Paralizzate in tutta la Sicilia le Autorità di Sistema Portuale

Ancora in sospeso le presidenze di Catania-Augusta, Palermo e Gioia Tauro-Messina. Ma anche a Bari-Brindisi e a Cagliari. Nessuna iniziativa locale sulla nostra rappresentanza nel Comitato di Gestione 

 

La Civetta di Minerva, 24 febbraio 2017

Nel numero precedente del giornale abbiamo espresso il nostro punto di vista nella vicenda che ci vede succubi (anche se ancora non è detta la parola fine) nella querelle della sede della nostra autorità di sistema portuale evidenziando attori, macchiette e gli interessi, di varia natura, in gioco. Era ovvio che la riforma portuale sprigionasse una guerra totale sui territori, se ciò non fosse accaduto si sarebbe dimostrato che non si trattava di una riforma epocale, quale invece è. Dopo un percorso accidentato avviato da decenni senza esito, il governo, anche sotto la pressione dell’Europa, che non avrebbe garantito i fondi del piano dei trasporti, ha dato prova di esistenza pervenendo, dopo la solita trafila che hanno le leggi nel nostro paese (anche grazie al mantenimento di certe prerogative regionali non eliminate dal recente esito referendario), al varo del relativo decreto legislativo che ha disegnato la nuova mappa del trasporto via mare nel paese.

Ancora oggi, a livello di nomine rimangono in sospeso i presidenti delle nuove Autorità di sistema portuale di Bari-Brindisi, Gioia Tauro-Messina, Palermo, Catania-Augusta e Cagliari. In Sardegna il governo sarebbe orientato sull’ ex manager Contship Domenico Bagalà, ma la Regione vorrebbe, invece, un sardo, come se il certificato di nascita fosse il requisito che garantisse la qualità nella gestione degli enti economici. In Sicilia il governatore Crocetta (cavalcando ridicoli orgogli localistici) vorrebbe presidenti siciliani ed ha bloccato la nomina a presidente ad Augusta di Andrea Annunziata (di cui abbiamo parlato nei numeri precedenti del giornale), inoltre non vuole l’accorpamento di Messina con Gioia Tauro ed annuncia una battaglia senza fine, ciò dopo aver espresso parere favorevole alla riforma in sede di comitato stato-regioni..

Con la coraggiosa riforma della legge 84/1994 il ministro Delrio ha aperto uno squarcio sulle miserabili vicende italiote: dall’eterna guerra dei campanili all’ incapacità della politica di lasciare il campo alle competenze.

Il risultato è la sostanziale paralisi e nessun presidente di Autorità di sistema portuale, ad oggi, è nelle condizioni di esercitare pienamente i poteri che la legge gli assegna, il che la dice lunga sulla necessità di riformare un Paese ancora vecchio e immiserito dalla conservazione di privilegi e garanzie insostenibili.

Inoltre, la difficile composizione dei consigli portuali e l’interpretazione delle leggi impediscono ai vertici delle Authority di programmare investimenti ed affidare concessioni, tanto che Assoporti ha chiesto una riunione al ministero, sollecitando alcuni decreti attuativi previsti dalla riforma e necessari al funzionamento dei nuovi enti: ci sono incertezze, infatti, ad esempio su come formare gli organismi di partenariato, su come promuovere lo sportello unico dei controlli, su come porsi rispetto ai piani regolatori portuali e, fatto cruciale, su come regolamentare le concessioni.

Anche il tavolo nazionale di coordinamento sta diventando il terreno per una rissa tra le categorie alla ricerca di poltrone e ruoli, in una lotta che richiama i polli di Renzo di manzoniana memoria.

Con il raddoppio del canale di Suez, che ha riportato il Mediterraneo al centro dei grandi traffici intercontinentali e che apre nuove opportunità di sviluppo, la govemance dell’autorità portuale di sistema è fondamentale poichè è chiamata a definire strategie di sviluppo nonchè le opere di potenziamento delle infrastrutture (ferroviarie, portuali, stradali) per rendere il sistema competitivo a livello internazionale, oltre a valorizzare le specificità e potenzialità dei singoli porti del sistema, in una logica di complementarietà e integrazione individuando i ruoli che ogni struttura portuale potrà assicurare al raggiungimento degli obiettivi generali.

La discussione sulla sede, in questo contesto, risulta veramente residuale anche se, per il valore simbolico che assume, essa conferma le centralità dei ruoli nell’economia del sistema. Nei territori il dibattito vede minuscoli protagonisti accapigliarsi nel tentativo di attribuire a questa o quella forza politica la responsabilità di risultati non accettati, mentre il problema principale si evidenzia nell’essere, come comunità, inidonei a gestire un patrimonio di risorse che abbisogna di classi dirigenti preparate e capaci di sostenere un’idea di futuro che dia risposte ai bisogni del paese; e, mentre il tempo scorre, il futuro si allontana accompagnato dalla nostra supponenza e dalla nostra arretratezza culturale. Che dire? Che il padreterno ce la mandi buona.

Infine, come si comprende, il ruolo più importante oltre al Presidente lo avranno i componenti del comitato di gestione e in questo organismo toccherà anche al Comune di Augusta segnalare una personalità tra i nostri concittadini o comunque tra quelli del triangolo Augusta – Priolo – Melilli in possesso della comprovata esperienza e qualificazione professionale nei settori dell’economia dei trasporti e portuale e che non abbia conflitti di interessi con il ruolo da assumere. Su questo aspetto nessuna iniziativa è stata intrapresa e, in assenza di procedure e percorsi trasparenti ed oggettivi, è presumibile nasca un’altra bagarre tutta interna al territorio che oggi, uniti, vorremmo difendere. Sarebbe il caso di avviare un procedimento ad evidenza pubblica per selezionare, sulla base di un bando pubblico, il nome da scegliere tra coloro che, avendone i requisiti, si dichiarino disponibili a rappresentare gli interessi della nostra comunità evitando di individuare portaborse e/o avventurieri di ogni genere per affiancare il nuovo presidente nel lavoro di rilancio del nostro porto, iniziando così una fase nuova in assoluta discontinuità con i disastri del nostro passato.

Dai segnali che si rilevano a Palazzo di Città la prospettiva sembra negativa, poiché sembra non si voglia seguire questa direzione arrivando al paradosso che per il presidente della storia patria, per la scelta degli assessori (scelta incomprensibile) si è avviata una valutazione (sia pure non pubblica) dei curriculum e per il rappresentante del territorio nel comitato di gestione della nuova autorità si procederà con scelte fatte nel segreto delle stanze alla faccia della trasparenza e della partecipazione, né sembra siano previsti collegamenti in streaming con le stanze dove si procederà alla scelta. Si conferma così l’assunto del Marchese del Grillo: io sono io e voi non valete un….

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