IL TACCUINO di TITTA RIZZA

Il “così non può continuare” del Vescovo Pappalardo

 

La Civetta di Minerva, 23 dicembre 2016

Monsignor Pappalardo, Arcivescovo di Siracusa, avanti la statua di Santa Lucia non ha lanciato anatemi né ha emesso sentenze di condanna verso qualcuno. Da buon pastore qual è, ha difeso gli ultimi della nostra città; ha difeso quella periferia costituita dagli umili senza voce, dai disoccupati, dai giovani che  cercano e non trovano lavoro, dagli uomini e dalle donne che hanno perduto il lavoro e non sanno come fare per far sopravvivere le loro famiglie.

In buona sostanza ha detto che così non può continuare. E ha lanciato un appello ai tanti che, uniti insieme, possono contribuire a far cambiare la  città. Se il Papa ha scritto ed ha più volte detto che la politica è la forma più  nobile della carità, allora i cattolici non possono restare insensibili alle parole del loro Pastore. Non mi passa nemmeno per la testa l’idea della ricostituzione di un partito dei cattolici, ma che i cattolici si sbraccino e si mettano al lavoro questo sì lo penso e lo dico.

Quando recitiamo a Messa il confiteor, chiediamo perdono anche per il  peccato di omissione, e dire di no a un invito del loro vescovo può veramente costituire una grave omissione per il mancato servizio che i cattolici debbono prestare in favore dei loro fratelli più umili e più poveri.

Il discorso dell’Arcivescovo non era rivolto ai cattolici, alle pecorelle del suo gregge, era un discorso rivolto a tutti i siracusani di buona volontà, laici e cattolici. La differenza fra laici e cattolici sta nel fatto che i cattolici hanno l’obbligo morale di  attuare l’invito che viene dal loro Pastore.

Ma se non appetisco alla rinascita di una D.C. o del Partito Popolare di Sturzo, cosa  mi passa per la testa? Dico che gente come il figlio di Tano Tirantello deve sbracciarsi e non pensare soltanto al suo reparto di neonatologia e a Comunione Liberazione; dico che gente come Marco Lombardo non può pensare soltanto alla sua professione di avvocato e vivere  unicamente nell’oasi dell’Opus Dei; dico che una laica come Laura Valvo non può limitarsi alle inchieste giornalistiche che tutti leggiamo con tanta attenzione; dico che mio nipote Massimo Milazzo e il mio amico Fabio Rodante, dopo il  passo che hanno compiuto in Consiglio Comunale dimettendosi perchè non erano in condizione di operare nel bene e per il bene, debbono pur fare qualcosa, chè i siracusani li guardano; dico che Paolo Reale non può fare l’intellettuale solitario; dico all’ex segretario della CGIL, l’amico Paolo Zappulla, che non può pensare di fare il pensionato, ma che la gente che ha servito per una vita ha bisogno ancora della sua esperienza e della sua forza morale.

Dico a tutti loro e a tutto quell’esercito di persone che costitusicono la forza morale, prima ancora che intellettuale e culturale, della società di Siracusa che hanno l’obbligo di sbracciarsi e di mettersi al servizio degli altri, specialmente di quelli che sono la periferia della nostra città.

Perché chiamo gli altri in causa e non me stesso? Per due motivi: appartengo al passato, ho  servito Siracusa con la Prima Repubblica; e poi perché ho una certa età. E proprio questa età mi dà l’onere e l’ardire di rivolgermi  ai tanti saggi e buoni della mia e nostra  Siracusa.

A tutti  questi amici dico che hanno  l’obbligo di incontrarsi e di parlare, ma prima ancora debbono avere l’umiltà dell’ascolto, di sentire i fermenti e i bisogni della gente che si vuole servire facendo politica.

Dopo l’ascolto c’è ancora bisogno di umiltà: mettere in discussione le proprie idee e cercare il consenso su queste idee.                                 

La propensione al rispetto del codice dell’onestà

Glauco Reale mi consiglia di scrivere conciso se voglio essere letto; il mio direttore mi richiede di essere esaustivo e principalmente di essere puntuale nell’inviargli gli articoli; da parte mia cerco di fare quello che posso e principalmente di restare me stesso.

Una mia riflessione: quando un P.M. o un GIP procede ad un interrogatorio chiede all’indagato se ha  precedenti penali e se ha processi in corso. La risposta non influisce sulla vicenda per la quale avviene l’interrogatorio, ma il magistrato vuole conoscere con chi ha a che fare. La stessa regola deve valere per la politica; anzi a maggior ragione perché si tratta della res publica.

Torniamo a ”firmopoli”; se è vero che le firme per la presentazione delle liste in appoggio al sindaco Garozzo sono false, il biglietto di presentazione di chi si affaccia a governare la città è veramente intriso di nero e di infauste previsioni. Anche noi vogliamo sapere con chi abbiamo a che fare; non si tratta di semplice curiosità ma di un diritto che ci viene dal fatto che sono sottoposti al nostro vaglio e riteniamo di avere a che fare con gentiluomini.

Se è vera l’accusa che fa l’architetto Patti, se è vero come scrive il direttore de ”I fatti” che ci sono altre liste in appoggio al sindaco Garozzo le cui firme di presentazione sono false, dobbiamo veramente rassegnarci a pensare che c’è una classe politica che ha  buona amicizia col codice penale. Mi  riferisco ai presentatori delle liste e mi riferisco a chi ha accertato la autenticità delle firme dei presentatori.

Ce ne sono alcuni di autenticatori delle firme, consiglieri  provinciali,  che  sono indubitabilmente persone per bene, che si sono fidati dei presentatori e promotori delle liste, e per loro abbiamo dispiacere; ma certamente non per i presentatori, ben consapevoli del falso che avevano nelle mani.

Mi chiedo: che autorità morale può avere un consiglio comunale che ha tali radici? Le persone per bene che ci sono in consiglio che aspettano a dimettersi? Chiedo a tutti i miei lettori: alle prossime elezioni amministrative sarete disposti a rivotare i nomi degli attuali consiglieri comunali e dell’attuale sindaco? Qual è il motivo per il quale dovremmo ridare fiducia a una classe di amministratori che in tre anni hanno monopolizzato la Procura della Repubblica, l’attenzione di Rai e di Mediaset per le scorribande nel mondo del profitto personale?

Non vedo giustificazioni; e non le vedo principalmente dopo la strada che hanno tracciato Massimo Milazzo e Fabio Rodante. Sterile mossa, voi mi direte, perché ci sono i  loro subentranti che hanno accettato di buon grado di succedere ai dimissionari Milazzo e Rodante; buon per loro, ognuno ha un proprio biglietto da visita.

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