“L’interferenza della politica sulla magistratura è un disvalore”

Intervista del direttore della Civetta al leader di Progetto Siracusa avv. Ezechia Reale sui recenti accadimenti alla Procura aretusea. Circa l’ipotesi della corruzione in atti giudiziari: “Il sindaco ha fatto bene a chiedere approfondimenti su alcune sentenze”

La Civetta di Minerva, 2 giugno 2017

Avv. Reale, a distanza di poco tempo dall’ultima decapitazione della Procura di Siracusa, il CSM è intervenuto ancora una volta in provincia di Siracusa per cercare di reintrodurre nell’erogazione della giustizia i livelli di correttezza, terzietà, sereno e disinteressato svolgimento delle indagini che sarebbero stati appannati da comportamenti di singoli magistrati, talora non corretti dai vertici degli uffici. Nonostante il clamore suscitato nell’opinione pubblica, si ha l’impressione che tutto ciò sia avvenuto au dehors de la ville senza che i partiti politici, le forze imprenditoriali, le organizzazioni sociali abbiano tentato un’anamnesi di quanto stava accadendo, incidendo con le proprie valutazioni nel ripristino della “normale” amministrazione della giustizia. A cosa si deve la scelta di stare al di fuori di quanto accadeva e accade, come se le problematiche del giusto processo, specie nei casi in cui esse coinvolgono non solo gli interessi dei singoli ma anche quelli delle istituzioni e quindi dei cittadini, siano problema altro rispetto agli interessi collettivi della provincia?

Credo che i cittadini, singoli od associati, avvertano la necessità di un’istituzione giudiziaria forte ed affidabile ma, al contempo, correttamente, confidano nei meccanismi di controllo interni, che sono espressione di quell’autonomia ed indipendenza senza la quale non si ha istituzione giudiziaria propriamente detta. Credo che la scelta di non intervenire nel merito di vicende che, peraltro, non si conoscono nel loro dettaglio e che coinvolgono la condotta di singoli magistrati sia, in fondo, espressione di fiducia nell’istituzione in quanto tale, a prescindere dalle donne e dagli uomini che in un dato momento storico ne sono espressione. E’ segno di maturità e non di disinteresse; credo infatti che l’interesse collettivo agli sviluppi della vicenda resti, come è giusto, vigile e pronto ad essere partecipe di una problematica che coinvolge certamente la comunità.

Al netto delle valutazioni che possono essere più o meno critiche nei confronti dell’operato dell’attuale amministrazione, allo stato dei fatti il sindaco Garozzo con pochi altri (tra i quali l’onorevole Sofia Amoddio) risulta essere il politico/amministratore più risoluto nel denunciare il clima di pesante condizionamento della vita cittadina dovuto alle situazioni anzidette. Risulta che abbia presentato non poche denunce per attirare su Siracusa l’attenzione dei massimi organismi giudiziari e non ha mostrato codardia nel porre anche forti rilievi sull’attività di alcuni giudici del locale Tribunale. Ritiene che fosse dovere del primo cittadino assumere tali iniziative oppure no? Essendo in gioco la stabilità finanziaria del Comune, non ritiene che abbia agito correttamente?

Ritengo che l’interferenza della politica sull’azione della magistratura sia sempre un disvalore e produca l’effetto, anche involontario, di spingere la valutazione di tali azioni in un’ottica di parte tipica della politica. E’ necessario, invece, che l’azione della magistratura penale non solo resti assolutamente indipendente ma appaia anche tale, e che non sia mai soggetta a condizionamenti esterni, siano esse anche invocazioni o anticipazioni, tanto più in un sistema di garanzie forti come quello previsto dal nostro rito processuale.

Diverso, però, è il richiamo, giusto, del Sindaco – una volta reso noto il possibile coinvolgimento di alcuni importanti magistrati amministrativi e di alcuni avvocati in un giro di odiosa compravendita delle decisioni giudiziarie – all’approfondimento anche delle dinamiche che hanno condotto a decisioni che hanno interessato negativamente, da un punto di vista finanziario, il Comune di Siracusa e nelle quali quei magistrati e quegli avvocati hanno avuto un ruolo. Credo che, oggi, ogni cittadino o istituzione che abbia ricevuto una risposta giudiziaria insoddisfacente dalla magistratura amministrativa sia legittimato a chiedere che ne vengano chiarite le dinamiche; penso, ad esempio, ad analoghe perplessità subito sollevate dall’on. Gianni sulla nota decisione di rinnovare parzialmente le elezioni regionali.

E’ normale che l’immagine oggi offuscata di alcuni prestigiosi magistrati amministrativi induca le persone alla diffidenza nei confronti delle decisioni che provengono da tali organi. Ma, anche in questo caso, credo comunque che siano indispensabili azioni istituzionali idonee a restituire prestigio alle istituzioni violate il cui servizio, a prescindere da singole infedeltà, resta prezioso per la comunità.

Le indagini della Procura di Roma sulla “corruzione in atti giudiziari” stanno portando alla luce situazioni che, se provate, dovrebbero preoccupare le istituzioni locali e il mondo della sana imprenditoria. Anche stavolta gli articoli coraggiosi dei giornalisti Trocchia e Fittipaldi sull’Espresso avrebbero dovuto indurre a riflessioni condivise e pubblicamente espresse. Non ritiene che questo silenzio finisca per alimentare i populismi e i sommari processi sui social, che allontanano ulteriormente dalle urne i cittadini onesti?

Credo che una parte della risposta sia già contenuta in quelle precedenti. Posso aggiungere che la diffusione di notizie, che riguardano indagini in corso prima che possano esserne accertate verità e consistenza, sia a sua volta alimento del populismo che, infatti, ne fa largo uso. Le informazioni che filtrano dai corridoi delle Procure della Repubblica non sono notizie, semmai possono essere spunti per un’autonoma inchiesta giornalistica tesa autonomamente ad accertare i fatti oggetto di indagine. Non credo che istituzioni ed imprenditori debbano istruire procedimenti sommari sulla base di quelle informazioni parziali. Credo sia doveroso prendere posizione quando si abbia ragionevole certezza dell’esistenza di un fatto, sia esso penalmente o politicamente rilevante.

Valgano per tutti i casi Gemelli e Crocetta – Borsellino: informazioni di corridoio che si sono rivelate con il tempo fake news (e se non erro provengono dallo stesso, pur prestigioso, gruppo editorial che lei ha prima citato).

Negli ultimi anni si è accentuato in questa città un clima di sospetto generalizzato, che ha indotto alcuni a far politica con il registratore in mano. Il fenomeno, se da una parte ha prodotto risultati positivi consentendo di far luce su episodi inquietanti della cattiva amministrazione, dall’altra ha ammorbato l’articolazione delle relazioni politiche e umane inceppando l’attività delle amministrazioni. Qualcuno, scherzando, dice che nel kit del futuro eletto siracusano in qualsiasi consesso ci saranno sensibilissimi strumenti di registrazione delle conversazioni private, in modo che tutti registrino tutti. Non temono i partiti che tutto questo conduca a uno svilimento ulteriore della politica, che già non gode di grande fiducia?

Non è un timore, è una certezza. L’agire politico, che dovrebbe essere alto e puro, oggi è visto come sinonimo di cattiva condotta. Se lei, però, si riferisce implicitamente a Simona Princiotta io voglio dirle che, secondo me, Simona ha sbagliato perché ha avvelenato quegli stessi pozzi, le istituzioni democratiche, nei quali tutti noi, lei compresa, dobbiamo continuare per il bene comune ad abbeverarci. Ma il suo agire, forse disordinato ed a volte giudicato eccessivo, è la giustificabile reazione, da un lato a quello che certamente le è apparso un muro di gomma innalzato intorno alle sue denunzie, volontariamente o meno, da tutte le istituzioni interessate ed anche da quello che era all’epoca il suo partito di appartenenza, il PD. Muro talmente resistente che, ancora oggi, sul merito delle sue accuse continua a non parlarsi né in ambito politico, né giudiziario. E, dall’altro, una comprensibile risposta alla violenta campagna di delegittimazione personale, passata anche attraverso la violenza fisica e le odiose accuse sessiste, sulla quale mi pare che non sia stata fatta alcuna chiarezza. Il bene delle istituzioni, come sempre, va affidato ai suoi custodi migliori, i cittadini, che spero sapranno scegliere e distinguere nelle urne coloro che sono in grado di rappresentarli e curarne gli interessi collettivi, possibilmente diffidando dalle vane promesse ma anche dalle urla.

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