“Essere gay è nella normalità della natura umana”

Fabrizio Quattrini, presidente dell’Istituto italiano di sessuologia scientifica di Roma: “In tutti noi c’è una componente bisessuale fluida che, poi, durante la crescita dell’individuo, tende a incanalarsi in una direzione, ma che talvolta si modifica anche nel corso della vita”

 

La Civetta di Minerva, 10 dicembre 2016

Considerati alla stregua degli altri cittadini in epoca greca e romana, gli omosessuali dal Medioevo in poi hanno subito discriminazioni morali, politiche e sociali fino all’epoca fascista, orgogliosamente foriera di messaggi rassicuranti e orgogliosi sulla mascolinità e femminilità italiana a tutto danno, soprattutto, dell’omosessualità maschile, soggetta a ogni tipo di vessazione, umiliazione, insulto, delegittimazione fino al confino dei cosiddetti invertiti. Sempre con un occhio distaccato, si fa per dire, dalla contemporaneità e dalle contingenze, la chiesa cattolica ha contribuito alle torture morali e fisiche verso gli omosessuali nel corso delle epoche storiche, volutamente ignorando d’essere profondamente infiltrata dal fenomeno fin dentro le fila dei suoi sacerdoti, cardinali e papi. Proprio a conferma dell’amore che professa come essenza del suo culto, ben poco ne ha dispensato a chi si allontanava dagli schemi apparentemente rigidi della dicotomia sessuale.

E’ particolarmente interessante notare che la delegittimazione di personaggi scomodi fino a pochissimi anni fa è passata attraverso l’attribuzione di una sessualità deviata. Esemplare il caso del direttore di Avvenire, organo di stampa della Santa Sede, Dino Boffo, colpito e affondato ignobilmente da Vittorio Feltri, che lo accusò di essere omosessuale per delegittimarlo dopo alcune critiche rivolte dal direttore stesso alla figura di Berlusconi. Metodi che ci parlano di un fascismo mai rinnegato e fatto sistema di lotta politica. Dopo la riabilitazione di Dino Boffo, assolutamente estraneo alle accuse recategli e ingiustamente accusato, Feltri fu sospeso dall’ordine dei giornalisti per soli tre mesi.

Certo è che nella mia generazione siamo cresciuti con il piacere quasi innocente di discriminare e insultare, quand’anche fosse solo per scherzare, chi aveva un orientamento sessuale diverso dal sesso anagrafico. Sembrava scontato e legittimo farlo, uso comune a tutti gli strati della società. Sicuramente retaggio di condanne concordi di tutte le istituzioni politiche, sociali e religiose, per secoli.

Pian piano le cose hanno preso un’altra piega negli ultimi quarant’anni, lungo i quali si sono dissolte molte delle cattive nubi sull’omosessualità. Rimasta a lungo presente come malattia anche nel DSM (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders), punto di riferimento per le diagnosi in psichiatria, solo nel 1973 l’omosessualità fu cancellata dal manuale e solo nel 1990 l’Organizzazione mondiale della sanità si decise a eliminarla dall’ICD-10, la classificazione internazionale delle malattie. Gli ultimi ad abbandonare l’associazione fra disturbo psichico e omosessualità furono gli psicoanalisti, nel 1991. Diciamo che ci avevano ben guadagnato per interi lustri, cercando di curare ciò che malattia non era.

Oggi possiamo dire che omosessualità è parola poco chiara, che non si conosce nessuna delle cause che la determinano, anche se sembra più probabile che dipenda da una serie di cause che partono dal ventre materno con le sue atmosfere ormonali, i primi anni di vita, i vissuti dell’adolescenza e l’azione dell’ambiente. Dentro l’omosessualità c’è un mondo di ruoli e di gradazioni, cioè una sessualità fluida. «Quello che oggi la scienza tende a pensare è che in tutti noi ci sia una componente bisessuale fluida, che, poi, durante la crescita dell’individuo, tende a incanalarsi in una direzione, ma che talvolta si modifica anche nel corso della vita», afferma Fabrizio Quattrini, presidente dell’Istituto italiano di sessuologia scientifica di Roma. Possiamo senza timore affermare che correggere l’orientamento sessuale di una persona è impossibile e, quando lo si è tentato, sono stati fatti danni irreparabili, fino al suicidio.

Si tende a pensare che il gay abbia gesti e tono di voce femminili, e che la lesbica sia mascolina nell’aspetto e nei comportamenti. Non è così: tra gli omosessuali si riscontra la stessa varietà che c’è tra gli eterosessuali.

Insomma, sempre più chiaramente, ormai, si conferma la valutazione della perfetta normalità della natura omosessuale, intesa come uno degli aspetti della sessualità umana con tutte le sue varianti.

Alla luce di queste acquisizioni non dovrebbe meravigliare nessuno la corretta tendenza a normalizzare e riconoscere socialmente e giuridicamente i legami affettivi fra persone dello stesso sesso. Allo stesso modo andrebbero discriminate quelle fasce sociali, quei movimenti o partiti che ostacolino questi diritti delle persone di diverso orientamento sessuale. Ahimè, questa messa all’indice non avviene, anzi diventa argomento di aggregazione per tutta una serie d’individui che si riconoscono in associazioni o partiti che guardano ai propri simili come nemici o esseri inferiori, alimentando odio e discriminazione. Dell’atteggiamento della Chiesa sull’argomento non possiamo che prendere atto. Riprova del fatto che continua a parlare una lingua diversa da quella della scienza e che i suoi passi sono sempre più lenti rispetto al divenire. Come sempre,d’altronde.

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