La Civetta liscia le piume e si abbandona a chiacchiere da salotto. Da XFactor al referendum, passando dal caldo degli orsi polari
La Civetta di Minerva, 25 novembre 2016
Ogni tanto (ma solo ogni tanto) capita anche a noi di parlare di argomenti soft. Di quelli che si affrontano a tavola, tra una portata e l’altra, di quelli che nutrono le chiacchiere da salotto , di quelli che si affastellano nelle telefonate tra adolescenti.
I reality, per esempio. E l’influenza che hanno (o che ricevono) dalla realtà (senza ipsilon).
E, restando nell’esempio: XFactor, il fortunato format che promette di sfornare cantanti nuovi di zecca; e alcuni, bisogna ammetterlo, hanno spiccato un bel balzo da quel trampolino in onda in prima serata su Sky e, prima ancora, su Rai Due. Ha fatto “scalpore” (è d’obbligo usare le virgolette per contornare questo sostantivo) la decisione dell’intonato duo Daiana Lou di lasciare la competizione, all’esito della quarta puntata. La ragione addotta dai due giovani è quella della loro inadattabilità alle dure regole televisive. “Non si può”, hanno dichiarato, “commemorare una morte (quella di un precedente concorrente di Xfactor, avvenuta a Roma, in circostanze ancora da chiarire, ndr) e, subito dopo, pubblicizzare delle patatine”. E hanno rincarato: “Noi abbiamo trovato altrove la nostra felicità, non nel successo”.
Al di là delle motivazioni probabilmente mediatiche di questa scelta, qualche riflessione ne è sicuramente scaturita. Le esigenze della diretta in TV, della iper-connettività dei social e, in generale, di un mondo a velocità FFW (il Fast Forward dei videoregistratori, per i non anglofoni, i non tecnologici e per chi non ama gli acronimi) ci hanno forse privato della capacità di fermarci, tirare un sospiro e meditare? Questa società ci vuole così tanto votati al successo da farci credere che esso sia la panacea di tutti i mali?
E, sempre al di là della “salvifica epifania” (così l’ha efficacemente definita “Il Fatto Quotidiano”) delle due aspiranti star di “XFactor”, gli sponsor, le pubblicità subliminali, i product placement ci hanno forse depredato della capacità di libera autodeterminazione, indirizzando le nostre scelte (di consumo, vestiario e sembianze)?
Non c’è tempo per rifletterci su. Ecco un’altra notizia apparentemente “soft” e che, sempre apparentemente, potrebbe non interessare noi, isolani di spirito e corpo: annullate le gare sciistiche che dovevano tenersi a Lake Louise, in Canada, e a Beaver Creek, in Colorado.
Il motivo? Non c’è e, secondo le previsioni meteorologiche, non ci sarà abbastanza neve.
Fa caldo, fa davvero caldo: manca un mese a Natale, spuntano già, qua e là, le prime lucine intermittenti color rosso Santa Claus, eppure di maglioni di lana e piumini pesanti non abbiamo proprio voglia. E, talvolta, piove, ma è una pioggia colma di muddura, di quell’umidità che lascia i capelli gonfi e le ossa anchilosate.
Meno male che il nuovo presidente degli Stati Uniti ci ha rassicurati: il riscaldamento globale è tutta una bufala o, peggio ancora, un’invenzione made in China. In realtà, gli orsi polari ringraziano l’uomo perché, di inverni rigidi, non ne potevano più. E pure noi siamo contenti perché, adesso, si va a mare fino a novembre inoltrato (almeno in potenza, perché in sostanza si lavora e si va a scuola) e il Mediterraneo è tiepido come una vasca da bagno.
Inoltre, con buona pace degli amici orsi (che, adesso, cominciano a boccheggiare un poco per il caldo), noi abbiamo la coscienza a posto: abbiamo pure cominciato la raccolta differenziata porta a porta (Come dite? Triangolo della morte? Ma cosa ne sapete, voi, dal Polo Nord?).
Attenzione: oltre ai gas serra, ora dobbiamo preoccuparci pure dei vapori aromatizzati alla benzina e degli effluvi di diesel che si adagiano delicatamente sul fondo dei nostri polmoni. L’Agenzia europea per l’ambiente conta quasi cinquecentomila morti premature, ogni anno, su tutto il territorio del nostro vecchio continente.
Troppe, davvero troppe riflessioni. E poi fa ancora troppo caldo per riflettere. Magari, durante la cena di Natale si potrà riprendere il discorso …
Ma, ben prima di quella data, c’è un appuntamento importantissimo: quello con le urne referendarie. Prima di lasciarsi rabbonire (o, al contrario, imbestialire) da politici e politicanti di turno, si dovrà pur leggere questo benedetto testo della riforma. Perché non si potrà mica prendere una decisione a scatola chiusa (a quello ci pensano già i protagonisti del reality-con-la-ipsilon “Matrimonio a prima vista”, che si sposano senza conoscere in anticipo il proprio partner).
Ma noi non siamo in un format televisivo (e, se vi fossimo, magari ne vorremmo uscire, come i Daiana Lou); la nostra realtà è ben diversa e, lasciando da parte imbonitori (politici) e insultatori (sempre politici), dovremmo formare una precisa idea sulla scelta del 4 dicembre.
E, per farlo, leggere il nuovo, ipotetico testo dell’articolo 70 della Costituzione.
Ma quante righe, quante parole. No: fa ancora troppo caldo per continuare a fare chiacchiere da salotto, figuriamoci per leggere. E dire che, noi, non siamo orsi polari.

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