Leoluca Orlando a Palermo ha preteso che non ci fosse sulla sua lista il simbolo del PD; immaginate la indigestione di Renzi e di tutti gli altri ras locali
La Civetta di Minerva, 30 giugno 2017
La Rai di Palermo si diversifica dalla Rai di Roma. Quella di Palermo ci ha propinato per tre giorni interi, mattina mezzogiorno e sera, lo stesso servizio di osanna per l’elezione di Leoluca Orlando, quella di Roma appena appena la notizia dell’elezione al primo turno. La Rai romana, sempre a proposito di Leoluca Orlando, con ostinazione faceva rimarcare che per la Sicilia bastava il 40 per cento più uno dei voti per la immediata elezione, mentre per il resto del Paese ci voleva il 50 per cento più uno.
La giustificazione: per Rai Palermo l’osanna per Leoluca Orlando può trovare causa nella inflessione inconfondibilmente palermitana dei vari giornalisti, quindi uno spirito campanilistico, per non dire dello stile arabo dei palermitani del pronto schieramento con il vincitore; per la Rai di Roma il “civismo” su cui Leoluca Orlando ha basato la sua lista ed ha condotto la campagna elettorale era ed è inviso ai partiti politici che si sono visti togliere il ruolo di grandi intermediatori del voto degli elettori. Leoluca Orlando col suo “civismo” ha preteso che non ci fosse sulla sua lista il simbolo del PD; immaginate la indigestione di Renzi e di tutti gli altri ras locali. Né il “civismo” può andar bene a un Berlusconi che vede mettere in ombra il ruolo dei partiti nel momento in cui lui sta faticosamente cercando di rilanciare Forza Italia.
Gli elettori non solo a Palermo ma in tutta la Sicilia, e non solo nell’Isola ma nel resto della Penisola, hanno invece premiato il “civismo” che è la scelta dell’uomo aldilà di un partito cui affidare per quattro anni il destino della propria città. E sono fiorite le liste civiche anche nella nostra provincia; e nei rarissimi casi in cui i partiti hanno sfidato gli elettori proponendo una propria lista sono stati sonoramente battuti.
Quando i partiti si appiattiscono per venti anni sulle vicende personali del loro capo come il caso di Forza Italia; quando gli scandali – e che scandali, dalla corruzione all’associazione a delinquere -, quando le continue liti interne, quando le scissioni investono un PD, ma perché l’elettore dovrebbe scegliere uomini con etichetta di partito?
I 5stelle non hanno saputo captare il momento e sono stati clamorosamente puniti dagli elettori: la gaffe di Grillo per la composizione della lista a Genova, la cattiva esperienza amministrativa di una Raggi, la mancanza di uomini di punta della società civile, i volti di ignoti sconosciuti da proporre come sindaci hanno fatto crollare l’orgogliosa sicurezza con cui si erano presentati agli italiani.
In ultimo a proposito sempre di quel “civismo” di cui parla il neo eletto sindaco di Palermo, la gente ha le scatole gonfie dei nomi che impongono i partiti: la cooptazione voluta dal capo-partito che lascia gli stessi uomini per decenni a rappresentare una determinata città, senza dare agli elettori la possibilità della preferenza, ha creato quella irresistibile decisione di non andare a votare. Praticamente c’è stata una ribellione degli elettori.
Noi siciliani, che abbiamo da sempre avuto le intuizioni politiche il cui meglio poi lasciamo inesorabilmente far morire, ci siamo inventati a partire da Cuffaro la formula del ”governo istituzionale” che altro non è che un ”civismo” su scala regionale. Allora si legge che sia stata offerta la candidatura a presidente della Regione al presidente del Senato Grasso che dovrebbe coalizzare tutti i voti dei partiti tradizionali dalla destra alla sinistra.
La scelta dell’uomo non è sbagliata, anche se non ha esperienza di governo, ma la sua dirittura morale ci dovrebbe garantire che non avvenga una crisi di governo regionale perché un Pistorio di turno usa termini da caserma per il Presidente in carica della Regione.

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