La CGIL siciliana: la rivoluzione industriale 4.0 ha fatto perdere in Sicilia 120 mila posti di lavoro “in tutti i settori tradizionali”, ma l’idea buona può vincere la disoccupazione tecnologica
La Civetta di Minerva, 22 settembre 2017
Non hanno destato preoccupazione i dati forniti dall’ufficio studi della CGIL siciliana: la rivoluzione industriale 4.0 ha fatto perdere in Sicilia 120 mila posti di lavoro “in tutti i settori tradizionali”. Il dato è allarmante ma possiamo soltanto prenderne atto perché è una conseguenza dell’automazione nel ciclo del lavoro. Non varrebbe a nulla distruggere i telai meccanici che tolsero alla fine del 700 tanti posti di lavoro ai tessitori tradizionali dell’industria inglese: il progresso non lo può fermare nessuno. Ne consegue che bisogna trovare forme di lavoro in cui la mano dell’uomo sia essenziale.
Mi son posto il problema e mi son chiesto chi si debba prendere l’onere di elaborare un tale studio. Mi auguro che Confindustria, Confagricoltura, Confartigianato e i sindacati dei lavoratori elaborino delle idee, ma sono enti privati e possono o non possono o non vogliono fare questa beneficenza ai nostri ragazzi e ai cinquantenni che vengono espulsi dal mondo del lavoro. Non resta che l’ente pubblico.
Primo fra tutti dovrebbe essere quella casa di tutti che si chiama Comune. Non sorridete: né la classe politica né la classe dei burocrati saprebbe formulare uno studio approfondito per indicare campi di attività in cui la mano dell’uomo sia indispensabile. Ma un Comune, invece di spendere soldi per il manto erboso di un campo sportivo, può ingaggiare i migliori cervelli del Paese per gli studi di fattibilità.
Siracusa è un paese sul mare, ma abbiamo addirittura fatto chiudere il mercato ittico nel silenzio più assoluto. Siracusa è un paese delle coltivazioni ortofrutticole ma importiamo la bottiglia della salsa o la busta congelata del minestrone. Possiamo per esempio guardare a questi settori tradizionali per trovare fonti di lavoro che richiedano la mano dell’uomo?
Interrogativo: il mare, al di là della pesca tradizionale, potrebbe creare posti di lavoro? Mi viene in mente il sogno di un giovane coltivatore di cozze: noi ne siamo dei grandi importatori anche dalla Spagna e dalla Grecia. Questo straordinario ragazzo che importa e vende cozze mi parlò di un suo sogno: quello di costruire a Siracusa un grandissimo allevamento di cozze a livello industriale. Le cozze crescono abbarbicate su reti che al sopraggiungere di un mare tempestoso vengono sommerse fino a raggiungere la zona di quiete; passata la tempesta riemergono.
Esistono anche gli allevamenti di pesce. Ma pensate quanti dottori in scienze biologiche potrebbero trovare lavoro e quanti giovani diplomati potrebbero lavorare col camice bianco qui a casa loro senza doversene andare in Europa a cercare fortuna. Idem per l’agricoltura: un buon cervello potrebbe indicarci la fattibilità di una filiera che parta dall’orto per finire alla bottiglia della salsa o della busta del minestrone surgelato.
Lo studio è fondamentale: prima viene l’idea, poi viene il capitale che è sempre attratto dalla redditività del suo investimento. Il problema centrale non è la buca su una strada, il problema vero è quello del lavoro. La iattura vera è quando non si provvede né alla buca né all’idea buona per dare spazio ai nostri giovani.
Questo o quello per me pari sono
Siracusa e provincia sono inondate di gigantografie che portano i volti di personaggi che si dicono pronti a fare il deputato regionale. Chiedono il nostro voto; ma si sono dimenticati di dirci con quale partito e con quale lista si candideranno. Fatta eccezione per Marziano e Vinciullo di cui sappiamo fede e partito, tutti gli altri vanno cercando la casella su cui collocarsi.
I nostri personaggi in cerca di autore si giustificano perché oggi, dicono, le ideologie vanno abolite, il che è come abolire la filosofia. Ma, dico io, santo cielo però i programmi non sono stati mai aboliti; almeno che ci dicano in base a quale programma scelgono una lista. Silenzio assoluto; ma che pretendiamo da questi nostri amici: i programmi impongono idee e il pensare. specie per chi non vi è aduso, porta il mal di testa. Pretendiamo che questi cari amici soffrano per noi? Per carità no; si affidano gli uomini delle gigantografie alla lirica e cantano: questo o quello per me pari sono. Purché si mangi.
La musica seria di casa nostra
Qualche giorno fa, con un tocco di bon ton in cui da tempo non mi imbattevo, l’avv. Sergio Spinoso ha organizzato per il suo Rotary Ortigia un bel concerto di musica seria: Bach, Faurè e Mouquet. Nel cortile, quello meno suggestivo di Palazzo Bellomo, hanno suonato due nostre concittadine, Daniela Zirone Politino pianista e Sebastiana Italia flautista. Applausi e richieste di bis a non finire perché sono state veramente brave.
Nello stesso giorno, ma nel cortile di un palazzo storico di via Mirabella, più suggestivo del cortile numero uno del Bellomo, ha suonato un complesso d’archi, tutto di giovanissimi: il più vecchio aveva 16 anni. Il direttore d’orchestra era più grandetto, il loro insegnante prof. Danilo Pistone. Erano i ragazzi della sezione musicale del nostro liceo Gargallo che, guidati dal loro insegnante di violino, si esibivano in concerto; anche qui applausi e richieste di bis a non finire perché questi nostri ragazzi sono stati bravissimi. Nulla da farci invidiare ai ragazzi dell’orchestra giovanile che hanno suonato nel concerto di Boselli.
Lo dico non per un fatto di cronaca, ma per segnalare questi artisti al funzionario, e non al politico, responsabile del turismo qui a Siracusa: i politici passano il funzionario resta. Perché c’è una fetta aristocratica del nostro turismo, quello che va dagli alberghi da quattro stelle in su, che la sera non vuole annoiarsi e che vorrebbe assistere a qualche spettacolo.
Senza tanta spesa potremmo mettere in calendario, non dico tutte le sere ma almeno due volte la settimana da giugno a settembre, dei concerti in alcuni degli stupendi cortili di palazzi nobiliari in Ortigia: valorizzeremmo i nostri artisti, non spenderemmo molto e daremmo intrattenimento ad ospiti danarosi.
Turismo in Estremo Oriente
Per restare in tema di turismo: il nostro vice sindaco va a Tokio a cercare nuove vie di turismo per Siracusa. Considerato che non sarà sindaco perché il suo amico Garozzo ha dichiarato che si ricandiderà per palazzo Vermexio, io mi auguro che il nostro vice sindaco non sia partito da solo e che si sia portato un funzionario del Comune perché i contatti che si prendono debbonodiventare patrimonio dell’Ente, che paga viaggio e spese di vitto e alloggio. Perché, lo ripeto, il politico passa ma il funzionario resta.

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