Le fibre sono tossiche non solo quando vengono inalate ma anche lavandosi. Il tetto in eternit dell’ex conserviera, di fronte all’hotel Podere, è sbriciolato al suolo
La Civetta di Minerva, 27 maggio 2016
Cittadini stanchi ed esasperati che continuano a fare segnalazioni, preparare esposti, presentare denunce a consigli di quartiere, assessori, sindaci, carabinieri, prefetture, procure – certi comunque che nessuno se ne farà carico – sulla presenza di discariche o vecchi manufatti d’amianto abbandonati.
Proprio come i residenti di contrada Torre Landolina che, attraverso richiami costanti, e tutti vani, hanno più volte segnalato alcuni sacchi contenenti ondulina in eternit che, lasciati proprio al centro di un sottopasso, schiacciati dai trattori, sono stati frantumati insieme al loro letale carico: quanto di meglio per disperdere nell’aria le micidiali fibre.
Tre anni fa, su loro sollecitazione, avevamo documentato dettagliatamente le condizioni di gravissimo degrado dell’ex conserviera che insiste nella zona, di fronte all’hotel Podere, zona quindi molto frequentata anche dai non residenti. Ma oggi la situazione è di gran lunga peggiorata: del tetto in eternit non restano che brandelli, il resto è sbriciolato al suolo e si confonde con pattume di varia natura.
Più della città, le aree periferiche di Siracusa sembrano vocate a trasformarsi sempre più spesso in vaste discariche abusive e nessun rimedio pare potersi trovare. Nessuna azione di risanamento viene programmata dagli organismi competenti e nel campo delle responsabilità ciascuno se ne lava le mani. Ma, se può essere di una qualche consolazione, se è vero il detto “mal comune mezzo gaudio”, siamo tutti sulla stessa barca: il problema non è né locale né regionale ma nazionale, fatte salve poche realtà virtuose che certo al sud non trovano esempi.
Continuiamo a scontare l’inefficienza della pubblica amministrazione a ogni livello e assistiamo rassegnati a nuove iniziative che promettono miracolose soluzioni. È dei primi del mese l’annuncio del sindaco di Catania Enzo Bianco, nella qualità di presidente del Consiglio Nazionale Anci, della costituzione “del Tavolo interistituzionale” contro l’amianto.
Tutti insieme, ministeri vari, regioni, province, comuni, per definire “piani di azione biennali” sulle maggiori emergenze per finalmente vincere una guerra storica: 24 anni di messa al bando dell’eternit e ancora nessun consistente risultato. Anzi, l’entusiasmante notizia che il nemico non si aggira tutt’intorno a noi solo nell’aria ma che è presente, letale, anche nell’acqua: arriva dentro le nostre tranquille case attraverso chilometri di condutture in parte realizzate in cemento amianto, altrove come a Siracusa (e così segnalavamo in un articolo del febbraio 2007).
Gli ultimi studi dei più autorevoli organismi internazionali, ma già lo diceva il nostro Istituto Superiore della Sanità nel 1991, lo attestano con chiarezza e certezza scientifica: l’asbesto è cancerogeno, sempre. Viene smentita la convinzione che se ingerito sia innocuo: le fibre mantengono la loro alta nocività così come quando inalate.
Entra nell’organismo umano e va in circolo. È multipotente, in grado di individuare numerosi organi bersaglio: polmoni, reni, vescica, cistifellea. Da qui i mesoteliomi non solo pleurici ma anche peritoneali (il peritoneo riveste la cavità addominale), i tumori gastrointestinali e di altro tipo.
Un acquedotto in eternit, in condizioni ordinarie, può non costituire un rischio, ma in caso di vetustà o per rotture dovute a una qualsiasi causa si trasforma in un pericolo reale. E non si tratta solo delle particelle che beviamo ma anche di quelle che attraverso l’acqua (della doccia, per lavare il pavimento, ecc) prima si depositano e poi tornano in circolo, come è stato dimostrato. Varrebbe dunque il principio di precauzione, la necessità di intervenire per rimuovere l’origine del problema.
Ne discutiamo da decenni ma ancora le ultime rilevazioni dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) ci dicono che in Italia rimangono da bonificare circa 41.530 siti contaminati, con la presenza di 34 milioni di tonnellate di materiali in amianto compatto e alcuni milioni di tonnellate friabili.
In tutto è stato rimosso meno del 2% del totale, pari a circa 500 mila tonnellate. Rimaniamo dunque ancora esposti a polveri e fibre di amianto, che si sommano nel tempo, con un bilancio di circa 5 mila decessi ogni anno per patologie asbesto correlate. Numeri su cui non tutti concordano: 4mila vittime secondo l’Inail, almeno tremila secondo l’Associazione italiana di oncologia medica: una ogni otto ore, almeno tre persone al giorno. Dati ancor più preoccupanti se si considera che, visti i tempi lunghi di incubazione delle malattie possibili, il picco è previsto per il 2020.
Una svolta era sembrata possibile con l’adozione del Piano Nazionale Amianto nel marzo 2013 e invece i piani regionali sono andati a rilento, non sono state effettuate le mappature dei siti almeno in 10 regioni su venti e l’obiettivo della rimozione di tutto l’amianto entro il 2017 sa di favola.
“Con gli attuali ritmi di bonifica ci vorranno 85 anni per completare l’opera” ha commentato Tito Boeri, presidente dell’Inps, in occasione dell’ultima assemblea nazionale sulle morti bianche.
La verità è che, ovviamente, mancano le risorse necessarie: i 45 milioni per il triennio 2015-2017 appaiono insufficienti e non si comprende neanche se siano già disponibili.
A gravare sui costi in particolare è l’opera di smaltimento: gli impianti autorizzati (a marzo 2015 24) non sono in tutte le regioni, la Sicilia ne sarebbe priva, e si deve ricorrere al trasferimento all’estero, specie in Germania.
A quanto risulta, i fondi regionali stanziati, 18 milioni complessivi, servirebbero un po’ per tutto: interventi di rimozione su edifici pubblici come privati, realizzazione di un impianto di trasformazione dell’amianto in sostanza inerte, addirittura un centro di cura e prevenzione presso il Muscatello di Augusta.
Ma, al momento, ciò che si è raggiunto a Siracusa è, dal 15 marzo 2016, il piano comunale di smaltimento dell’amianto, un ritardo dovuto, secondo l’assessore Pietro Coppa, a quello con cui la regione ha emanato le linee guida necessarie, che non ha comunque impedito, già nel 2015, di fare qualcosa: la bonifica di 23 siti per un totale di oltre 25 tonnellate di rifiuti rimossi in parte ad opera dell’IGM (euro 30mila) e in parte dell’ISEA, una società di Catania (euro 20mila).

Commenti recenti