Secondo Legambiente, il business di alimenti taroccati arriva a fatturare 60 miliardi di euro. La soluzione potrebbe essere anche quella di andare a comprare direttamente dal produttore
La Civetta di Minerva, 10 marzo 2017
In queste nostre calamitose giornate anche nutrirsi è diventato problematico. Oggi tutto è manipolato all’insegna smodata del guadagno. Ci sono sul mercato alimenti “inventati” col nome di prodotti dei quali non hanno nulla.
Esistono schiere di malfattori che avvelenano la nostra mensa. Il grido d’allarme è partito da Legambiente e dal Movimento a difesa del cittadino i quali hanno assodato che in un anno sono stati sequestrati la bazzecola di 30 milioni di chili di prodotti truffaldini, e che il business di alimenti taroccati arriva a fatturare 60 miliardi di euro. Un esempio di prodotto “inventato”: l’aranciata senza arancia. C’è voluto il paradosso di un decreto per imporre (virtualmente) che nel prodotto sia presente almeno una percentuale di arancia vera. Non interamente arancia, ma almeno una percentuale. Mancava solo nel decreto che ci fossero le scuse per 1’intrusione.
Esempi ce ne sono a josa. Il doppio concentrato di pomodoro spacciato con falsa produzione italiana, contraffazioni di vini DOC, di prodotti IGP e STG, olio d’oliva lampante (non commestibile) e “deodorato” venduto come extravergine, l’illecita denominazione di Amarone e Valpolicella, la mozzarella falsa di bufala, per arrivare perfino al panettone e alla colomba pasquale.
Legambiente documenta tutto questo, a chiare lettere. E tuona chiedendo pene più severe. Ma intanto? La soluzione potrebbe essere quella di andare a comprare all’origine: il latte e la ricotta direttamente alla “mànnira”, la verdura dall’ortolano “fai da te”, il pane di grano duro alla masseria con forno a legna, il vino e l’olio all’azienda di persone notoriamente affidabili al disopra di ogni sospetto, le uova dall’allevatore di galline ruspanti… I più fortunati potrebbero realizzare un orticello “pro domo sua”. Dice: “Prima di acquistare controllate le etichette”. Viene da ridere. Perché non ci vuole molto, come già succede, taroccare anche le etichette. In ogni caso, forse non rimane che raccomandarsi alla propria buona sorte.
Ma soprattutto, seriamente, fare affidamento sul quotidiano lavoro dei NAS e sulla loro solerzia. Sono loro i veri paladini che ci sono rimasti a difesa della nostra salute. Inasprire le pene per gli avvelenatori? Certo. Ma realisticamente è urgente potenziare sempre di più i NAS perché possano proficuamente operare a tappeto e in profondità. Specialmente coi prodotti che arrivano dall’estero.

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