L’arch. Luigi Minozzi: “Per me l’unica strada è la dichiarazione giurata”. Il neo responsabile dell’Urbanistica, con la passione per l’analisi dei sistemi complessi: “Ho poco personale”
La Civetta di Minerva, 25 novembre 2016
Iniziamo una serie di incontri con i vari componenti della prima giunta pentastellata della provincia di Siracusa per comprenderne le caratteristiche, le iniziative, la capacità di incidere sui problemi della città oltre gli slogan e le dichiarazioni di principio.
L’architetto Minozzi è il nuovo assessore all’urbanistica, straniero in terra di Sicilia, reduce e combattente in quel di Siracusa, sostituisce dopo appena un anno e mezzo il precedente che si occupava anche dei LL.PP. Mi viene incontro sorridente col suo viso emaciato, smunto esile e con la sua aria da bohemienne fuori tempo, il marziano è lui Minozzi, ingaggiato dai 5stelle di Augusta per cercare di governare un settore che ha fatto il bello e il cattivo tempo in città da sempre.
Esordisce dichiarando la sua natura di tecnico e non di politico quasi a volersi scusare del fatto che si trova a svolgere un ruolo che più politico non si può, ovunque. Dichiara la sua passione per l’analisi dei sistemi complessi, con un’ottica lunga, onde cercare di sollevarsi dagli impicci in cui si è cacciato, parlando di programmazione condivisa, di approccio coinvolgente e concertato. Sorrido ascoltandolo pensando all’effetto che ha sortito nel meetup cittadino, la sua parlata “straniera”, l’approccio sistemico, lo sguardo lungo ed appassionato con cui avrà conquistato il gruppo. Poi i suoi riferimenti alla politica concertata con gli stakeholders e con i cittadini avrà colpito più di un militante abituato a linguaggi meno raffinati e più prosaici.
Il neo assessore confessa lo scoramento su quanto ha trovato, dichiara che Augusta è un caso-studio da far conoscere nell’accartocciamento dei suoi problemi, poi si fa coraggio: “Lo sapevo che non era semplice ma – mi sono detto – io che ho sempre criticato i politici non posso tirarmi indietro e così ci sono”. Uscendo dai voli pindarici e richiamato ad alcune concrete situazioni, dimostra volontà, anche se denuncia di poter disporre di poco personale ma ha fiducia nella volontà della compagine governativa, “dove però, ribadisce, ci sto come tecnico”.
Alla richiesta di conoscere il numero di pratiche di sanatoria presenti in ufficio alza le spalle e dice: “Nove, forse dieci mila, possiamo chiedere”; no, dico, mi basta l’ordine di grandezza. Ma quante ne sono state esitate in un anno e mezzo di amministrazione? Alza le spalle: “Non so ma poche, penso proprio poche, ci sono solo due geometri a presidiarle…”. E cosa pensa di fare? “Mah, l’unica strada è la dichiarazione giurata, non capisco perché non sia stata diffusa tra gli utenti, sa penso che la metà delle pratiche sia insanabile ma l’altra metà potrebbe definirsi rapidamente se si facessero le perizie giurate, anzi in questo senso ho disposto uno specifico protocollo che ne permetta la catalogazione e la loro registrazione in modo che i notai possano rogare gli atti di vendita e quindi scaricare un po’ di lavoro: lavoro per i tecnici, lavoro per le compravendite e meno peso sull’ufficio, poi la legge ci obbliga a verificarne almeno il 5% e quindi invece di esaminarne 5000 ne esaminiamo 250 e liberiamo un po’ di roba, poi ci sono le pratiche esternalizzate, circa 400, che adesso si dovrebbero sbloccare e, così, mettiamo in moto le cose”.
Ma le altre, quelle insanabili?, “Beh, piano piano…”. A proposito, insisto, il Sindaco tempo fa si è meritato un titolone sul giornale dichiarando “Tolleranza zero verso l’abusivismo” in occasione dell’abbattimento di un manufatto ad Agnone da parte di un commissario ad acta, facendo capire che avremo altri abbattimenti… le risulta? “Veramente non credo ci siano pratiche a questo stadio, sa è il magistrato che ne ordina l’abbattimento, non mi risulta nulla in merito, però qualche caso l’abbiamo segnalato”.
E poi riprende con l’approccio generale, sistemico: “Penso a tre livelli di concertazione prima con i portatori di interessi diffusi, poi con le categorie, quindi con i cittadini, anche individuali, per affrontare il problema del piano regolatore; bisogna avere dati e analisi del territorio, ci stiamo attrezzando, incaricheremo, spero, un geologo e qualcuno per capire il livello di antropizzazione del territorio e dove siano i servizi , poi apriremo il confronto”. Ma nel frattempo, incalzo, come si procede con le licenze singole concesse in zone di vario tipo? Ad esempio nelle zone BR dove non sempre l’ufficio ha visioni univoche, sento lamentele. “E’ vero, risponde, me ne sto occupando, vedremo, ho anche alcuni piani di lottizzazione in esame, alcuni piccoli, altri più grossi e anche qui l’ufficio non è univoco, mah vedremo”.
E continua con il suo accento “straniero” ad inseguire visioni generali. Poi, scrolla le spalle e ribadisce: “Vedremo”..
Mi sento un po’ a disagio essendo venuto a registrare un attivismo frenetico per dare voce al cambiamento; ma tant’è, saluto e mi prenoto per un appuntamento fra sei mesi, dopo che le intenzioni e le visioni generali avranno partorito azioni amministrative verificabili e concrete.

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