Il direttore della Civetta: “Non abbiamo nulla contro di lei”

“Se dovesse risolvere i problemi di Augusta gliene daremo atto”,Del prof. Totis ho sempre apprezzato competenza in molti ambiti e l’onestà intellettuale”, “La Civetta non fa cronaca ma approfondimenti, quindi opina e valuta” 

La Civetta di Minerva, 10 marzo 2017

Preg.ma Sindaca, strana lettera aperta la Sua, mai inviata all’indirizzo di posta elettronica della Civetta e pubblicata invece sulla Sua pagina facebook. Tecnicamente non è un diritto di replica, normato dalla legge sulla stampa n. 47 del ’48, all’art. 8, che peraltro – secondo le più recenti modifiche – dovrebbe essere contenuto entro trenta righe di una colonna del giornale, anziché nelle Sue trecento, ma ho deciso di riportarla per intero perché convengo con il parere di Franco Abruzzo, storico presidente dell’Ordine dei Giornalisti in Lombardia, secondo il quale si ha “il diritto alla pubblicazione di dichiarazioni o rettifiche ai soggetti di cui siano state pubblicate immagini o ai quali siano stati attribuiti atti o pensieri o affermazioni da essi ritenuti lesivi della loro dignità o contrari a verità, sulla base del loro personale sentire, indipendentemente dal fatto che lesione della dignità effettivamente vi sia stata”; e con lui concordo anche che “la pubblicazione della <verità altra> garantisce una dialettica nell’ambito del sistema d’informazione”.

Innanzitutto ho il dovere di informarLa che il prof. Totis non si è inventato giornalista dopo aver perso le elezioni amministrative. Egli scrive nella Civetta fin dalla sua fondazione, nel 2009. Quando si candidò a sindaco ci inviò una lettera, da noi pubblicata, in cui annunciava la cessazione del rapporto proprio per l’incompatibilità con il suo nuovo percorso. Subito dopo le elezioni, non essendoci più questa incompatibilità, ha ripreso la sua collaborazione, di cui questo direttore apprezza la competenza su molti problemi e una non comune onestà intellettuale. Onestà che ha mantenuto in tutte le interviste agli assessori della Sua giunta. Affermare, come Lei fa, che è stata una scelta infelice aver “impiegato del tempo prezioso a rilasciare interviste ad un soggetto che, per la sua collocazione politica e la recente sconfitta elettorale, doveva far sorgere pesanti dubbi sulla obiettività delle notizie riportate” fa sorridere: sottende una graziosa concessione della Sua giunta nell’essersi confrontata col giornale e non invece, come dovrebbe essere, un corretto rapporto tra chi governa e la stampa che valuta e opina. E’ stato come dire che da Michele Santoro o Lilli Gruber, già parlamentari europei, non dovrebbero accettare di essere ospiti esponenti politici dei partiti avversi a quello nelle cui liste i due giornalisti erano stati eletti.

Sono centinaia i giornalisti ex sindaci e candidati a sindaco che non ce l’hanno fatta o deputati che dopo l’esperienza parlamentare sono tornati alla vecchia passione. Chissà, forse ce n’è qualcuno anche nei Cinquestelle.

Sui contenuti dell’articolo “incriminato” a me, che l’ho letto titolato e pubblicato, sono sembrati opinioni critiche, seppure talora pungenti, perfettamente legittime se solo si voglia distinguere tra la cronaca (il racconto dei fatti che avvengono giorno per giorno, inadatto a un quindicinale) e la valutazione complessiva su un’amministrazione, che – per quanto ci si sforzi di essere obiettivi – non può prescindere dalla propria cultura politica. Se Lei avesse ragione nel suo giudizio tranciante, tre quarti dei giornali italiani (ma non solo dei giornali cartacei, anche degli on line, dei social e dei blog, compreso quello del M5S, che non brilla per continenza verbale nei confronti del governo e dei suoi ministri) dovrebbero finire alla sbarra.

E, a proposito di sbarra, ho notato qua e là nella Sua lettera strisciare un’ipotesi di deferimento alla magistratura. Ne avrei rammarico, specie se si considera che più volte le nostre inchieste si sono incrociate con quelle del M5S di Siracusa, dal cui deputato regionale Stefano Zito abbiamo ricevuto pubblicamente i complimenti. Rammarico, dicevo, non paura. Se dovessimo avere paura di tutti quelli che ci hanno denunciato o minacciato di farlo, o di quelli che ci hanno fatto trovare sul cofano dell’auto grandi sacchi di rifiuti e sotto le spazzole il nostro giornale ripiegato, o dei graziosi avvertimenti da ambienti malavitosi, ci limiteremmo a scrivere delle sagre paesane o delle buche nelle strade o, meglio, avremmo già chiuso il giornale da anni. Le ricordo che subito dopo la nostra inchiesta sulla Procura di Siracusa fummo denunciati per diffamazione contemporaneamente da 18 persone, alcune delle quali di Augusta: il PM chiese l’archiviazione, i 18 presentarono ricorso e il Gip di Messina sentenziò che non c’era stata alcuna diffamazione. Le ricordo anche che grava su di noi una richiesta di risarcimento danni per 5 milioni di euro, presentata dal pm Maurizio Musco, recentemente condannato dalla Cassazione per abuso d’ufficio e poi, in primo grado, dal Tribunale di Messina per tentata concussione. Non abbiamo indossato i pannoloni, siamo andati avanti com’è costume di questa testata, finanziata dagli stessi giornalisti che decurtano mese per mese i loro stipendi e le loro pensioni per propugnare un progetto di legalità. Quindi, se ha intenzione di denunciarci affronteremo con serenità questo ulteriore travaglio.     

Ritornando all’articolo “incriminato” ho chiesto e ottenuto dei chiarimenti dal preside Totis, che pubblico anch’essi nella speranza che questa “querelle” si chiuda e si ritorni al corretto rapporto di pari dignità che deve esistere tra chi amministra e chi esterna sulla stampa il proprio pensiero, anche se difforme rispetto ai desideri di sindaco e assessori. La Civetta non è contro di Lei, anzi si augura che, pur nelle difficoltà di bilancio e carenze di personale, la Sua giunta possa risolvere alcuni grandi problemi di Augusta. Se lo farà, gliene daremo atto. Se non riuscisse a farlo, analizzeremo il perché e il per come, magari per conto nostro senza doni di interviste dall’alto dei cieli. Cordialità, il direttore della Civetta.   

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