Buonagrazia (Tutti per Fido): “Avola disattenta al randagismo”

“Il comune non si dimostra attivo nel controllo del fenomeno sul territorio e spesso il servizio non risulta efficiente”. Il caso dei cani al cimitero

 

La Civetta di Minerva, 14 ottobre 2016

Ne parliamo da sempre ma, inutile nasconderlo, il fenomeno del randagismo c’è e persiste in tutti i comuni della provincia. Non ci addentreremo sul trasporto e illegalità di tale fenomeno già attenzionato dalle forze dell’ordine, quanto sulle difficoltà che incontrano spesso le associazioni animaliste nel far rispettare dalle amministrazioni le norme di legge.

Di certo al centro dell’interesse vi sono comuni spesso sordi o disattenti al fenomeno, sia per carenze economiche sia per poca accortezza nei riguardi degli animali. Ricominciamo dal comune di Avola dove Achille Buonagrazia, presidente dell’associazione Tutti per Fido, lamenta che la sua realtà cittadina è affetta da problematiche di randagismo. “Per avversare il fenomeno – ci spiega il Presidente – gli uffici comunali devono provvedere, su segnalazione o meno, alla cattura e alla cura dei cani randagi, alla loro microchippatura e sterilizzazione e infine al reinserimento dell’animale secondo le modalità previste. Purtroppo il comune di Avola non si dimostra attento nel controllo del fenomeno sul territorio e spesso il servizio attuato non risulta efficiente”.

Buonagrazia lamenta infatti che, nonostante le continue e costanti segnalazioni, il fenomeno del randagismo è ben lontano dal diminuire o scomparire nella città e spesso cani non catturati e senza cure vagabondano per le strade costituendo un pericolo per la viabilità, per i cittadini, per la sicurezza e ovviamente anche per se stessi in quanto reietti e smagriti. Se dovessimo elencare tutte le sollecitazioni e le denunce di Tutti per Fido saremmo costretti a utilizzare per intero le pagine di questo numero de La Civetta e allora ci soffermiamo sui casi più recenti.

L’ultimo in ordine di tempo risale a fine agosto 2016 quando Buonagrazia chiede l’intervento della polizia per la presenza di cani randagi e di un’intera cucciolata all’altezza del cimitero di Avola. Per tre volte il presidente sollecita le forze dell’ordine ma ne attende vanamente l’arrivo finché, due giorni dopo (siamo al 2 settembre), Buonagrazia ripassando dall’area trova uno dei cani morto per investimento d’auto, l’altro ferito. A quel punto le forze dell’ordine sopraggiunte chiedono l’intervento del servizio randagismo del comune avolese… nessuno però si fa vivo, così il 9 settembre i cani sono ancora là, Buonagrazia richiama e una triste fatalità vuole che proprio un cucciolo venga ucciso da un’auto per errore da un automobilista all’arrivo delle forze dell’ordine.

Insomma durante l’arco temporale tra il 30 agosto ed il 9 settembre di certo qualcosa il servizio randagismo del comune di Avola, con in testa il geometra Argentino, poteva fare piuttosto che dover poi spostare le carcasse dei poveri animali investiti involontariamente. L’intempestività non premia né gli animali né gli automobilisti che ovviamente rischiano in prima persona la propria incolumità e danni notevoli alle auto.

Vi è poi la segnalazione di randagismo di diversi residenti che comunicano che nei propri terreni di contrada Mutubè si radunano cani randagi e chiedono l’intervento al fine di risolvere il problema. Il dirigente del servizio veterinario presso il distretto di Noto assieme alle forze di polizia relazionano ampiamente sullo stato di salute incerto degli animali sostenendo che di certo necessitano di cure e accudimento. Il dirigente ne prescrive la cattura e il ricovero. Ora ciò che colpisce è che una delle segnalazioni risale al 29 maggio 2016, che il dirigente del servizio sanitario di Noto e la polizia municipale abbiano steso la propria relazione il 14 agosto e che ancora il 6 settembre i cani stazionassero nel terreno del proprietario senza che il servizio preposto fosse intervenuto.

Insomma decine di segnalazioni tra associazione e residenti si accavallano. Il comune dovrebbe (ma lo fa?) catturare i cani segnalati per microchipparli (diventandone così responsabile) curarli, sterilizzarli e rimetterli sul territorio come previsto dalla legge. E che fine ha fatto la sala operatoria del comune chiusa a causa delle inaccettabili condizioni in cui versava? Da tempo lo sappiamo: una delle strade indispensabili da percorrere è una seria campagna di sterilizzazione programmata con l’Asp e una costruttiva collaborazione con le associazioni animaliste e la microchippatura.

Se i comuni, tutti, non decideranno di agire in modo concreto il rischio è quello, come accade in alcune realtà, che i cani scompaiano all’improvviso e non si sa né come né dove o che muoiano per le polpette avvelenate come è già accaduto nel comune di Avola (e purtroppo in molti altri della nostra realtà). O che, infine, diventino strumento di arricchimento illecito per organizzazioni non sempre trasparenti.

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