Selfie e sexting, bambine ‘condividono’ foto ‘hot’

Con la fotocamera di uno smartphone assumono pose sensuali, labbra arricciate, sguardi ammiccanti, alcune mostrano il seno. La diffusione on line è una cuccagna per adulti malintenzionati alla ricerca di immagini pedopornografiche

 

La Civetta di Minerva, 30 giugno 2017

I selfie sono entrati a far parte del nostro mondo, da alcuni anni. Chiunque possegga uno smartphone (e possiamo asserire con relativa certezza che sono ben pochi coloro che non lo hanno), dispone di una fotocamera, spesso dotata di parecchi megapixel e sempre pronta all’uso.

Basta un ‘clic’ per immortalare panorami, volti e persone. E, di frequente, oggetto di questi ‘clic’ siamo noi stessi, tramite uno specchio o tramite la fotocamera frontale. Pose sensuali, labbra arricciate (la famosa duck-face), sguardi ammiccanti, quando si immortala il volto. L’attaccatura del seno o, persino, il petto nudo, quando ci si immortala anche il busto.

Obiettivo del selfie è, per antonomasia, la sua condivisione su un social network. Per acchiappare like e commenti, da una parte; per mostrare al mondo (virtuale) dove siamo, con chi siamo e quanto stiamo bene (difficile, infatti, che si pubblichi una foto con una faccia sfatta o nella quale non si è altamente fotogenici).

I problemi cominciano a porsi quando questi strumenti tecnologici finiscono tra le mani dei preadolescenti o, peggio ancora, dei bambini. Le nuove generazioni padroneggiano i cellulari fin dalla tenera età e sono spesso i genitori a metterli tra le loro mani, per farli giocare e ammansirli. Secondo uno degli ultimi rapporti Eurispes, in collaborazione con il Telefono Azzurro, già prima dei 10 anni i bambini possiedono un telefonino tutto loro o hanno libero accesso a uno smartphone.

È normale, per loro, scattare foto: può dirsi, anzi, che il concetto di selfie si instilli in loro con estrema naturalezza. Inoltre, nati in un’epoca decisamente social, saranno portati sin da subito a condividere le loro immagini e i loro video.

Ma, per quanto non se ne rendano conto, bambini e adolescenti restano prede appetibili sul web da parte di adulti malintenzionati. La diffusione online di selfie e di sexting (i selfie provocanti, nei quali le ragazzine si alzano la maglietta) costituisce una cuccagna per coloro che sono alla ricerca di immagini pedopornografiche.

E vi è di più: come tristi casi di cronaca recente confermano, lo scambio di contenuti hot è una via per il cyberbullismo, laddove si venga presi di mira da insulti o commenti malevoli sul web e si diventi oggetto di una gogna mediatica. Anche inviare foto e video hot a qualcuno di cui ci si fida può non essere una buona idea: una volta immesse in circolazione, si perde l’assoluto controllo su queste immagini.

È preoccupante il fatto che parecchi giovani sottovalutino l’importanza di controllare i contenuti che li riguardano e che circolano in rete: con ingenua disinvoltura condividono senza sosta scatti – più o meno intimi – e video che li ritraggono. È importante, perciò, che i genitori e le scuole li mettano in guardia e abbiano un dialogo franco con loro su ciò che di negativo può esservi, se non si presti adeguata tutela alla propria privacy. Se serve, nei casi più estremi, i genitori potrebbero persino esercitare una sorveglianza sui contenuti condivisi e ricevuti dai propri figli adolescenti: sincronizzare gli smartphone o farsi confidare le password potrebbero essere strumenti utili per intercettare, per tempo, eventuali esperienze negative nelle quali i più giovani potrebbero invischiarsi.   

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