Grande attivismo sui social ma sui temi più importanti, assessorato per assessorato, si sono registrate clamorose defaillances. Inesperienza, si dirà, ma una città così complessa va amministrata con competenza
La Civetta di Minerva, 24 febbraio 2017
Venti mesi dall’alba. Così potremmo titolare le considerazioni che seguono poiché per molti abitanti di Augusta l’avvento dei 5 stelle al comune era l’alba di un nuovo percorso pieno di speranze e di fiducia.
A 20 mesi da quell’alba un primo bilancio può delinearsi e, purtroppo, pur con animo comprensivo, non può che definirsi, usando un eufemismo, deludente. Nessuna idea di futuro sullo sviluppo della città, nessun progetto strategico, solo attivismo frenetico e chiacchiericcio infinito, costellato da polemiche ed insulti, su facebook. Nessuna strategia per dare alla città la classe dirigente del domani, anzi, importazione di assessori estranei alla comunità cittadina e al suo futuro.
Vediamo perché un giudizio così netto; rispetto agli appuntamenti più importanti si sono registrate clamorose defaillances. Come giudicare altrimenti la incredibile vicenda del mancato appuntamento con il “Patto della Sicilia” dove anche i comuni meno blasonati sono riusciti a piazzare qualche opera pubblica e nel quale i nostri eroi sono riusciti a collezionare ben tre penalty: istanze inviate fuori termine, rivolte agli indirizzi sbagliati e, nel merito, proposte di opere in larga parte estranee a quelle finanziabili. A seguire, l’errore clamoroso della dichiarazione di dissesto finanziario che, valutato inizialmente, in campagna elettorale, pari a 102 milioni di euro si è, a detta degli stessi amministratori, rivelato essere di appena (si fa per dire) 21 milioni di euro. Questa errata valutazione ha comportato la conseguente rigidità operativa nella gestione del bilancio e la tutela da parte di commissari ad acta che, con i loro tempi di pendolari, stanno esaminando gli atti lentamente, visto che la legge concede loro tempi rilassati (poichè il dissesto si dichiara con debiti molto più estesi, associati a pratiche da definire di gran lunga più numerose).
Che dire poi di alcuni clamorosi svarioni su cui un barzellettiere potrebbe costruire vignette tutto sommato divertenti se ciò non umiliasse la qualità dell’organo massimo di governo della città qual è il consiglio comunale. Non mi riferisco alle sceneggiate e alle mortificanti gestioni dei lavori dell’organo consiliare, bensì ad un evento che in un paese normale, con un segretario attento e rigoroso che lo segnalasse, potrebbe determinare anche l’intervento della magistratura contabile; mi riferisco all’incredibile vicenda di un consiglio comunale convocato in sessione straordinaria ed urgente (ratificata dallo stesso consiglio come prevede la norma?) per il 23 e il 24 Dicembre per deliberare su tre mozioni insignificanti rispetto all’attributo utilizzato (straordinario ed urgente), tra l’altro presentate dall’opposizione peraltro assente dall’aula; il consiglio, in verità, doveva servire per approvare il bilancio assestato (questo si indifferibile ed urgente valutati i termini di 30 gg assegnati per la ratifica) ma che non è stato discusso perché privo dei pareri di legge e delle delibere preliminari. Infatti mancavano i pareri obbligatori dei revisori dei conti, non ancora insediati nonostante si fosse provveduto ad individuarli mesi addietro (con procedure discutibili, tanto da doverle ripetere a gennaio).
E che dire, poi, della delibera con cui, unico atto formale espresso dalla giunta in materia portuale, si è proposto formale ricorso al completamento dei piazzali del porto commerciale, sollevando un cavillo specioso ed inconsistente, ovvero la necessità del rinnovo della valutazione di impatto ambientale nella presunzione di un presunto danno ambientale e per la convinzione espressa nell’atto di cui trattasi che, tutto sommato, i piazzali fossero inutili poiché non attivo alcun traffico containers e non ipotizzabile in futuro nella valutazione dei novelli esperti di traffici marittimi. Dopo otto mesi, l’esito del ricorso è stato valutato negativamente dal ministero competente con la motivazione che il mancato completamento dei piazzali avrebbe, esso si, aggravato la situazione ambientale dei luoghi (SIC!). Pasticci e amenità degni di miglior causa.
Che dire, poi, della gestione delle vicende connesse all’oltraggio subito dalla città nella vicenda della sede dell’autorità di sistema? Ad una valida intuizione di serrare le fila in uno sforzo unitario di tutte le forze in campo, è seguita una gestione della seduta del consiglio comunale e della manifestazione di protesta indecorosa e, a volte, faziosa, tanto da segnare momenti di tensione tra i partecipanti, in particolare con i Sindacati, i quali, per fortuna, facendo prevalere il senso di responsabilità, hanno sostenuto con energia ed impegno la protesta evitando pericolosi sfaldamenti nella tenuta della mobilitazione.
Si dirà che l’inesperienza è l’attenuante e che bisogna concedere tempo ai neofiti amministratori per imparare a gestire questi processi. E sia, ma quanto dovremo aspettare per uscire dalla propaganda ed affrontare con serietà il gravoso compito della gestione di una comunità complessa e sfiduciata come la nostra? Purtroppo, neppure nelle gestioni minute delle rubriche assessoriali si registrano segnali di vitalità degni di nota.
Lavori pubblici: lasciamo stare le buche che restano, a futura memoria, indenni nel tempo e che sono destinate ad aumentare; non consideriamo l’illuminazione pubblica, ancora largamente insufficiente specie in talune zone della città, ma neppure piccole cose semplici trovano soluzione, come ad esempio la riattivazione del teatro comunale, nonché aula magna supplente dei Licei, che era stata data per prossima già nel mese di novembre e ancora aspetta ridicole riattivazioni di quadri elettrici dell’impianto antincendio e dove, ogni giorno, si sommano atti vandalici da parte degli imbecilli di turno, che emulano la tela di Penelope di omerica memoria.
Non parliamo del complesso del Mulinello dove tutto resta com’era e, anzi, sempre grazie ai soliti imbecilli, ogni giorno tutto degrada, né del complesso dell’Hangar ancora chiuso alla pubblica fruizione, né dell’ex macello comunale, né di decine di piccole inefficienze che rendono fastidiosa la vita quotidiana in città; tutto ciò mentre il complesso del “San Domenico”, perso l’appuntamento con il patto della Sicilia, rischia di perdere gli appuntamenti con i bandi europei di futura emanazione, visto che il suo completamento non rientra neppure nel piano triennale delle opere pubbliche; per non parlare della vicenda della strada e del parcheggio del Faro dove, passata l’estate, nulla si è mosso e dove, se non si interviene adesso, è facile prevedere problemi per l’estate prossima, anche perché è presumibile che l’ex vicesindaco defenestrato non sarà molto conciliante per soluzioni tampone come lo scorso anno.
E si potrebbe continuare con l’assenza di iniziative sul grave problema del dissesto della villa comunale e delle pendici dell’isola né sulla microzonizzazione geologica delle aree di espansione urbana, e così via… Nel settore urbanistico i voli pindarici della visione marziana restano tali, l’idea che era balenata di dare una spinta alla definizione delle diecimila pratiche ferme delle costruzioni abusive si è arenata di fronte a rigidità interpretative dell’ufficio che induce i tecnici a non percorrere la strada della perizia giurata. A fronte di queste rigidità, latita l’iniziativa politica che potrebbe essere quella di una convention con i tecnici privati e l’ufficio per definire modelli di comportamento condivisi e validi per tutti che eviterebbero il manifestarsi di abusi, ammiccamenti, interpretazioni amichevoli per taluni e intransigenti per altri, sgombrando il campo da sospetti, cattiverie e maldicenze che avvelenano un’aria già pesante e che non abbisogna di ulteriori contributi. Non parlo del PRG e della sua rinnovazione, altrimenti vorrebbe dire di essere pretenziosi in tale pantano.
Saltiamo a piè pari le politiche sull’istruzione o sulle attività sportive restando fermi alle dichiarazioni dell’assessore al ramo che attendono riscontri e le attività dell’Assessore al bilancio e alle finanze (a proposito che fine ha fatto?) sulle politiche di recupero dell’evasione dei tributi (acqua e simili) e a quelle delle politiche sociali non pervenute. Di contro le politiche ambientali del comune si evidenziano per intransigenti dichiarazioni di principio che non spostano di una virgola lo stato di fatto. In compenso, bisogna dare atto della istituzione dell’isola ecologica (ancora in embrione in un solo punto della città e con orari non adeguati) che consentono ai volenterosi di scaricare gli sfalci di potatura su cassoni appositi con l’assistenza, questa si, cortese, dell’addetto quando è in servizio. La differenziata stenta a partire, tra difficoltà e resistenze, ma in questo settore bisogna avere pazienza perché ci si scontra con decennali cattive abitudini e una scarsa inclinazione della cittadinanza a collaborare adeguatamente. Certo, se si ascoltasse di più forse avremmo risultati migliori e se si avviasse una politica premiale fin da subito avremmo sicuramente risposte migliori. Ma tant’é. Di una cosa va dato atto: vi è tanta buona volontà. Poi se i risultati mancano non è perché non vorrebbero averli, è proprio perché non ce la fanno,
Un’ultima notazione: in questi giorni il consigliere Settipani con la sua solita irruenza ha sollevato un problema che, se riscontrato, getterebbe una luce problematica sugli organi amministrativi del comune: si è eccepito che taluni consiglieri non fossero eleggibili per pregresse insolvenze verso i tributi comunali. Analoga questione fu sollevata, formalmente, dal consigliere Triberio a cui si rispose in modo molto improprio, dopo 70 giorni, che “allo stato” non si rilevavano contenziosi. “Allo stato” vuol dire in quel momento, ma la domanda era se al momento dell’elezione non vi fossero contenziosi che, come è noto, inibiscono l’assunzione della carica di amministratore comunale (e il consigliere ha tale veste per le funzioni a lui attribuite) La risposta anomala e il tempo trascorso tra la domanda e la risposta ha sollevato non poche perplessità rilanciate oggi dalla iniziativa dell’ex consigliere pentastellato, ben addentro alle vicende dei 5 stelle, che fanno tornare alla mente un celebre detto andreottiano, ovvero che a pensar male spesso ci s’azzecca.

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