Mustafà Kan, misteriose le cause dell’affondamento

La nave, costruita nel 2009, era relativamente giovane. In mare migliaia di tonnellate di fosfato d’ammonio, due grammi del quale possono uccidere un pesce di un chilo. Non si capisce come si sia allagata la sala macchine

 

La Civetta di Minerva, 30 settembre 2016

La Mustafa Kan si inabissa lentamente, mantenuta a pelo d’acqua, ma non si sa ancora per quanto tempo, da una camera d’aria. A quanto pare, dopo aver constatato nell’immediatezza dell’incidente, avvenuto giovedì notte (il 22), l’impossibilità per i mezzi intervenuti, provenienti da Catania Siracusa e Pozzallo, di rimorchiarla nel porto di Augusta, le autorità marittime, di certo di concerto con il Ministero, hanno deciso di lasciarla affondare nelle acque profonde (duemila metri) tra Siracusa e Avola, con il suo carico di 8mila tonnellate di fosfato d’ammonio.

Tanto non è inquinante, hanno detto tutti. “Arpa Sicilia per tenere sotto controllo le acque territoriali al largo di Avola da un possibile inquinamento dovuto all’affondamento a 24 miglia dalla costa della nave “Mustafa Kan” che trasportava un carico di fosfato di ammonio, sta spostando in quell’area la Motonave Galatea con a bordo il personale tecnico della ST3-AREA MARE che unitamente a personale della ST di Siracusa effettuerà prelievi di campioni e misure dei parametri chimico-fisici nella colonna d’acqua” è stato il comunicato ufficiale.

Vigili invece gli ambientalisti che in questi giorni hanno rivolto un appello scritto a deputati regionali, parlamentari ed europei: “Abbiamo una grande preoccupazione per il danno che il materiale inquinante potrebbe causare all’ecosistema marino. A giudizio del tossicologo-igienista dott. Bordonaro il fosfato di ammonio, se sversato in mare, potrebbe apportare grave nocumento. La scheda tossicologica del prodotto riporta che bastano 2 grammi per far morire un pesce di 1 kg: data la quantità trasportata, si prospetta un danno enorme per la fauna ittica.

Il fertilizzante, inoltre, potrebbe causare l’eutrofizzazione delle alghe: una contaminazione nociva per la posidonia, l’alga marina che affolla il mar Mediterraneo e che ha una funzione ecologica fondamentale, rappresentando rifugio e linfa per la fauna ittica e anche salvaguardia della costa da fenomeni erosivi. L’alga se “fertilizzata” accrescerebbe in misura eccessiva e potrebbe soffocare. Inoltre, nella malaugurata ipotesi d’inquinamento da contaminazione, le correnti marine potrebbero portare il fosfato di ammonio in contatto con l’Area Marina Protetta del Plemmirio o verso il grande posidonieto di Vendicari. “La nostra Amazzonia marina” è il commento dei rappresentanti dei Verdi Paolo Pantano e Giuseppe Patti.

È indispensabile un attento monitoraggio anche per il carburante, presumibilmente qualche centinaio di tonnellate di fuel e di gasolio, oltre alle decine di tonnellate di chemicals e lubrificanti” hanno detto Enzo Parisi e Paolo Tuttoilmondo di Legambiente.

Le notizie ufficiali comunque rassicurano sui controlli costanti garantiti dalla presenza sul posto del battello disinquinante “Supergabbiano 6”, una delle otto navi “gialle” di Castalia, subito inviato, e coadiuvato, nei giorni successivi, da altri due mezzi dello stesso consorzio di stanza in Sicilia.

Ma la convinzione che si possa tuttora provvedere sia al traino della Mustafa (tecnicamente possibile) che al recupero dei fusti, di cui per altro non si conosce neanche la fattura ma che sono destinati a rompersi con la pressione o a corrodersi nel tempo, rimane, e con essa, per i più, la certezza che si preferisca, a una spesa di certo ingente, affidarsi all’effetto lenitivo sull’inquinamento della profondità dei fondali, del gioco delle correnti e dell’alta solvibilità del fosfato.

In fondo se vi dovessero essere gravi conseguenze sull’ecosistema marino, come è probabile, esse si verificherebbero lontano dagli occhi di tutti, quando l’eco dei fatti si sarà già spenta.

Dunque si lascerà affondare la Mustafa, e con essa il suo mistero. Quali infatti le vere cause di quell’ “improvvisa apertura di una falla a poppa” che avrebbe determinato l’allagamento della sala macchina” come dichiarato dall’equipaggio?

Le ipotesi nella cronaca locale sono state tante, alcune davvero azzardate (un’esplosione però silenziosa e senza danni evidenti allo scafo; uno spostamento del carico, tra l’altro solido e non liquido, senza alcuna ragione). Né i 16 membri dell’equipaggio, messisi in salvo sulle scialuppe prima di lanciare il mayday alle 3,10 del venerdì, hanno mai parlato di una collisione; né pensiamo che si possa ipotizzare un “cedimento strutturale” data la giovane età della nave costruita nel 2009.

E quindi? Si potrebbe pensare a uno di quegli errori così grossolani, per usare un eufemismo, da apparire incredibile: per esempio l’aver lasciato delle pompe o delle prese mare aperte ed essersene accorti quando ormai non c’era più nulla da fare. Una distrazione? Qualcosa di diverso che abbia a che fare con premi assicurativi o piani ancor più criminali?

Ovviamente illazioni su cui siamo certi farà presto luce la Procura di Siracusa che avrebbe già avviato indagini e che può contare sul racconto dei testimoni diretti.

Ai cittadini resta comunque il diritto di sapere cosa realmente sia accaduto, se e quali saranno le conseguenze in particolare sull’ambiente, e chi dovrà essere chiamato a rispondere sotto ogni profilo di quest’ennesimo disastro che non potrà certo essere archiviato nel silenzio.

CASTALIA COS’E’ – Castalia è un consorzio che riunisce 33 armatori italiani specializzati nell’attività di antinquinamento da idrocarburi, recupero rifiuti in mare e nei fiumi (plastica, fusti tossici, legno, ecc.), bonifica di litorali e aree marine, portuali e industriali (soprattutto vicino a raffinerie o centrali termoelettriche), indagini marine di controllo dei livelli di inquinamento o per la posa di cavi sottomarini. Dopo che nel marzo 1985, nello stretto di Messina, la petroliera ellenica “Patmos” ebbe una collisione con la nave cisterna “Castillo De Monte Aragon” e riversò in mare tonnellate di petrolio si diede impulso alla nascita di strutture antinquinamento. La prima convenzione con la Castalia risale al dicembre 1998, l’ultimo contratto del 2015 scadrà nel luglio 2017. Sono otto le unità navali (due d’altura e sei costiere) dislocate nei porti siciliani, ed è la Sicilia, per ovvi motivi, la regione con il maggior numero di navi antinquinamento.

 

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