IL TACCUINO di TITTA RIZZA

La sentenza della Consulta e Renzi, Grillo e Salvini

La Civetta di Minerva, 10 febbraio 2017

La sentenza della Corte Costituzionale ha sconvolto i piani dei  5Stelle: un ballottaggio con un grosso premio di maggioranza avrebbe potuto scaraventare il partito di Grillo a Palazzo Chigi perché i sondaggi lo danno al primo posto fra i partiti: più votato  del PD. Di fatto ha salvato Renzi e il PD da una sonora sconfitta che sarebbe stata meritata per la tracotanza di un Renzi da una parte, e  per la esasperata guerra interna condotta dalla minoranza  del partito.

Si è salvato Renzi perché la Consulta di fatto ha ripristinato il proporzionale. Al principio  della governabilità che ha in sé un quid  di forte autoritarismo – ricordiamoci di Berlusconi con i  suoi accoliti – ha sostituito quello della rappresentatività del popolo dei cittadini elettori – ricordiamoci di un De Gasperi, o di un Moro.

Nessuno che sta con i piedi per terra pensa che oggi come oggi un partito possa  raggiungere la quota del 40% e quindi, se non c’è un vincitore, obbligatoriamente ci debbono essere le alleanze fra partiti del dopo elezione per la composizione di un governo. L’esperienza della Merkel ci dice che si può formare un governo con i voti dei due più grandi partiti della Germania che, preso atto che nessuno dei due ha raggiunto la maggioranza assoluta per governare da solo, si mettono d’accordo per prendere insieme la responsabilità  di governo. Un esempio lampante ci viene dalla Spagna che, dopo un anno senza un governo, dopo una elezione che non ha dato un partito vincitore, ha costretto i belligeranti a mettersi d’accordo per formare finalmente un governo di coalizione.

Ci viene spontaneo pensare che Renzi ripristinerà la  formula di governo con il  partito di Berlusconi, che verosimilmente uscirà dalle elezioni molto ridimensionato. Sarà il momento  degli Alfano, dei Fitto, di quel che resta di Lista Civica per la formazione di un governo di coalizione che diventa alternativa a una probabile alleanza fra Grillo e Salvini che potrebbe essere un salto nel vuoto: dove andremmo a cadere, in un pascolo morbido o in una cava abbandonata che ci spezzerebbe le gambe?

Dobbiamo ricordarci che con la proporzionale pura, senza premi di maggioranza, l’Italia non soltanto si salvò dalla morsa della Russia sovietica, ma  si trasformò da paese agricolo a paese industriale e diventò la quinta potenza industriale del mondo.

La Corte Costituzionale non ha saputo cogliere  la incostituzionalità di quei 100 capilista dell’Italicum; uomini che se ne impipano del voto della gente e che se ne vanno in parlamento  solo perché sono i più fedeli  leccapiedi del capo del partito. Questo non è democratico: non rappresentano gli elettori perchè si sono sottratti al voto; da bravi leccapiedi rappresentano il ducetto che li ha messi in lista: insomma un piccolo esercito di pretoriani a disposizione del capo. E quel che è peggio poi se ne stanno in mezzo a noi tronfi pronti a darci lezioni di democrazia.

Domanda finale che pongo a me stesso:  che cosa può restare del partito di Grillo e di Salvini se non vanno al governo? Altri cinque anni di populismo? Non bastano per  restare a galla.

Da leggere

Siracusa, la paralisi di una generazione: viaggio tra declino demografico, record di scoraggiamento ed esodo dei giovani laureati

1. Le fonti della crisi Questo viaggio nei numeri della condizione giovanile a Siracusa è …

COLLABORA CON NOI

SIRACUSA DIFFERENZIA

IL BAR SOTTO IL MARE

Migranti

homepage

Lavoro

I Diari della Quarantena

La Civetta in gabbia

La parola ai lettori

Articoli recenti

VIDEO

Commenti recenti