Interessanti riflessioni sulla questione sociale e sulla questione morale a Siracusa in un convegno dibattito organizzato dalla Diocesi di Siracusa e dalle Acli, dopo il monito nella giornata di Santa Lucia dell’Arcivescovo Mons. Salvatore Pappalardo
[Salvo La Delfa] “Dire che Siracusa è una comunità è una affermazione molto rischiosa. Al più possiamo considerare Siracusa una società. E c’è differenza fra comunità e società. Una società è un elenco di persone che vivono nello stesso posto, una comunità prevede che tra queste persone ci sia un legame, ci siano obiettivi comuni”. Marco Fatuzzo, ex sindaco di Siracusa e responsabile del Movimento aretuseo dei Focolari, focalizza con queste parole il tema del convegno dal titolo: “La questione sociale e questione morale – Siracusa, una comunità che fatica a ritrovare un progetto di vita condiviso” che si è tenuto nel centro congressi della Basilica del Santuario della Madonna delle Lacrime. Il convegno, organizzato da Don Aurelio Roberto Russo, il rettore della Basilica, con la collaborazione delle Acli, ha visto una notevole partecipazione di cittadini e di politici siracusani. L’obiettivo del convegno è stato quello di riflettere sulla situazione sociale e morale di Siracusa, per trovare insieme un progetto di vita condiviso, dopo il monito del 13 dicembre 2016 dell’Arcivescovo di Siracusa, Mons. Salvatore Pappalardo, che, dal balcone dell’Arcivescovado, aveva parlato di una città sofferente, a volte smarrita, con una comunità che fatica a ritrovare un progetto di vita condiviso, una città senza un senso dell’etica, ed aveva invitato a non rimanere piegati all’apatia e alla rassegnazione e a risvegliare le migliori energie.
Le cause della mancanza di una comunità siracusana, Marco Fatuzzo le individua nell’eccessivo individualismo dei siracusani, frutto di un’epoca critica, dove è prevalsa la ragione e che ha causato un analfabetismo funzionale, una “difficoltà a leggere le realtà complesse che sono interpretate solo in riferimento alle necessità individuali e non ai bisogni collettivi.”
A questo punto Marco Fatuzzo fa una disamina degli episodi che ci hanno portato “ai disonori della cronaca” che secondo lui non sono stati solamente gli episodi relativi al Vermexio e, quindi, collegati alla politica siracusana, ma anche e, soprattutto, quelli relativi alla società civile come per esempio i casi dell’anziano signore bruciato, di Padre Carlo D’Antoni coinvolto suo malgrado nell’utilizzo del cortile della chiesa da parte del figlio di un boss locale, di padre Rosario Lo Bello, oggetto di calunnie pesanti, delle 68 “case di gioco” presenti a Siracusa che sono causa della dilagante ludopatia, dell’imprenditore che “ fa la vittima e si autodenuncia, un corruttore che dopo dieci anni si lamenta”. A Siracusa esiste sia una questione sociale basata sul precariato, sulla mancanza di lavoro, sulla bassa qualità del lavoro esistente ed una questione morale derivante dalla scissione dell’etica in etica privata che regola i rapporti fra gli amici, i parenti, all’interno della famiglia e l’etica della responsabilità, che regola i rapporti nella società. L’etica della responsabilità per un politico “significa che può perseguire un comportamento per il quale si vergognerebbe in famiglia”. Secondo Marco Fatuzzo, l’etica va vissuta anche nel mondo delle professioni, in maniera tale che tutti abbiano un comportamento adeguato.
Franco Luca, vicepresidente vicario delle Acli della Sicilia, gli fa eco evidenziando che la mancanza dei valori cristiani, che sono stati il fondamento dell’Europa e dell’Italia, sta creando il disfacimento della società. Secondo Franco Luca “il cristianesimo non è solo una religione ma è un modello di vita che si traduce in vita quotidiana”. Forse i cristiani non sono più coerenti con ciò che professano e nella società si avverte una crisi dove si innesca un clima di odio che crea una società disgregante. I fantasmi della società sono presenti e non sono solo gli extracomunitari ma anche i siciliani. Il vicepresidente delle Acli Sicilia si chiede cosa faccia la politica di fronte alla continua richiesta di aiuto che proviene da parte dei siciliani economicamente più deboli. Bisogna svegliare le coscienze, riacquistare una coscienza civile, ripartire dall’impegno di ciascuno di noi, mettere a disposizione di tutti idee, lavoro. Bisogna ridurre il divario economico fra i ricchi e i poveri.
Luigi Amato, professore di estetica all’Accademia delle Belle Arti di Palermo, addebita la crisi di sociale e morale al liberal-capitalismo che, dopo la caduta del muro di Berlino e dell’Unione Sovietica, fece credere che ogni problema si potesse risolvere, che la finanza avrebbe reso tutti benestanti e felici. “L’Unione Sovietica è risorta nell’Unione Europa, negando i valori cristiani su cui essa si fondava. Noi abbiamo negato e disgregato tutto, e il collante di tutto è stato il relativismo morale che è diventato così connaturato nella gente (c’è sempre un ma, un forse): questo è il totalitarismo del ventunesimo secolo”. Per il prof. Amato l’unica arma che Siracusa ha è quella di diventare una comunità per attutire i drammi causati dalla globalizzazione, da questa società della esposizione, Benthamiana, che ci bombarda di notizie ma non ci fa riflettere.
Conclude il convegno Mons. Giuseppe Greco, Direttore della Biblioteca Alagoniana di Siracusa affermando che “il convegno ha dato molti spunti importanti che ci obbligano a pensare. Oggi ci viene vietato il pensiero e veniamo esonerati dal pensare. Invito a prendere l’impegno a pensare e a muoverci, muoverci assieme, collegarci, unire tutte le forze sane nel nostro vivere quotidiano”

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