Eppure Italia Nostra in aprile, sul nostro giornale, aveva lanciato l’allarme. La prof.ssa Liliana Gissara: “Abbiamo chiesto che i blocchi caduti non finiscano in discarica”
La Civetta di Minerva, 27 gennaio 2016
“La fontana “Madre di Dio” è un pezzo della memoria antropologica, storica e paesaggistica della comunità buscemese, dell’area iblea, del territorio siracusano” (Liliana Gissara, vicepresidente della sezione siracusana di Italia Nostra). Lo era! Oggi è un ammasso di blocchi, anzi non ci sono neanche più quelli, portati via velocemente per liberare la sede stradale. “Abbiamo allertato la Soprintendenza perché il materiale lapideo originale non finisse in discarica. Solo conservandolo si potrà procedere alla sua ricostruzione, così come auspichiamo, affinché la fontana, retaggio della civiltà contadina dei luoghi, sia riconsegnata alla memoria collettiva”.
Un auspicio certo, che però appare distonico rispetto al lapidario comunicato del sindaco sulla pagina facebook “La discussione, Buscemi”: “La fontana Madre di Dio non esiste più”.
“Nessun riferimento alle possibili azioni future, nessun commento sulle cause che no, non sono state soltanto le piogge insistenti di questi giorni” commenta Gissara. E in effetti, abbiamo ospitato su questo giornale nell’aprile scorso un preoccupato contributo della professoressa in cui avvertiva dei pericoli incombenti: “La monumentale Fontana, da anni in stato di abbandono e di degrado, presenta evidenti problemi statici in quanto il frontone in blocchi di pietra è fortemente inclinato in avanti sia a causa della “spinta” degli apparati radicali degli alberi d’alto fusto che lo sovrastano, sia per la scarsa coerenza del terreno del pendio cui è addossato tutto l’edificio. La condizione del manufatto, segno irrinunciabile della memoria storico-antropologica della comunità che lo edificò, richiede un immediato intervento di bonifica del costone, nonché un altrettanto importante intervento di restauro che ne recuperi il decoro e la funzionalità”.
In sostanza la richiesta di un’azione di prevenzione, ciò di cui si discute oggi nel dolore della strage dell’albergo di Rigopiano, ma forse allora, quando la Gissara ne ha parlato, qualcuno avrà pensato al tipico intervento da sfascista, a polemiche inutili che non si fanno… non è il momento. E così, anche in questo caso, si è lasciato fare alla natura, e la natura ha seguito il suo corso che tiene poco conto del lavoro dell’uomo, delle opere d’arte.
Restano così solo le domande: “A quando risale l’ultimo intervento di manutenzione/messa in sicurezza di quel pendio? Quanti soldi sono stati spesi?”
“Ogni comunità ha il dovere di custodire la propria memoria storica; le istituzioni preposte hanno il dovere di garantirne l’integrità e la conservazione” scriveva Liliana Gissara.
Non è stato fatto, le responsabilità sono evidenti, ma come accade nel nostro bel Paese probabilmente non accadrà nulla e della fontana-abbeveratoio, simbolo della cultura contadina di un territorio che nell’acqua ha la sua ricchezza, il suo stesso architetto capace di disegnare paesaggi ineguagliabili, resteranno solo le foto.
A meno che… a meno che non siano i cittadini stessi a pretendere che la loro memoria sia rispettata, e recuperata. Forse solo da loro è possibile aspettarsi qualcosa che cambi il corso degli eventi, sovvertendo il fatalismo atavico di questa terra.

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