare le procedure per il nuovo servizio e il nuovo contraente non servono all’interesse pubblico di un servizio efficiente ed economico. Viceversa tali ritardi, consentendo la prosecuzione, più o meno legittima, di un rapporto contrattuale con un operatore economico e la corresponsione di un rilevante corrispettivo, potrebbero favorire di fatto e in concreto solo l’interesse dell’operatore economico e non quello pubblico. E ciò non è lecito”.

E così, proprio puntando la mira sulla responsabilità diretta di sindaci, assessori, e soprattutto dirigenti e funzionari, che l’ingegnere Cocina ha deciso di scardinare il sistema, o almeno di provarci – “Come mai, se le cose stanno così come lei le descrive, se la corruzione e l’affarismo imperano, ancora non le hanno impedito di agire?” “Forse ancora non hanno ben capito come mi sto muovendo. Eppure non solo l’ho detto ma l’ho scritto. Ma eventualmente non sarebbe un problema: io seguo la filosofia di chi pensa che il giusto atteggiamento è scegliere di fare quel che si deve fare. Poco importano le conseguenze. Ma ci tengo a ricordare che io dipendo direttamente dal Presidente della Regione che in un momento di illuminazione ha creato quest’ufficio -.

La strategia Cocina è semplice, lineare: lettere di diffida ad ottemperare alle disposizioni di legge, segnalazione alla Procura Generale della Corte dei Conti per danno erariale. “Le norme parlano chiaro, e non rispettandole si configura o il mancato controllo o l’omissione degli atti di indirizzo; il risultato di ciò è non solo il danno economico, compreso il mancato introito che deriva dai contratti di filiera, ma anche un danno ambientale enorme a cui contribuiscono le discariche che con le esalazioni alterano l’ecosistema”.

Nessuna responsabilità invece a livello regionale? Si vede almeno una luce in fondo al tunnel?

“Le lungaggini dell’Urega, certo. Ma sono convinto che qualcosa sta cambiando: da una parte l’attività di quest’ufficio, dall’altro l’esempio dei comuni che hanno dimostrato che la raccolta differenziata oltre il 50% è possibile, siamo a 100 per ora, spingono gli amministratori siciliani ad avere uno approccio diverso al problema. E forse qualcuno si sta davvero cominciando a preoccupare seriamente”.

 

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