L’Europa, che pure ha garantito 70 anni di pace, oggi è umiliata dagli egoismi nazionali. Viviamo in tempi bui, in un contesto internazionale costellato da guerre regionali sempre più vicine e da leader delle grandi potenze sempre più autoritari
La Civetta di Minerva, 27 gennaio 2017
Il 27 gennaio si ricorda l’olocausto. La Tv proietterà film adeguati, nelle scuole molto opportunamente si svolgeranno momenti di riflessione, ci saranno cerimonie commemorative e così via. Tutto opportuno per non dimenticare perché non c’è peggio dell’oblio. Nell’oblio si affacciano le teorie negazioniste, le falsificazioni storiche e si promuove il rigetto della democrazia a causa delle sue inefficienze e delle sue parzialità. Forse è il caso di ricordare oltre al martirio le premesse che lo determinarono. Il nazismo ed il fascismo si affermano, ognuno a suo modo, incubate in una società stremata dalla crisi economica e dalla diffusione di notizie false e allarmate sul disordine sociale presente in quel tempo, sempre replicate ed enfatizzate da parte di chi controllava le fonti di informazione; l’humus che alimentò il mostro, oltre l’ignoranza e la miseria, fu l’illusione dell’uomo forte in cui riconoscersi e in cui riverberare la miseria della propria condizione nella falsa prospettiva di un patriottismo senza senso, fatto solo di simboli e di parole d’ordine roboanti a supporto di un mito di potenza e di sopraffazione verso gli altri popoli.
Questi pensieri mi sovrastano, oggi, in un contesto di crisi economica, certamente non paragonabile a quella di allora, e di sbandamento verso i valori e i principi che hanno consentito al nostro popolo di riscattarsi dalla vergogna del nazifascismo. Mi preoccupa l’incultura, l’urlo insofferente, la diffusione nei social di notizie false e replicate di natura razzista ed intolleranti verso la società come essa è oggi e verso la politica, oggi in crisi più di ieri e incapace di colpi di reni che ne rinvigoriscano il ruolo. L’Europa con i suoi limiti, che pure ci ha garantito 70 anni di pace, oggi è umiliata dagli egoismi nazionali e messa in crisi da una visione economicistica che dimentica il motivo della sua esistenza: tempi bui, in un contesto internazionale costellato da guerre regionali sempre più vicine e da leader delle grandi potenze sempre più autoritari, le cui intransigenze vengono scambiate per segni di autorevolezza. Mi piacerebbe che in occasione del 27 gennaio riflettessimo su questo.

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