Era inevitabile che l’immobile, senza adeguata protezione dai marosi, venisse distrutta. Alla Procura fare chiarezza e accertare eventuali responsabilità
La Civetta di Minerva, 24 febbraio 2017
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Riserva Orientata Fiume Ciane e Saline di Siracusa. Era l’anno 2006 quando l’impresa appaltatrice Edil Sud – si leggeva nel cartellone a ridosso del Faro Calderini, all’ingresso Sud delle Saline, nell’ambito del POR Sicilia 2000-2006 – Misura 1.11 – eseguiva i “Lavori di riqualificazione ambientale dell’area delle Saline di Siracusa Zona A e realizzazione della Via del sale”. Importo dei lavori: € 259.117,35. Ente gestore: Provincia Regionale di Siracusa.
L’intervento comprendeva il recupero delle tre costruzioni presenti nell’area ed in particolare la ristrutturazione della “Casa del sale”.
Al termine dei lavori – svolti piuttosto sollecitamente – ogni fabbricato risultava dotato di una copertura in coppi, sostenuta da una magnifica struttura con travi in legno lamellare a vista, pavimenti in cotto, intonaci interni ed esterni completi di tonachina colorata, bagni (ben cinque nella “Casa del sale”) completamente piastrellati, impianto idraulico ed elettrico (ma solo tubi e cassette, niente fili elettrici), vani di porte e finestre delimitati da lastre in pietra di Comiso, e cordolo perimetrale con lastre della medesima pietra.
Niente infissi (interni ed esterni), niente sanitari, nessuna “Via del sale”, (la preesistente, quella realizzata intorno al 1600 sul cordolo litoraneo a servizio delle saline, era già andata parzialmente perduta per l’azione –colpevolmente incontrastata – dei marosi.
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Purtroppo, già nel 2006, l’azione erosiva del moto ondoso e delle mareggiate in questo tratto del Porto Grande di Siracusa era ben evidente: i frangiflutti – opportunamente impiegati in vecchi interventi di salvaguardia della costa – erano quasi completamente erosi e la linea di costa, arretrata di anno in anno, lambiva quasi il più grande dei fabbricati.
Già allora anche uno sprovveduto avrebbe compreso che senza un efficace intervento di contrasto dell’azione erosiva del mare, qualsiasi intervento sulla “Casa del sale” sarebbe stato vano. In assenza di una adeguata protezione, la costruzione era palesemente condannata. Ed in effetti qualcosa allora venne fatto.
In corrispondenza dello spigolo di nord-est del fabbricato, quello più prossimo alla linea di costa, fu realizzato un gabbione di rete metallica (circa 2 x 10 m), riempito di “blocchetti” e pietrame.
Viene difficile immaginare che con questo intervento l’Ente gestore ritenesse di avere messo in sicurezza il fabbricato, atteso che la questione della salvaguardia dell’argine delle saline dai marosi, già prima dell’inizio dei lavori di ristrutturazione dei fabbricati, era ben nota alla Provincia.
Ad un anno dall’esecuzione dei lavori, il gabbione che avrebbe dovuto proteggere la “Casa del sale” era vistosamente inclinato verso il mare (che ne aveva eroso il piano d’appoggio) e dopo due anni appariva come un informe mucchio di pietre.
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Nel febbraio 1014 il quadro complessivo dei “Lavori di riqualificazione ambientale dell’area delle Saline di Siracusa …” era ben definito: il mare aveva già eroso la fondazione in corrispondenza dello spigolo Nord-Est del fabbricato, che appariva come uno sbalzo sul mare. Nello spigolo di Sud-Est una lesione orizzontale tra gli architravi delle aperture denunciava un palese cedimento delle fondazioni. Molte lastre delle aperture risultavano divelte/staccate e frantumate, gli intonaci danneggiati dall’umidità, parzialmente scrostati e vandalizzati con scritte e disegni insulsi.
A fine 2016 l’epilogo: prive di appoggio, crollano le pareti dello spigolo di Nord-Est della costruzione.
Responsabilità?
Ma di che cosa! L’uomo deve avere l’umiltà di fare un passo indietro di fronte alla ineluttabilità degli eventi naturali. E’ evidente che se responsabilità c’è stata… non può essere altri che del mare! Se le mareggiate non fossero state così violente… il gabbione avrebbe resistito ed infine non ci sarebbe stato nessun crollo. Ce la vogliamo prendere col mare?
Tuttavia, è stato l’uomo (non il mare) che potrebbe avere sottostimato le risorse necessarie a completare l’intervento. Si potrebbe anche pensare che forse i costi sono “lievitati”, per cui alla fine il finanziamento è risultato insufficiente. Così come si potrebbe immaginare che la necessità di contrastare i fenomeni erosivi, palesemente in atto in quell’area, avrebbe dovuto/potuto indurre l’Ente gestore (la Provincia Regionale di Siracusa), l’impresa, il direttore dei lavori a non iniziare l’intervento di riqualificazione senza che prima si fosse messo in sicurezza il litorale e quindi la “Casa del sale”.
Quante ipotesi!
Resta comunque il fatto che 256.000 € di danaro pubblico sono andati sprecati.
Forse la Procura della Repubblica potrebbe fare chiarezza sulla vicenda ed accertare eventuali responsabilità.

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