Invalidità negata a vecchietta con più patologie

La donna di 84 anni, malferma sulle gambe, spesso cade. E ormai si scorda quello che sta dicendo mentre lo dice. Bocciata alla visita! Lo Stato deve risparmiare e lo fa sempre sulla pelle dei più deboli

 

La Civetta di Minerva, 10 marzo 2017

“Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni animali sono più uguali degli altri”, sono le parole di George Orwell nella sua Fattoria degli Animali che vengono in mente quando, la domenica guardando Giletti su RAI 1, si sente parlare di vitalizi di milioni di euro concessi a gente che per brevissimi periodi ha avuto la fortuna di far parte di un governo italiano di qualsiasi colore o tipologia o quando si sente parlare di falsi invalidi e poi immediatamente dopo si ascolta la notizia di un omicidio-suicidio perpetrato da un anziano disperato che prima ha ucciso la moglie e la figlia gravemente invalida e poi si è tolto la vita.

Orwell aveva ragione: alcuni animali sono più uguali degli altri! È il caso di un’anziana signora che, malata da tempo di un disturbo neurologico, conosciuto come disturbo bipolare, un giorno resta vedova e quindi priva di una compagnia che possa prendersi, amorevolmente e gratuitamente, cura di lei. L’esigua pensione di reversibilità del marito le permette appena di vivere dignitosamente, pagandosi le costose visite neurologiche e le cure necessarie alla sua patologia. Nel 2010 circa, a seguito di richiesta, all’età di 77 anni, le viene riconosciuta l’indennità di invalidità con la clausola di revisione dopo due anni. E fin qui nulla di strano: prassi normale.

Senonché dopo due anni, alla visita di revisione, l’invalidità le viene revocata. Paradossalmente a 77 anni la si riconosce invalida e a 79, quando l’età è avanzata e le condizioni di salute sono e stanno lentamente peggiorando, l’invalidità le viene revocata. Che strano! Comincia così l’iter, il calvario si dovrebbe dire, di questa anziana signora. Non più in grado di pagare una persona che la assista né di andare a vivere in una casa di riposo, nella quale si accede solo se si ha una pensione di almeno 1200€, torna a vivere sola. Ma nel frattempo l’età non si ferma e le condizioni di salute precipitano.

I figli ripresentano la domanda per ottenere l’indennità di invalidità, poche centinaia di euro in più che le consentirebbero di avere un’assistenza h24, ma le viene nuovamente negata all’età di 81 anni. Come è possibile che in Italia ci siano tanti falsi invalidi, quando a una donna realmente tale viene negato ripetutamente questo riconoscimento? Intanto giungono strane chiacchiere da bar: bisogna oliare la macchina, rivolgersi al medico giusto, avere la fortuna di passare la visita con la commissione più permissiva. Ma l’invalidità non è una condizione oggettiva, come stabilito dall’OMS nel DSM10? A quanto pare no! Trattasi di condizione riconosciuta a coloro che si possono permettere di pagare il medico giusto!

Le condizioni di salute dell’anziana signora continuano ad evolversi in negativo: più volte mentre cammina le cedono le gambe e rischia di cadere. Una mattina una nipote la trova con il viso insanguinato: durante la notte, alzatasi per andare in bagno, è caduta battendo la testa, e stordita è tornata a letto. Un altro giorno cade mentre va ad aprire la porta e solo il pronto intervento della vicina le evita conseguenze negative. Inoltre vivendo sola diventa facile preda di imbroglioni di qualsiasi sorta. Più di una volta il tempestivo intervento dei familiari sventa una frode. Insomma le condizioni mentali e fisiche sono in caduta libera.

Nonostante ciò la signora riesce ancora a far di conto, sa che giorno è e chi è il presidente della repubblica e ad una visita per ottenere l’invalidità verrebbe sicuramente bocciata. Come se queste nozioni, spesso inutili nella vita di tutti i giorni, fossero fondamentali per essere autonomi. Poco importa se poi non riesca ad alzarsi da una sedia con abbastanza velocità da non urinarsi addosso o se si dimentichi di prendere le medicine o le prenda due volte, perché non ricorda di averlo già fatto, o se non riesca ad andare a fare la spesa. Certo i 10 minuti in cui la commissione la visita non testimoniano questi penosi episodi di vita quotidiana.

Parte così una nuova richiesta di invalidità: altri medici, altre visite, la richiesta di una parcella in nero pari a quattro mensilità dell’indennità di invalidità nel momento in cui la stessa venisse riconosciuta. E in attesa della visita la signora cade di nuovo. Questa volta resta un’intera mattina accasciata sul pavimento del suo bagno prima che la figlia, passando a trovarla, di ritorno dal lavoro, la soccorra. Nuovamente Pronto Soccorso! E le condizioni peggiorano! Adesso la signora si scorda anche quello che sta dicendo mentre lo dice.

Dovrebbe essere sufficiente ad avere l’invalidità ma visitata per 10 minuti dalla commissione ottiene solo la 104/92 senza alcun beneficio economico. E intanto è divenuto impossibile lasciarla sola. La speranza è che l’anziana signora non muoia prima che le venga riconosciuto il diritto a vivere in modo dignitoso e confortevole gli ultimi anni della sua vita. Perché lo Stato italiano deve risparmiare e lo fa sempre sulla pelle dei più deboli, negando un’indennità di invalidità di 500€ a una donna di ormai 84 anni non più autonoma, mentre centinaia di falsi invalidi, grazie a medici conniventi, furbetti del cartellino, politici, o eredi di politici, con vitalizi cospicui continuano a prosciugare le sue casse.

E’ proprio vero! “Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni animali sono più uguali degli altri”!

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