500 euro di taxi per la tratta Fontanarossa-Siracusa!

La disavventura di due turisti inglesi, giunti nell’aeroporto di Catania. Anziché l’autostrada, l’autista sceglie un lunghissimo percorso interno. “Ci è costato molto più del viaggio low cost e del B&B”. Far West in città: posteggiatori abusivi chiedono anche due euro…

 

La Civetta di Minerva, 30 settembre 2016

Jane e John sono due inglesi che, partiti dalla gelida Albione alla volta di Malta, hanno sentito parlare così bene della Sicilia, e soprattutto della ridente costa siracusana, al punto di decidere di allungare le loro vacanze e visitare la più grande isola del Mediterraneo.

È l’inizio di settembre e, nonostante il tempo ancora mite, già bassa stagione: i due prenotano un volo low-cost e trovano una camera libera in un Bed&Breakfast di Fontane Bianche, a prezzi stracciati. Arrivano all’aeroporto di Catania e, stanchi del viaggio (John e Jane non sono più due giovincelli), montano a bordo di un taxi. Il tragitto sembra loro spaventosamente lungo: il tassista decide di non imboccare l’autostrada (recente vanto siciliano, dotato di interessanti gallerie al buio pesto), ma percorre delle strade interne. È un sollievo quando l’auto si ferma, in via Senigallia.

Il conto della corsa – non segnalato da alcun tassametro – è di 500 euro. Una cifra ben più alta dell’intero costo di aereo e pernottamento.

Fontane Bianche appare ai loro occhi deliziosa in quella sua malinconica solitudine di fine estate. Il mare è di un blu intenso, solcato da brevi onde, così simili a quelle che attraversano i bordi della carreggiata, con l’asfalto sollevato dalle radici degli imponenti pini marittimi. Passeggiando lungo i perimetri di villette già chiuse e abbottonate per l’inverno, senza che vi sia l’ombra di un marciapiede, la coppia, priva di mezzi di locomozione, si rende conto di essere perduta.

I due proseguono lungo il viale dei Lidi, alla ricerca di un posto in cui comprare una bottiglia d’acqua: molte delle botteghe stagionali hanno già le saracinesche abbassate. Chiedono informazioni a un fruttivendolo, che sosta in un angolo con una sicilianissima «Lapa» e che, sfortunatamente, non capisce una parola di inglese.

La storia di Jane e John ha, però, un lieto fine: sono stati “adottati” da una giovane coppia che vive tutto l’anno a Fontane Bianche e che ha riconosciuto nei loro occhi lo spaesamento dei turisti in terra straniera. Almeno, di ritorno in Gran Bretagna, i due hanno avuto anche qualcosa di bello – un’inesauribile ospitalità siciliana – da raccontare.

Ma, ecco, i commercianti che non battono lo scontrino ai turisti e triplicano i prezzi perché detengono il monopolio nella zona; e, vicino alle spiagge, i parcheggiatori abusivi (che chiedono «Due euro», «Due euro?!», «No: offerta libera, basta che mi dai qualcosa»); le enormi difficoltà incontrate da chi si trovi in una zona di mare, non abbia l’auto e desideri visitare la città, fare una passeggiata in Ortigia o al teatro greco; e, in fondo, l’idea che i turisti siano solo polli da spennare, portafogli da svuotare, frutti da spremere; tutte queste sono le peculiarità delle estati vissute a Siracusa, non da siracusani.

Ecco forse perché Fontane Bianche, Ognina, l’Isola, il Plemmirio sono posti incantevoli, ma non presi d’assalto dai turisti. Viene da chiedersi se non sia una strategia per tenere le nostre meraviglie poco fruibili, nascoste, riservate a pochi eletti.

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