Proposta di legge appoggiata da tutti i gruppi parlamentari apre una nuova battaglia per garantire la libertà e ripristinare l’etica della responsabilità
La Civetta di Minerva, 24 febbraio 2017
E’ stata presentata in questi giorni in Senato da Adele Gambaro – ex Cinque stelle, espulsa dal Movimento, con voto online, per aver criticato Grillo e la sua aggressività mediatica – una proposta di legge avente per oggetto Disposizioni per prevenire la manipolazione dell’informazione online, garantire la trasparenza sul web e incentivare l’alfabetizzazione mediatica. La proposta, che conta una partecipazione trasversale in tutti i gruppi parlamentari, prevede una multa per chi diffonde notizie false su social o in siti “non espressione di giornalismo online”, e contrasta l’anonimato obbligando i gestori delle piattaforme informatiche di monitorare costantemente i contenuti che circolano al loro interno. “Una battaglia a tutela dei cittadini che non deve lasciare fuori nessuno”, ha detto Gambaro. “Il provvedimento che ho presentato è un primo passo per aprire un dibattito più ampio che non riguardi solo il mondo politico, ma tutti gli attori della società civile. Non vogliamo mettere un bavaglio al web né sceriffi, ma normare quello che è diffuso e non ha regole”.
È sicuramente una iniziativa opportuna ma pericolosa, se non ben articolata e limitata alle notizie palesemente false e manipolatrici e che tuteli la libera espressione delle opinioni, comunque espresse; resta comunque un nodo serissimo da sciogliere, a cui il disegno di legge tenta di porre rimedio. Il fenomeno delle notizie false e della diffusione dei falsi profili, come è noto, è esploso fino al punto da diventare una vera minaccia sociale e per la democrazia, per il ruolo che può svolgere nei liberi convincimenti politici delle persone o rispetto ai comportamenti individuali come nel caso dei vaccini.
Si potrebbe affermare che nel nostro tempo si stia imponendo una neo-ideologia che genera inquietudine: quella dell’irresponsabilità. Citando Max Weber. si può affermare che è necessario garantire un’etica della responsabilità che dovrebbe risultare indissolubile dalla politica, a dispetto di quanto strillano in maniera strumentale gli ideologi dell’irresponsabilità, non è censura, né moralismo; oggi è una battaglia di civiltà. Sia che siano ”cattivi maestri” o ispiratori o manipolatori, costoro incoraggiano azioni, processi e tendenze di cui rifiutano di valutare le conseguenze e le implicazioni, sia che si tratti di effetti di natura finanziaria, di diffusione di mode autolesionistiche o di barbarie nella politica e nei rapporti umani.
In questo clima politico nel quale la ragionevolezza sembra perduta, dove spopolano l’urlo, l’esasperazione, la sparata e, soprattutto, la creazione del nemico, proliferano la circolazione di falsità e “bufale” efake veicolati attraverso la propaganda o i molteplici trolls che immettono nella discussione pubblica e nello svolgimento del processo elettorale elementi non veritieri, spesso capaci di incidere in maniera anche significativa sulla scelta di voto di alcuni cittadini.
Già nel Novecento si scriveva sulla creazione, da parte dei mezzi di comunicazione di massa, di uno “pseudo-ambiente” quale dimensione parallela che si prestava alla manipolazione dell’opinione pubblica; e, successivamente, negli anni Sessanta, quando si denunciavano i mezzi più sofisticati della propaganda che disorientavano le persone, mescolando fatti a pseudo notizie create appositamente o volutamente falsificate.
Ormai la militanza di partito è stata rimpiazzata da una sorta di tifoseria politica amplificata dalla diffusione dei social, dove insieme a una marea di sciocchezze, affermazioni misogine o razziste ed esaltazioni del bullismo, circola materiale pornografico o a sfondo sessuale che abbandona l’uso privato e finisce sul Web. Si pone, quindi, come non più rinviabilela problematica della responsabilità di ciascuno di noi e va posta la questione dell’assunzione del dovere morale e della sanzionabilità deicomportamenti rispetto alle conseguenze del proprio operato da parte di chi ricopre un ruolo pubblico rilevante o è il padrone delle piattaforme. Ben venga, quindi, l’iniziativa parlamentare se riuscirà a fermare la deriva dell’incultura e della manipolazione mediatica dell’informazione. Per chi volesse sottoscrivere un appello in tal senso basta collegarsi al sito: https://www.bastabufale.it

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