Villa Corallo, rinviato al 30 settembre il processo a Musco

Prevista per quella data la chiusura del dibattimento. Nel tribunale di Messina respinta la richiesta della difesa di ascoltare persone che nulla hanno a che fare con i capi d’imputazione. Il pm Carchietti snobba l’avv. Amara, chiamato come teste dalla difesa: “Nessuna domanda”

 

La Civetta di Minerva, 8 luglio 2016

Ci son volute quattro ore e ben tre camere di consiglio per ottimizzare l’ultima udienza del processo messinese al pm di Siracusa Maurizio Musco, accusato di tentata concussione per la vicenda nota come villa Corallo (datata agosto 2007) e fissare al 30 settembre la chiusura del dibattimento e le conclusioni delle parti.

A dir il vero, sembra tutto fin troppo ottimistico perché sarà necessario sentire un tecnico informatico, il dottor Fabio Colucci del CISIA, come richiesto dalla pubblica accusa, ovvero dal pm Antonio Carchietti, e poi capire cos’altro salterà fuori. Perché la difesa del pm Musco è agguerrita, l’avvocato Alberto Gullino trova spunti continui da questo o quel teste e propone in continuazione di sentire uomini e donne che riducano in polpette quanto dichiarato dall’accusatore di Musco, ovvero il vice questore aggiunto Pasquale Alongi. Se poi risponde presente l’avvocato Piero Amara, è gioco facile insinuare dubbi. Peccato che il collegio presieduto da Silvana Grasso non abbia la minima intenzione di chiamare in aula testi che nulla possano dire sul capo d’imputazione. Dunque, respinte tutte le richieste della difesa, compresa l’acquisizione degli atti dell’operazione Vicerè della Procura di Catania e riguardante intercettazioni tra Alongi padre e figlio. Vabbè, uno ci prova.

L’avvocato Amara viene chiamato come teste per spiegare che ci sono nove processi che lo vedono in contrapposizione al pm Musco e la “conquista” di un solo provvedimento favorevole per un suo assistito: 4906 del 2005, 5183 del 2009, 5875 del 2011, 8434 del 2011, 6100 del 2009, 10627 del 2005, 2540 del 2006, 5691 del 2008 e 4835 del 2007. Insomma, “Musco non mi ha mai favorito”. E allora? Il Collegio respinge la richiesta di ammissione e poi quella di chiamare tre testi (per uno non vengono prodotti neppure i dati anagrafici completi) che l’avvocato Amara collega alla Stanza della legalità, dunque all’attività sul territorio del superpoliziotto Pasquale Alongi. Amara segnala alla Corte che la sua associazione staccò un assegno da 15.000 euro a sostegno dell’attività della Stanza della legalità.

Ovviamente, c’è spazio per richiamare i fatti collegati al pentito Fabrizio “Gimmy” Blandino, alle perverse logiche della politica di Augusta, dell’asse Carrubba-Blandino, dei poliziotti che fanno parte di un piano, anzi un “papello” contro Musco. Non basta. Amara ipotizza agguati mediatici a pagamento, insiste nel fissare al 2007 la conoscenza del pm Musco e usa toni pesanti contro Blandino. E ci tiene a spiegare l’Augusta del 2008, l’inferno di quei tempi politicamente parlando (ma anche con i riflessi sulla città commissariata per mafia). Il Collegio incassa ma, come detto, reagisce motivando come non attinenti al processo la marea di notizie fornite, che finiscono in supporti cartacei.

Diventa atto processuale anche il provvedimento disciplinare del CSM pro Musco ma il pm Carchietti obietta che è stato impugnato. Insomma, il processo non decolla ancora ma certe “zavorre” non appesantiscono più il volo.

Chiosa finale. Il pm Carchietti ha snobbato l’avvocato Amara: “Nessuna domanda, signor presidente”.

 

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