La rada di Augusta un cimitero di navi sotto sequestro giudiziario

Non si risolvono nemmeno le lacune organizzative denunciate dagli operatori. Intollerabile disattenzione verso un Porto che aspira ad essere il crocevia dei traffici del sud-est Sicilia

 

La Civetta di Minerva, 24 marzo 2017

Tempo fa, su questo giornale, denunciammo l’anomalia presente nel nostro porto costituita dal fatto che esso e le sue banchine siano diventate un luogo di sosta a tempo indeterminato (?) per ferrovecchi e navi/attrezzature alla “deriva” che mutilano la operatività portuale.

In concreto: l’“Aelos Kenteris”, della compagnia greca Nel Lines, un traghetto veloce, che doveva iniziare un collegamento con Malta, arrivato il 9 giugno, è ormeggiato alla banchina ro-ro e posto  sotto sequestro, giganteggia con il suo profilo sonnolento in attesa di decisioni che tardano a venire e intanto occupa un lato del pontile; la Oruc Reis”, rinfusiera da 32 mila tonnellate con a bordo alluminio e rottami di ferro, arrivata a fine agosto  e ormeggiata nel porto commerciale banchina itsa  dove occupa due posizioni altrimenti operative; è anch’essa  sotto sequestro. Oggi l’unica novità che osserviamo (vedi foto) è che la ferraglia dalla nave è stata depositata in banchina: quei mucchi di ferraglia che si vedono lungo la banchina dove la nave è ormeggiata sono il carico che è stato sbarcato e che ancora non si sa quando e su quale altra nave verrà reimbarcato, tutto ciò mentre la piattaforma di trivellazione, la “Noble Homer Ferrington”, arrivata per lavori il 14 ottobre del 2014, è ormeggiata alla banchina e resta ferma e inoperosa.

Come pure al loro posto restano le carrette semiaffondate nella rada che continuano a liquefarsi spandendo i propri residui nel porto megarese senza che l’Autorità portuale decida sulla loro rimozione mantenendo la ricca cassa depositata in banca pronta per saldare i debiti dello scalo catanese.

Permangono, inalterate, le deficienze organizzative più volte denunciate dagli operatori quali la carenza di personale nella Capitaneria di Porto, che determina  pesanti ripercussioni sull’utenza anche a causa della poca disponibilità al massivo utilizzo delle procedure informatiche; l’Ufficio della Polizia di Frontiera, ubicato presso il Porto Commerciale, lontano  dalla città  dove hanno sede tutte le Agenzie Marittime e dove avviene materialmente la movimentazione delle persone, il che  comporta  un ingiustificato aumento dei costi con il risultato che i cambi equipaggio sono effettuati solo quando non sono rinviabili e che riduce sensibilmente il numero di marittimi che visitano la città, con ricadute negative su tutta la filiera delle imprese di servizio; l’ubicazione della Agenzia delle Dogane trasferita per intero  presso il porto commerciale – che determina un ulteriore aumento dei costi dei servizi, mentre sarebbe stato utile che l’ufficio principale fosse rimasto nel centro abitato trasferendo nel porto commerciale solo un presidio.

Complessità burocratica ed una inadeguata organizzazione della pubblica amministrazione, che concorrono a determinare una drastica riduzione delle attività economiche connesse ridimensionandone la competitività e il volume di affari.

L’ulteriore serie di carenze tecniche e strutturali (potenziamento dell’impianto antincendio fisso del porto, mancata attivazione di una squadra di pronto intervento, limitata manutenzione, mancanza di parcheggi di smistamento e pre-imbarco per rotabili ed automobili a servizio del traffico traghetti, nonché  idonei locali di cortesia per accoglienza degli autisti dei tir,  carenza  di impianti di messa a terra per ogni posto di attracco ne esistono solo due, peraltro allestiti da privati -, scarsa manutenzione  della nuova darsena e del suo specchio acqueo,  mancata  riorganizzazione dei posti di ormeggio e degli spazi), fanno da corredo a una non più sopportabile disattenzione verso un Porto che aspira ad essere il crocevia dei traffici della Sicilia Orientale.

Tutto ciò non dipende da Delrio o da Crocetta, dobbiamo intervenire rapidamente o avrà buon gioco chi chiede lo spostamento della sede della autorità di sistema a Catania, visto che di fronte a tanta insipienza le autorità preposte preferiscono agitare il campanilismo invece dell’efficienza e della capacità organizzativa. Staremo a vedere se si muoverà qualcosa. O continueremo a prendercela col destino cinico e baro?

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