Per assicurarsi le nomine nel CdA della Sac, c’è chi ha fatto inversioni a U delle proprie opinioni. A Siracusa si teme che la rappresentanza locale sia fagocitata dagli etnei
La Civetta di Minerva, 14 ottobre 2016
Alcuni numeri per aver chiaro il quadro della situazione. 33 sono i seggi nel Consiglio Camerale: Tre spettano ai rappresentanti dei consumatori, dei sindacati e dei liberi professionisti nominati con specifica procedura e uno agli istituti di credito, indicato dall’Associazione Bancaria Italiana; i restanti 29 vengono distribuiti in base alla forza di ogni associazione delle province di Catania Siracusa Ragusa, cioè in base al numero delle imprese iscritte e degli addetti.
Nella Società Aeroporto di Catania, che gestisce Fontanarossa, il 62,5% delle quote è detenuto dalle tre camere di commercio, mentre l’Istituto Regionale per lo sviluppo delle attività produttive della Sicilia, la città metropolitana di Catania e il Libero Consorzio di Siracusa detengono rispettivamente il 12,5% delle quote rimanenti. La SAC possiede la maggioranza delle quote della SoACo (società aeroporto di Comiso) che gestisce lo scalo Pio la Torre.
È quindi la gestione dell’aeroporto di Catania (e in subordine anche di quello di Comiso) la chiave di volta dell’aggregazione delle camere di commercio di Catania Siracusa Ragusa in un unico organismo del sud est. Se infatti tutte le strade portano a Roma, in questo complesso e contraddittorio processo, avviato ormai da un paio d’anni, tutte le inversioni a U, tutti i tornanti da capogiro è alla SAC, alla società di gestione di Fontanarossa, che conducono.
Ma in questo contesto qual è il ruolo delle imprese siracusane, chi il loro ispiratore, quali le finalità?
Parte infatti proprio da loro la bufera che ha travolto la Camera di Commercio di Catania: una settantina i titolari di aziende siracusane che hanno dichiarato di essere stati inseriti, quali iscritti “a loro insaputa”, in alcune associazioni così da garantirne il successo (questo il sospetto) in vista delle elezioni per il controllo dei 33 seggi del nuovo consiglio camerale.
In particolare la Fapi e l’Euromed fra il 2013 e il 2014 avrebbero totalizzato un massimo di iscrizioni, così come d’altra parte accaduto in altre province con altre associazioni. Dati quindi non veritieri quelli presentati da Alfio Pagliaro, presidente della Camera di commercio di Catania e nominato dal Mise quale responsabile unico del procedimento per l’aggregazione, secondo le aziende aretusee strette intorno a Confindustria e a Ivan Lo Bello (presidente di Unioncamere per il triennio 2015-2017) che alcuni, in tempi certo a lui più favorevoli, avrebbero voluto alla guida proprio della nuova Camera del sud est.
Accuse, sfociate in un esposto di 30 associazioni di categoria capitanate da Confindustria, considerate da altri stakeholders strumentali, illazioni smentite dai successivi controlli che avrebbero dimostrato sia la regolarità nella ripartizione e assegnazione dei seggi operata da Catania sia l’esclusione immediata dai giochi delle stesse Fapi ed Euromed. Quindi solo melina, o una raffinata strategia, guardando a scelte imminenti quali in particolare proprio le nomine nel Cda della SAC, destinato a gestire risorse ingenti nonché avviato alla privatizzazione e a collocarsi in borsa.
“Manovre” che vedono forse accordi finalmente raggiunti nella nomina “all’unanimità” dell’amministratore delegato della SAC nella persona di Nico Torrisi, presidente di Federalberghi Sicilia, in sostituzione dell’imprenditrice Ornella Laneri, erede del prestigioso albergo Sheraton di Catania, fondato dal padre, a quanto si dice gradita a Confindustria.
Quindi, a questo punto, la nomina di Torrisi sancirebbe la vittoria della Confcommercio regionale presieduta da Pietro Agen, che aveva espresso critiche sulla nomina dell’imprenditrice, priva a suo avviso dei requisiti necessari all’incarico (ex articolo 23 dello statuto SAC), fatti su cui già la Procura aveva avviato un’indagine ipotizzando il reato di abuso d’ufficio. E probabilmente proprio a causa di questa particolare attenzione dei magistrati, l’assemblea della SAC, che già aveva rimesso al consiglio dei sindaci la valutazione relativa alla conformità dei requisiti per le nomine sia della Laneri come amministratore delegato che della prof.ssa Daniela Baglieri quale presidente, si è premurata di revocare a tempi di record la neo eletta.
Una partita a scacchi quindi che vede Confindustria contro Confcommercio mentre la Procura catanese indaga a tutto campo, chiamata in campo ora dagli uni ora dagli altri, tanto sulle procedure di accorpamento delle camere di Catania Siracusa Ragusa (che vede già iscritto nel registro degli indagati per abuso d’ufficio il commissario ad acta Alfio Pagliaro, un atto dovuto a seguito delle denunce ma che a noi sembra destinato al nulla) quanto sulle nomine alla SAC, oltre ad aver avviato precedenti indagini sulle supposte anomalie dei bilanci delle aziende del registro camerale etneo. Un record nazionale per Catania, la cui camera di commercio, almeno dal 2010, registra tali anomalie con percentuali superiori al 60% delle aziende iscritte.
Incertezze anche sul nuovo supercommissario che nei programmi del governatore Crocetta dovrebbe finalmente dipanare la matassa della, prima fortemente auspicata e poi vituperata, Camera unica del sud est: un posto ancora vacante da quando all’ex procuratore capo di Agrigento a riposo, Renato Di Natale, sono bastati 3 giorni (dal 7 al 10 settembre) per rifiutare la proposta dell’assessore regionale Mariella Lo Bello “a causa di impegni professionali e personali”.
Più difficile del previsto quindi sostituire Alfio Pagliaro dopo la denuncia di cui si è detto per l’assenza nel suo operato di “trasparenza e correttezza” – ridotte percentuali di verifica dei controlli sulle aziende delle varie organizzazioni che hanno presentato i plichi lo scorso 30 novembre, plichi aperti irregolarmente e mancato coinvolgimento dei segretari delle altre due Camere (Siracusa e Ragusa) in tutto l’iter – e l’atto di diffida dal proseguire oltre “nel processo di gestione della costituenda Camera in ragione di modalità di gestione idonee a generare danni ingentissimi all’intero processo”.
Accuse rintuzzate punto per punto dallo stesso Pagliaro in un’intervista rilasciata alla giornalista Monica Adorno di Live Sicilia. In essa il commissario ad acta non solo chiarisce la correttezza procedurale del proprio operato ma in merito ai 33 seggi da assegnare precisa: “Si lamenta che io non abbia considerato tra le voci i servizi alle persone. Ma è sbagliato e lo sanno. In “Altro Settore” rientrano: formazione, sport cultura e intrattenimento, barbieri, parrucchieri ed estetisti e servizi alle famiglie. È il decreto ministeriale che li raggruppa. Altre camere li chiamano “Servizi alle persone”. Proprio Siracusa ha inserito lì il Commercio estero arrecando un danno al terziario che non ha potuto partecipare per come avrebbe dovuto. La verità è che a Siracusa l’80% delle esportazioni le fanno le raffinerie. In questo modo Confindustria oltre ad avere i seggi che le spettano, ne ha uno in più con il commercio estero”.
Ancora Siracusa quindi, e il suo giro di valzer. Antesignana della riforma della pubblica amministrazione Madia (il decreto attuativo, approvato il 25 agosto scorso, riduce le camere di commercio da 105 a 60, da 9 a 4 in Sicilia) con la sua proposta, già nel 2014, di una Camera unica del sud est – un volano a 360° per tutta la Sicilia orientale, si diceva -; redattrice nel febbraio 2015 di una relazione osannante tale aggregazione; pentita a quattro giorni dalla sua ultima ora, la camera di commercio di Siracusa, insieme a un lungo elenco di associazioni di categoria, oggi volta le spalle a Catania e guarda voluttuosamente alla sola Ragusa per affinità culturali economiche produttive ecc.
Un percorso al limite anche condivisibile se fosse in gioco davvero il futuro del territorio ma è legittimo chiedersi – ed è questo il nodo della questione – cosa abbia determinato oggi valutazioni così difformi da quelle di due anni fa. Il confronto tra le dichiarazioni degli stessi protagonisti a distanza di qualche mese le une dalle altre lascia basiti e determina un effetto di straniamento tale è la loro dissonanza. Addurre quale giustificazione il mero “errore” è un pannicello caldo, offende l’intelligenza degli interlocutori. È evidente che in ballo ci sia ben altro.
Intanto il decreto del Mise dal 25 settembre è un atto compiuto, così come quello dell’assessore regionale Lo Bello, e dal ministero già si è fatto sapere che non sono graditi i passi indietro.
Quindi? Fare pressione sul governo per ottenere una modifica del decreto: questa l’unica strada possibile per i rappresentanti politici del territorio.
Obiettivo non dichiarato: evitare che la camera del sud est, con buona probabilità a guida Agen, ottenga la maggioranza delle quote SAC, condannando i rappresentanti siracusani a un ruolo marginale e lasciando altri personaggi illustri a rosicarsi le mani mentre si avvia il processo di privatizzazione dello scalo aeroportuale con i tanti e complessi passaggi intermedi, si va al rinnovo dei servizi in scadenza, si riorganizzano i parcheggi, si rilanciano le fruttuose attività commerciali mettendo “ordine” tra le concessioni.
Qualcuno già chiede l’intervento di mamma ANAC.

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