Le accuse del dottor Musco si sciolgono come neve al sole

Questo giornale ha sempre fatto inchieste acquisendo e studiando i documenti. Così è stato anche per l’inchiesta sulla Procura. Ecco i documenti che lo comprovano

 

La Civetta di Minerva, novembre 2016

In un articolo pubblicato su Ossigeno Informazione, l’avvocato Valerio Vartolo, del foro di Trapani, sostiene che il giornalista d’inchiesta dev’essere, nei confronti di ogni centro di potere, come “un cane da guardia”. “Per comprendere il ruolo della stampa in un moderno paese liberale – scrive – basta enucleare le sue vere funzioni e cioè, fra le altre: indagare i comportamenti del potere in ogni suo ambito, non ultimo quello giudiziario; indagare anche le incongruenze che un’inchiesta può rivelare; indagare in direzioni diverse al fine di giungere alla verità; sottoporre gli elementi che si hanno a disposizione a un laborioso lavoro di verifica delle prove. Sono proprio queste attività a sintetizzare la funzione del giornalismo, soprattutto del giornalismo di inchiesta, che dovrebbe perfino anticipare l’operato della magistratura e addirittura darvi la stura… Una stampa che indagasse il potere, qualunque potere, ivi compreso quello giudiziario, sarebbe ancora più autorevole e credibile nei confronti dell’opinione pubblica”.

E’ proprio questo l’obiettivo che La Civetta di Minerva si è proposto, fin dal primo numero del giornale quando titolammo in apertura: “Ospedale di Siracusa, i primari in procinto di pensione scelgono da sé i loro successori”. Da allora le inchieste di questo giornale sono state tantissime. Quella sulla Procura della Repubblica di Siracusa non è stata l’inchiesta, ma una delle tante che in questi sette anni di vita abbiamo proposto alla pubblica opinione, mettendoci la faccia e rischiando di persona. Volete qualche titolo? “Srl con appalto milionario venduta per 1500 euro ai cinesi di Hong Kong”, “Campo fotovoltaico passa di proprietà due volte in un giorno dallo stesso notaio”, “Mafia Capitale in salsa siracusana” e molte, molte altre: Pillirina, Sai 8, rigassificatore, Tributi Italia, l’Outlet di contrada Spalla, per non dire di quella sulla cementificazione delle coste, che ci valse i complimenti di Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera. Per ognuna di esse abbiamo visionato un mare di documenti e abbiamo deciso di pubblicare solo quando avevamo maturato il convincimento che era giusto farlo.

L’Ordine regionale dei Giornalisti volle conferirci il premio Mario Francese 2012 un anno dopo l’inchiesta sulla Procura. Nella motivazione era scritto: “Con coraggio e insistenza, La Civetta di Minerva, nonostante l’atteggiamento ostile di altre testate, ha dimostrato che in democrazia, quando si fa informazione, l’esercizio di qualsiasi potere va sottoposto sempre a verifiche e controlli quanto più rigorosi possibile”. Ed è in questo modo che l’abbiamo sviluppata, attenti ai documenti che possedevamo, alcuni dei quali – le visure camerali di 24 srl – rivelavano un quadro inquietante.

Oggi il PM Maurizio Musco ci chiede cinque milioni per i danni subiti, accusandoci di avere scritto falsità, altrimenti adirà le vie legali. E indica, nella lettera inviataci dal suo avvocato, quali sono le falsità (che evidenziamo in neretto per facilitarci le risposte). Non ci resta che difenderci. Ma questa difesa non può essere limitata all’aula di un tribunale, abbiamo un dovere nei confronti dei lettori e di tutte le organizzazioni che ci hanno manifestato solidarietà quando eravamo assediati dall’atteggiamento ostile di alcuni colleghi, parte dei quali abbiamo denunciato attendendo da anni che sia chiesta un’archiviazione o convocata un’udienza.

Ci difenderemo nella pubblica piazza del giornale, coram populo come dicevano i latini, a testa alta come si conviene a chi sa di non avere debordato, se non per quisquilie o per qualche lapsus (avere scritto sorella anziché sorella della moglie, atto costitutivo anziché visura camerale), scrivendo del dottor Musco. E lo faremo. Qui e ora.

Una “insensata campagna denigratoria”

All’indomani dell’inchiesta sulla Procura della Repubblica di Siracusa, 18 persone presentarono querele per diffamazione contro il direttore e il vicedirettore del giornale, recapitate alla Procura della Repubblica di Messina. Il pm Fabrizio Monaco ne chiese l’archiviazione, i 18 presentarono opposizione e il fascicolo finì dinanzi al Gip, dott.ssa Daniela Urbani, che sentenziò: “Non si apprezzano, nelle condotte denunciate, estremi di reato poiché le espressioni “incriminate” non possono ritenersi direttamente lesive dell’onore o espressioni che comunque possano assumere valenza concretamente diffamante, essendo esse piuttosto particolarmente pungenti ed incisive, ma non travalicanti i limiti dell’esercizio del diritto di critica…

La Panama srl e… il socio fantasma

 

Abbiamo acquisito, nel corso dell’attività giornalistica, centinaia di visure camerali. Esse sono uno strumento essenziale per la conoscenza di chi investe i soldi e con chi, in quali campi opera, passaggi di proprietà, eccetera. Anche nella realizzazione dell’inchiesta sulle srl che potevano essere ricondotte all’avv. Piero Amara, al fine di ottenere un quadro sinottico il più possibile completo, abbiamo letto tantissime visure. In tutte, dico in tutte, sia i soci che l’amministratore erano citati col nome, cognome, codice fiscale, residenza. Sola eccezione la Panama srl di cui era amministratore l’avv. Sebastiano Miano e soci il pubblico ministero dottor Maurizio Musco e la sorella Pasqua. Di quest’ultima, socia di minoranza (5%), i dati erano riportati integralmente; del dottor Musco, socio di maggioranza ed effettivo dominus (95%), come accertato dagli ispettori ministeriali e dal CSM, nome e cognome erano omessi e figurava soltanto il codice fiscale. Anzi, per essere più precisi, il nome del magistrato era completamente assente.

Scrivere “l’atto costitutivo” anziché – come sarebbe stato più esatto – “la visura camerale” è stato un lapsus originato da una spontanea associazione di idee, essendo i due atti interconnessi. Del resto, l’atto costitutivo di una società è un contratto tra coloro che vi hanno messo il capitale, i quali ne regolamentano il funzionamento giuridico: le assemblee, gli organi, il diritto di voto, i soci, gli amministratori. In questo senso, è un atto “privato”. Cosa ben diversa è un’anomalia di questo tipo nella visura camerale, che è il passaggio della società a un’attività di mercato, comporta l’iscrizione nel Registro delle Imprese della Camera di Commercio e in quanto accessibile, per lo più, a coloro che con quella impresa vogliono avviare rapporti è, di fatto, un documento pubblico. Ed è in questo documento “pubblico” che il nome del socio Maurizio Musco – peraltro detentore del 95% del capitale azionario, come si diceva – in tutte le pagine della visura non c’era, sostituito dal codice fiscale, come mostriamo nella foto.

 

Il dottor Maurizio Musco e i puntini di sospensione

 

“La Civetta di Minerva” aveva già dato notizia della conclusione delle indagini, del rinvio a giudizio, degli arresti domiciliari e del pronunciamento del Tribunale del Riesame sull’ing. Natale Borgione. Nel numero del 2 dicembre 2011 (pagina 9, prima colonna), scrivevamo: “…la concessione negata dall’ing. Borgione per il centro commerciale dell’Open Land, il quale è stato sottoposto a provvedimenti cautelari, annullati poi dal Tribunale della Libertà di Catania…”. Sempre il 2 dicembre, a pagina 10, scrivevamo: “…Natale Borgione finiva agli arresti domiciliari… Ma l’accusa verso il funzionario si rivelò assai debole e infatti i giudici del Riesame…”

Ci si contesta di avere scritto, nel numero del 16 dicembre, “Altra chiarezza va fatta sulla posizione processuale dell’ing. Borgione posto ancora tra color che son sospesi… tenere in stand by procedimenti che si prestano ad essere chiacchierati per le situazioni oggetto della nostra inchiesta…”, aggiungendo che con ciò implicitamente affermavamo che Musco Maurizio non dava ulteriore corso al procedimento penale nei confronti di Borgione Natale, quando, in realtà, egli aveva formulato, nei confronti di costui, richiesta di rinvio a giudizio in data 25.7.2011, depositata presso l’Ufficio Gup il 23.9.2011.

In verità, l’ipotesi prospettata cade da sola se si legge l’intera frase, sostituita dal dottor Musco con i puntini di sospensione: “Altra chiarezza va fatta sulla posizione processuale dell’ing. Borgione, posto ancora tra coloro che son sospesi nonostante il pronunciamento netto e chiaro del Tribunale del Riesame. Tenere in stand by…”. Su che cosa mai avrebbe dovuto pronunciarsi il Tribunale del Riesame se non sugli arresti del dottor Borgione in seguito al rinvio a giudizio? Lo “stand by” si riferiva a indiscrezioni secondo cui, dopo il pronunciamento del Riesame, erano state riprese altre indagini su Borgione. Non sapendo nulla di più, ci siamo tenuti sulle generali.

Rapporti d’affari con l’avv. Piero Amara

Sezione Disciplinare CSM, sentenza/ordinanza n. 114/2012 (pag. 4)“…è emerso un articolato quadro di relazioni economiche tra i due magistrati incolpati (n.d.r., Rossi e Musco) o alcuni loro familiari, l’Avv. Piero Amara e alcuni familiari di quest’ultimi“. E, più avanti, “…Il dott. Musco, sostituto procuratore della Repubblica di Siracusa, era, come da lui stesso confermato, proprietario del 95% delle quote della società Panama srl, avente come oggetto sociale… La società era stata amministrata dapprima dalla sorella del dott. Musco e quindi dal dott. Miano, già praticante presso lo studio Amara; questa società, poi posta in liquidazione, con delibera societaria del 10 novembre 2011, aveva stipulato, in data 30.5.2011, con la Geostudi srl, società partecipata al 50% dall’avvocato Piero Amara, un contratto di locazione di un terreno sul quale si sarebbe dovuto installare un impianto fotovoltaico…  Peraltro, l’esistenza di un consolidato rapporto tra il dott. Musco, l’avv. Amara e i suoi familiari è confermata dalle dichiarazioni rese dai magistrati e dagli avvocati sentiti nel corso dell’ispezione”.

Il dottor Musco vuol denunciare anche il CSM per le falsità scritte in questo documento?

Nulla, invece, il giornale ha scritto di “legami di tipo economico…” con “altri magistrati in servizio anche presso la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Siracusa”.  Lasciamo al dottor Musco il compito, durante il processo, di produrre documentazione di quanto afferma.

La relazione sentimentale del magistrato

Il nucleo investigativo dei Carabinieri di Siracusa era stato incaricato di accertare “se il dott.· Musco ha legami sentimentali con la sorella della moglie dell’Amara…”. “Il presunto legame sentimentale del magistrato con la sorella della moglie dell’avv. AMARA affiorava nel corso di indagini… coordinate dalla Procura della Repubblica di Catania, DDA, nell’ambito del procedimento penale…, condotte da personale di questo Nucleo. Si producono i dialoghi intercettati tra presenti che riscontrerebbero tale legame sentimentale

Nel report del Comando dei Carabinieri di Siracusa del 7 maggio 2009, pagina 5, si riportano i contenuti di tali dialoghi. “In proposito – è scritto in tale documento –  il 3.3.2008 veniva intercettato il seguente dialogo tra Pizzo Armando e Formica Roberto, ingegnere legato ad Amara Giuseppe, padre dell’avv. Amara Piero. Tra vari argomenti di interesse investigativo, discutevano: del legame tra il pm Maurizio Musco e una donna…” (n.d.r.: tralasciamo il contenuto per la trivialità). “Il 7.4.2008 veniva captato un altro dialogo tra Massimo Carrubba, Pizzo Armando e uno sconosciuto in cui, tra vari argomenti di interesse investigativo, discutevano… nonché del legame sentimentale… con la cognata dell’avv. Amara Piero (ndr: anche stavolta omettiamo il dialogo per l’oscenità di un verbo)”.

L’editrice, associazione culturale Minerva

Il dottor Musco rivolge la richiesta di risarcimento all’associazione culturale Minerva, fondata nella primavera del 2009 per editare “La Civetta di Minerva”. Ne facevano parte stimati professionisti siracusani, che versarono all’atto della costituzione cinquemila euro ciascuno, e altrettanto fecero alcuni giornalisti che da allora ad oggi hanno sempre fatto parte della redazione. Il giornale – che nel primo anno era un settimanale, tutto a colori – in diciotto mesi esaurì questo tesoretto, a causa della assoluta mancanza di pubblicità. Da allora in poi esso è stato finanziato dal direttore, che fin dalla prima ora dell’associazione editrice ne è stato presidente, prima riversando in esso il risarcimento ottenuto dalla Provincia Regionale a causa di una strada provinciale malfatta che, a ogni scrosciar di pioggia, riversava sul suo confinante terreno massi e detriti che rendevano impossibile una produttiva coltivazione, risarcimento disposto dal Tribunale (difensore di Franco Oddo era l’avv. Flaccavento), poi  – quando anche questi soldi finirono – vendendo il suo terreno in Val di Noto, unico bene lasciatogli da suo padre. Quando arrivammo ancora una volta all’asciutto, alcuni giornalisti si offrirono di decurtare mensilmente parte dei loro stipendi o della loro pensione (il direttore) per continuare le pubblicazioni. Tutti fatti documentabili.

L’apporto dei soci della prima ora si è svuotato già nell’estate del 2011. E’ da quella data che l’Associazione, seppure informalmente, ha cessato l’operatività. Ma comprendiamo il  dottor Musco, consapevole del disastrato conto corrente del direttore e della diversa situazione finanziaria dei soci. Dovremmo preoccuparci se avessimo scritto falsità, come egli sostiene, non ci preoccupiamo affatto perché siamo in grado di dimostrare – come si evince da queste pagine – l’aderenza di ciò che abbiamo scritto con i documenti in nostro possesso.

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