Primarie a costo zero, idea su come renderle possibili

Evitando i nominati dai padroni delle tessere e persone malavitose. Sempre più cittadini chiedono una regolamentazione per legge di queste designazioni

 

La Civetta di Minerva, 10 giugno 2016

Il problema. Oggi, com’è noto, abbiamo un parlamento di nominati, introdotti in lista dai signori dei partiti. I deputati e gli elettori non sono, di fatto, rappresentanti di chi li ha eletti, ma piuttosto di chi li ha candidati. A chi saranno devoti tali eletti? Certamente al signore che li avrà investiti della candidatura! A noi pare che la democrazia sia fortemente compromessa da un tale sistema.

L’esito della recente consultazione elettorale (per qualche aspetto, sorprendente), l’imminenza del referendum confermativo di ottobre, la questione del ridimensionamento (di seggi e di funzioni) del Senato e la coesa problematica della legge elettorale (mal riformata ed ulteriormente da correggere) stanno riproponendo all’attenzione dei cittadini la possibilità (da varie persone invocata) di ricorrere a primarie regolamentate per legge. La cosa è realizzabile in vari modi. Uno di essi, praticamente privo di costi, è quello che proponiamo di seguito.

Una soluzione molto semplice potrebbe consistere nella predisposizione di apposite tabelle su un risvolto della scheda elettorale. Se io cittadino oggi mi reco alle urne per eleggere il parlamento nazionale, potrò indicare, su una tabella predisposta sopra un lembo della scheda, in corrispondenza del simbolo su cui segno il mio voto, i nomi di cittadini che designo come possibili candidati del mio partito per le prossime tornate (nazionali, comunali, regionali…).

Nella scheda elettorale, esprimendo un voto unico di preferenza, si può designare un unico nome per ciascuna delle successive e diverse tornate elettorali. Nulla vieta di introdurre una seconda preferenza o anche una seconda designazione, in relazione alle possibili scelte del legislatore, che potrebbero auspicabilmente prevedere l’obbligo di rispettare la diversità di sesso in caso di doppia preferenza o di doppia designazione, cioè di indicare un uomo ed una donna.

I nomi ipotetici, che, a titolo di mero esempio, figurano nella colonna di destra, dovrebbero essere liberamente (non obbligatoriamente) segnati dall’elettore. Durante la campagna elettorale qualsiasi cittadino potrebbe rendere nota (tramite i network o via mail o nel modo a lui più gradito) la sua disponibilità ad impegnarsi in politica e ad accettare una eventuale candidatura che emergesse dalle primarie. Si potrebbero anche costituire comitati spontanei, a sostegno di potenziali candidati da suggerire ai cittadini elettori ai fini della designazione. Una tornata elettorale verrebbe quindi a costituire l’occasione per la realizzazione delle primarie per le future elezioni.

In sede di scrutinio dei voti il presidente del seggio elettorale, verificata la corrispondenza in orizzontale tra la lista votata (riquadro a sinistra) e quella affiancata (con lo stesso simbolo), compilata ai fini della designazione dei potenziali candidati, dichiarerebbe valido il voto espresso e staccherebbe il lembo delle designazioni per imbucarlo subito in una apposita urna. L’operazione è realizzabile in un secondo. La designazione di candidati in spazi diversi da quelli corrispondenti al simbolo votato sarebbe motivo di annullamento del voto e della designazione. L’urna contenente i lembi delle designazioni verrebbe poi trasmessa, sigillata, ad un seggio unico di ottimati volontari, costituito presso la prefettura. A chi ci si riferisce col termine ottimati? A cittadini noti alla prefettura per la loro probità e disposti a prestare la loro opera gratuitamente: giudici di pace in pensione ed ex dirigenti statali, vecchi intellettuali non di parte, professori in pensione, ecc.

Tale seggio unico effettuerebbe successivamente (con un lavoro che potrebbe durare settimane o mesi) lo spoglio dei lembi relativi alle primarie, disponendo distinti elenchi dei cittadini designati dai singoli elettori del partito a, b, c, ecc. Tali elenchi sarebbero trasmessi, in copia, ai rispettivi partiti, i quali si ritroverebbero con delle liste di cittadini candidabili per designazione dei propri elettori. Con tale sistema sarebbe restituito al cittadino il potere di designare i candidati; sarebbe superato il sistema delle tessere con tutti gli inconvenienti ad esso correlati; sarebbe escluso il potere dei signori del partito e dei detentori di pacchetti di tesserati.

Qualcuno potrebbe obiettare che attraverso le combinazioni dei designati (nel lembo delle primarie) si potrebbe rendere individuabile il voto, come poteva accadere quando vi erano più preferenze. In realtà il rischio paventato è meramente teorico, in quanto il presidente di seggio non dovrebbe procedere alla dettatura dei designati (indicati nel riquadro primarie), ma solo alla constatazione della corrispondenza dello spazio compilato con le designazioni a quello utilizzato (nella colonna di sinistra) per l’espressione del voto. Constatata tale corrispondenza (condizione di validazione!), il lembo delle primarie verrebbe subito staccato ed imbucato nell’urna da trasmettere, sigillata, in prefettura.

Sarà appena il caso di ribadire che il voto verrebbe validato solo in caso di corrispondenza dei riquadri utilizzati (o anche nel caso in cui l’elettore si fosse limitato a votare senza compilare il quadro primarie).

Primarie celebrate presso le sedi dei singoli partiti vedrebbero invece coinvolti, probabilmente, solo i tesserati e riproporrebbero problemi vecchi, come quello dei signori delle tessere, detentori di veri pacchetti azionari. E’ evidente che le primarie sarebbero in questo caso vinte dai candidati designati dai controllori di gruppi di tesserati. Inoltre questa soluzione comporterebbe vecchi inconvenienti: partiti appesantiti da apparati, necessità di un congruo numero di sedi, ecc. Oggi si preferisce puntare su partiti “leggeri”, che comportino meno spese.

Se invece ad eventuali primarie affidate all’organizzazione da parte dei singoli partiti mediante gazebo dovessero essere ammessi non solo i tesserati ma anche altri cittadini, si porrebbe il problema della loro identificazione: come riconoscere, presso un gazebo, gli effettivi simpatizzanti di una forza politica? Come evitare che uno stesso cittadino si presenti presso più gazebo per barare e/o per compromettere la serietà delle primarie? Come individuare qualche buontempone o provocatore di parte avversa che potrebbe chiedere di votare giusto per inquinare le primarie?

Il metodo da noi suggerito consentirebbe a tutti i cittadini che votano per un partito di indicare i candidati che vorrebbero trovare nelle liste dello stesso partito in successive tornate elettorali (politiche o amministrative). E se io cittadino voto per un partito, difficilmente designo burlescamente, come possibile candidato per le prossime elezioni, un personaggio inadatto!

Rimane certo il rischio di altri inquinamenti: gli elettori mafiosi o camorristi o i loro accoliti designerebbero uno dei loro o qualche politico notoriamente connivente. Ma contro questo tipo di inquinamento si possono immaginare altri filtri, definibili entro una cornice legislativa: per fare solo un esempio, i responsabili dei singoli partiti potrebbero essere ope legis investiti della responsabilità di escludere, a loro insindacabile giudizio (sanzionabile solo dagli elettori), i designati ritenuti inaffidabili o non candidabili. Sarebbe bello sentir dire: “Ci siamo presi la responsabilità di non inserire nella lista dei candidati il sig. Tizio, pur designato dagli elettori, perché siamo convinti che sia espressione di ambienti con cui non vogliamo avere rapporti e dai quali non vogliamo ricevere voti”. Oppure: “Sono stati esclusi dalla candidatura, precauzionalmente, i signori Caio e Sempronio, poiché risultano avere precedenti penali o carichi pendenti in corso”.

Non si capisce perché, in fatto di candidature, occorra aspettare il terzo grado di giudizio. Come dice Piercamillo Davigo, chiunque sappia che un vicino di casa sia solo sospettato di pedofilia non aspetta certo la sentenza definitiva per decidere, prudenzialmente, di non affidargli la propria figlioletta. Inoltre la “inesistenza di carichi pendenti in corso” era condizione indispensabile per l’assunzione di un dipendente statale. Perché ai fini di una candidatura (che può preludere ad un mandato molto delicato) dovrebbero essere considerate eccessive precondizioni di tal genere?

Tornando al sistema di primarie sopra ipotizzato, ci limitiamo a chiedere: sarebbe troppo difficile da realizzare?

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