Letizia Lampo: “Curiamo il disagio con metodi alternativi”

Primo Festival di psicologia, bellezza e benessere interiore nell’ex Convento del Ritiro a Siracusa. A settembre il mensile “Filo di ES” del centro di ricerche

[Salvo La Delfa] La Civetta di Minerva, 30 giugno 2017

Si è svolto recentemente, nella sala dell’ex convento del ritiro, il primo Festival d’Estate dedicato alla psicologia, alla bellezza e al benessere interiore. Titolo di questa prima edizione è stato “Le logiche dell’Inconscio in Arte, Cultura e Bellezza”.

Ad organizzare il tutto è stata Letizia Lampo, psicologa e pedagogista clinica, che, insieme ai soci e ai volontari del suo centro (Centro Studi Specialistici Ex Ducere), è riuscita ad animare i quattro giorni del festival con tavole rotonde, dibattiti, incontri, spazi aperti e laboratori, coinvolgendo professionisti del settore provenienti da tutta Italia. Notevole la partecipazione dei cittadini che hanno apprezzato l’iniziativa

Abbiamo incontrato Letizia Lampo per comprendere meglio gli obiettivi del suo centro e i risultati raggiunti con il primo Festival d’Estate.

Letizia perché hai organizzato questo festival?

“Il motivo principale è stato per festeggiare il compleanno del nostro Centro. Il Centro Studi Specialistici (CSS) Ex Ducere ha dieci anni di storia. Abbiamo voluto celebrare questa storia per guardare insieme ciò che è stato fatto finora e per elaborare i nuovi obiettivi”.

Quali sono stati i momenti più importanti dei quattro giorni del Festival?

“Sicuramente le prime due giornate hanno visto la partecipazione di professionisti provenienti da tutta Italia. Il primo giorno è stato dedicato all’espressione dell’inconscio e ai comportamenti patologici. Ci siamo occupati dei problemi legati al comportamento alimentare con l’intervento di Leonardo Mendolicchio, direttore di Villa Miralago a Varese, che ha sottolineato come i disturbi legati all’alimentazione sono collegati a problemi psicologici. Lo stesso giorno è intervenuto anche Giovanni Moruzzi, medico oncologo dell’ASL di Siracusa, che ha trattato l’argomento dell’accompagnamento alla morte e i problemi correlati che derivano essenzialmente al suo rifiuto da parte della nostra società e della nostra cultura. Raffaele Schiavo è intervenuto nelle sue vesti di musicoterapeuta evidenziando come la musica possa avere un ruolo fondamentale per i pazienti in fin di vita. Il secondo giorno abbiamo trattato l’aspetto di come l’inconscio si rilevi nel nostro corpo. Maurizio D’Agostino, psicoterapeuta bioenergetico, ha evidenziato come il corpo sia espressione dell’inconscio e come alcuni atteggiamenti del corpo possono esprimere significati importanti per comprendere noi stessi. Umberto Carmignati, formatore in Costellazioni Familiari, ha trattato il ruolo della nostra storia e del nostro passato sul nostro essere mentre Veronica Spriveri, educatrice, ha affrontato il tema dei bambini e della loro educazione. Il terzo e quarto giorno sono stati essenzialmente laboratori con spazi aperti di Ayerveda, Shiatsu, Reiki, Yoga e Labirinti Interiori per l’arte terapia”.

Da cosa nasce l’idea di fare un festival di questo tipo?

“L’idea principale è quella di mettere al centro non il corpo ma la mente. Tutto ciò che c’è dentro di noi ha delle ripercussioni sulla vita concreta. Stiamo vivendo in un epoca densa di disagio. Tutti ci dicono che dobbiamo essere felici, che dobbiamo essere produttivi ma non sappiamo realmente come raggiungere la felicità e la soddisfazione personale. La necessità di avvicinarsi a queste tecniche deriva da questo disagio”.

Da cosa nasce questo tipo di disagio?

“Dal fatto che non si tiene in giusto conto la mente. Siamo pronti ad occuparci di tutto ciò che riguarda il benessere materiale ma tralasciamo e non dedichiamo tempo al benessere dello spirito. C’è molta solitudine, molto abbandono, molto scoraggiamento. Questo disagio non può essere soddisfatto con i mezzi classici. Si ha bisogno di trovarsi e ritrovarsi come persona e di ritrovarsi nella relazione e nella condivisione con gli altri. Il centro sta ricercando nuove strade con l’obiettivo di risolvere il disagio non da soli ma insieme ad altri. Prima c’era una famiglia che alimentava il bisogno di sostegno reciproco; la famiglia si è disgregata e adesso siamo totalmente isolati. Tutto ciò nonostante i social network che paradossalmente ci stanno isolando ancora di più. E’ necessaria maggiore attenzione su queste problematiche, la malattia mentale e il disagio psicologico non sono purtroppo ancora pienamente riconosciuti”.

Quanto ti è costato organizzar questo festival?

“Sono stati quattro giorni intensi che abbiamo organizzato in sole cinque settimane. Ho avuto un grande aiuto da parte dei miei collaboratori e dei tecnici e professionisti che sono venuti da tutta Italia per partecipare. E’ stato un festival nazionale, con la presenza delle migliori eccellenze in questo settore. E’ costato anche in termini economici ma abbiamo voluto comunque farlo per celebrare la nostra storia e per porci nuovi obiettivi”.

Qual è il bilancio?

“Il bilancio è sicuramente positivo in termini di risultato. C’è stata molta attenzione, molto interesse, molta partecipazione. Il Centro è cresciuto in termini di professionalità, di tecniche e di possibilità per il futuro”.

Il tuo centro si definisce Centro Studi Specialistici. Cosa intendi con questo? Come è nato il tuo centro?

“Il centro è un’associazione di competenze. E’ nato da una idea/progetto mia che ho potuto sviluppare grazie alla collaborazione con Guido Pesci, psicoterapeuta e pedagogista clinico di fama internazionale. Abbiamo iniziato un lavoro di ricerca per permettere all’uomo di venire “fuori” ed è per questo che il centro si chiama “Ex Ducere”, portare fuori. La persona che ha problemi ed ha un disagio non deve essere riempita di conoscenze ma è il contrario, deve tirare fuori quello che sente. E’ un percorso/processo innovativo che non tutti noi desideriamo fare, perché è molto faticoso far emergere i nostri ricordi e il nostro passato. Il processo di ricerca è tirare fuori da noi stessi la nostra individualità che è irripetibile ed unica. In questi dieci anni abbiamo potuto utilizzare tanti strumenti di lavoro acquisendo tante competenze e cercando di trovare risposte a domande di crescita personale”.

Quali sono i prossimi passi?

“Vogliamo pubblicare un periodico su questi temi. Si chiamerà “Il filo di ES” e sarà presentato a settembre. Sarà un mensile che divulgherà le attività che svolgiamo nel nostro centro di ricerca e le novità riguardante il benessere interiore. Porteremo avanti le collaborazioni che si sono avute in questi anni e quelle che il festival ha permesso di creare. Inoltre, a breve presenteremo il libro dal titolo “Bisogna pur mangiare” di Leonardo Mendolicchio a cui noi abbiamo partecipato nella stesura di un capitolo.

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