“Rappresentare la Sicilia come irredimibile offende la realtà”

L’on. Marika Di Marco: “Al di là dei limiti evidenti, Crocetta ha costruito una transizione a una fase di rigenerazione. Spero che il PD sappia interpretarla per la prossima legislatura ma non so se ne sarà capace”

 

 

La Civetta di Minerva, 7 aprile 2017

Marika Cirone Di Marco, una vita spesa in politica e per la politica. Ultimo incarico quello di consigliera regionale, che in Sicilia ha lo status di deputato.

Marika, dagli scranni dell’Ars si ha la percezione di una sorta di inutilità a governare la Sicilia? Siamo primi nelle peggiori classifiche, e non tutte le responsabilità si possono addurre ai Savoia o a Garibaldi o ai Borboni. Che ne pensi?

Si ha, questo sì, la prova provata della durezza dei problemi che attanagliano l’isola come anche delle sue grandi potenzialità e dei traguardi raggiunti. Rappresentare la Sicilia sciascianamente come irredimibile fa audience e conquista un titolo in prima pagina, ma offende la realtà: la Sicilia combatte, non si arrende, nonostante la crisi conclamata del sistema politico e la debolezza del sistema imprenditoriale .

In questa legislatura regionale, nata all’insegna di una coalizione e un governo minoritari, percorsi da frequenti divisioni e contrasti, in alcuni settori è stata invertita la tendenza negativa consolidatasi in anni di scelte inadeguate. Ignorare alcuni risultati, come possono  essere interessate a fare l’opposizione e la sua numerosa corte di seguaci, non è consentito a chi ha a cuore la possibile risoluzione dei problemi: sui problemi  bisogna confrontarsi momento per momento per abbattere resistenze e individuare percorsi virtuosi.

Seppure parziali, non si può ignorare che sono stati raggiunti risultati significativi come l’equilibrio di bilancio ottenuto nel 2016, la riduzione della spesa pubblica e dei costi della politica, l’aggressione a sacche di privilegio e clientela, l’incremento delle presenze turistiche con l’implementazione dei trasporti, la definizione della nuova rete ospedaliera e della conseguente dotazione organica, l’approvazione dell’attesissimo piano di integrazione dei servizi socio assistenziali e sanitari, il piano della qualità dell’aria già approvato dalla Giunta regionale, la certificazione del 96% della spesa del PO FESR 2007/ 2013 e la pubblicazione di una buona parte dei bandi della programmazione 2014/2020, che stanno mettendo in campo una mole di risorse finanziarie mai viste prima.

Va tutto bene allora? No, per nulla, unisco le mie preoccupazioni e critiche alle tante che vengono mosse al Governo reg., ma non mi allineo al clima disfattista che serpeggia nell’aria, foriero di grandi guai per la nostra terra .           

Fosti eletta nelle lista del Presidente. Crocetta fu per tantissimi una speranza. Oggi possiamo dire malriposta?

Crocetta è stata la risposta che l’elettorato siciliano ha dato dopo avere subito le devastanti e infamanti gestioni degli ultimi suoi due predecessori  e questo non va dimenticato perché, pur nei suoi limiti evidenti, ha costruito la possibilità concreta di una transizione ad una fase di rigenerazione: è questa la valutazione che il PD deve sapere interpretare per la prossima legislatura e non so se ne sarà capace.

Esiste a tuo avviso una ricetta magica per governare la Sicilia? Perché pare che di questo abbia bisogno l’Isola.

Non ci sono ricette in politica, tanto meno magiche. C’è un modo complicato, sperimentato dalle classi dirigenti capaci e mature, basato su ascolto e dialogo, nel quale prevale la lettura severa della realtà e del gioco delle forze politiche, sociali e culturali che vi si muovono .

Il ruolo dei dirigenti regionali, specie di Gran Visir nella gestione funzionale, è di grande ostacolo, come sembra, nella realizzazione di programmi innovativi?

Compito immane, quello dei dirigenti regionali, alle prese con un coacervo di norme europee, nazionali, regionali che si sovrappongono le une alle altre e tra le cui pieghe si nascondono interpretazioni discutibili. Alcuni si acquattano dietro il potere politico, altri, pochi, esercitano il loro mandato in autonomia, interpretando al meglio il loro ruolo.

Ne ho conosciuti di bravi e motivati e non ho lesinato apprezzamenti. Alcuni li ho combattuti come quelli impegnati in settori delicati come Beni Culturali, Urbanistica, Acqua e rifiuti.

Sia la destra che la sinistra si sono succeduti nel governo dell’isola. Il risultato è comunque penoso. Non sarebbe meglio rinunciare allo Statuto?

La “gilettizzazione” della politica siciliana è una delle forme più sofisticate di disinformazione operate dalla televisione pubblica, utile per fare cassa ma non per offrire una visione corretta e, come ho detto, non offro il fianco. Credo che l’opinione pubblica più avvertita sappia discernere tra  scelte dei governi ventennali di destra e quelle del quinquennale governo Crocetta e al di là del giudizio critico su Crocetta non metta destra e sinistra sullo stesso piano, neanche in presenza di questo gran concerto populista e antigovernativo orchestrato da più parti. Quanto allo Statuto autonomistico, ho sostenuto in più sedi che in questa legislatura andava rivisitato per ridargli fiducia e vigore e ho sperato che se il popolo italiano avesse approvato  con il referendum la Riforma Costituzionale vi si potesse mettere mano. La bocciatura della Riforma Costituzionale ha rinviato sine die la sua urgente rivisitazione, rinverdendo le volontà di quanti vogliono tenerlo così come è, condannandolo a una sempre più evidente residualità.

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