Polemiche sulla dichiarazione di dissesto e sul piano triennale. Il buco sarebbe di 21 milioni anziché i 102 strombazzati dai grillini in campagna elettorale
La Civetta di Minerva, 13 maggio 2016
Fin dall’insediamento della giunta pentastellata si era capito che i rapporti con l’opposizione sarebbero stati difficili. Vuoi per l’atteggiamento arrogante e autoreferenziale della nuova compagine governativa, vuoi per l’occupazione militare di tutte le cariche di competenza del consiglio comunale, interrompendo così una tradizione democratica che voleva la gestione del consiglio comunale articolata e tollerante pur nel rigoroso rispetto dei ruoli. Così a quasi un anno dal suo insediamento, la vita del consiglio è caratterizzata da scontri e polemiche oltre misura che lo hanno ingessato in una campagna elettorale continua. Mentre i 18 consiglieri di maggioranza sono asserragliati a difesa del fortino i 12 dell’opposizione si sono prodotti in una serie infinita di polemiche, più o meno giustificate, che hanno ridotto il massimo organo di indirizzo della città a mero ratificatore delle decisioni di giunta. Ciò ha impedito un utile confronto di idee ed una gestione rispettosa delle forze in campo, almeno così come si erano espresse al primo turno delle elezioni comunali.
Mentre il processo per le presunte infiltrazioni mafiose si svolge stancamente nelle aule di giustizia, dove non mancano i colpi di scena che sembrano ridimensionare l’allarme sociale che ha segnato la campagna elettorale, la vita amministrativa langue segnata dalla incauta scelta dei pentastellati di dichiarare il dissesto e da una campagna elettorale perenne con polemiche frequenti sulla stampa e sui social network mentre la città, nelle sue articolazioni sociali, resta attonita aspettando la “rivoluzione“ promessa.
Una impennata nel livello dello scontro si registra in questi giorni: l’opposizione unita (destra, sinistra moderati e tutte le fluttuazioni di colore possibili) tuona aggressiva verso l’amministrazione avanzando sospetti e accuse di scarsa efficienza amministrativa. Il top di questa diatriba si è registrata in occasione della discussione sul bilancio e sul piano triennale delle opere pubbliche. Sul bilancio, di fatto consuntivo dell’anno 2015, perché si è scoperto che il cosiddetto allarme sui conti del comune, che dalla maggioranza è stato posto a giustificazione della dichiarazione di dissesto, si è notevolmente ridimensionato e il “buco” sembra essere pari a circa 21 milioni (con altrettanti, da accantonare in via previsionale per liti e situazioni pendenti) cioè molti di meno dei 102 annunciati dai grillini in campagna elettorale (cifra tutto sommato modesta, stando alla capacità di entrate del Comune, il che sembrerebbe giustificare l’orientamento della commissione prefettizia verso un dissesto parziale) tanto da far dire all’assessore al bilancio, sviluppo economico e tanto altro ancora (considerato, all’unanimità, l’uomo forte della compagine governativa) che nel giro di tre anni le cose saranno sistemate.
Apriti cielo, storditi dalla serafica dichiarazione, tutti gli oppositori si sono scagliati contro l’Amministrazione accusandola di mendacio e scaricandole addosso un mare di critiche, sostenendo la tesi, riscontrata dai numeri dichiarati, che le vere ragioni della scelta sono state di natura “politica”, ciò al fine di scaricare sui precedenti amministratori ogni possibile responsabilità e coprire con la presunta carenza di fondi ogni insufficienza operativa prevedibile sulla base delle caratteristiche della giunta molto approssimative e risibili sul piano dell’esperienza amministrativa.
Le critiche alla giunta vengono implementate evidenziando che, fin dal suo insediamento, non solo manca di un assessore che si doveva occupare di risparmio energetico, mobilità e innovazioni varie ma che, recentemente, è stata rimaneggiata con l’abbandono della figura più luminosa, agli occhi degli augustani, del vicesindaco ed integrata con un giovane catanese estraneo alle problematiche locali sottolineando a chiusura delle bordate critiche che ciò che caratterizza sempre più l’esistenza di questa giunta sono la scarsa efficacia amministrativa e la mancanza di visione di futuro sulla città.
Ad irritare ancor più l’opposizione, che continua la sua polemica su stampa e social, sono state le vere e proprie sorprese che si sono evidenziate sul piano triennale delle opere pubbliche. Accanto a proposte di opere di dubbia valenza, spiccano, per la loro assenza, parecchi interventi urgenti e qualificanti come quelli sulle palestre scolastiche, la demolizione di quanto rimane della piscina, la soluzione del problema che produce ad ogni pioggia il permanente allagamento della strada che collega l’ospedale alla borgata e così via; opere, tutto sommato di modesta entità, ma indifferibili. Gli occhi dell’opposizione si sono particolarmente concentrate su almeno tre opere che, già avviate, aspettano solo di essere completate: i lavori di sistemazione del piazzale faro (di fatto unico posto privilegiato dalla popolazione per la stagione balneare), l’allargamento della strada che ne consente l’accesso e il completamento del complesso S. Domenico.
Sulle prime due vengono, a mezza bocca, avanzati sospetti sul ruolo e sulla forza politica dell’attuale vicesindaco (a detta dei più il vero dominus della giunta). In entrambi i casi le opere prevederebbero operazioni di esproprio, di quote di terreno di proprietà, che ha dimostrato, nel recente passato, di non gradire.
Su queste insinuazioni abbiamo cercato di vederci chiaro, apprendendo che per il completamento del piazzale del faro abbisognerebbero circa 100.000 euro per l’arredo urbano, l’illuminazione e l’acquisizione al patrimonio comunale del “famoso” parcheggio, oggetto in questi giorni di attenzione e polemiche sulla stampa. Le lagnanze della minoranza si appuntano sul fatto che dall’insediamento della nuova amministrazione nessun atto sarebbe stato posto in essere per chiudere la vicenda, nonostante le pratiche fossero quasi definite mancando solo l’accesso ai luoghi e la definizione del prezzo d’esproprio; prezzo che nel 2006 era stato quantificato in meno di 10.000 euro e che la precedente amministrazione, per utilizzarlo, in attesa della definizione della pratica, aveva preso in affitto a circa 9.000 (?) spendendo per lavori di recinzione e sistemazione del terreno altri circa 1500 euro.
Da dichiarazioni alla stampa, l’amministrazione faceva sapere che si appalesavano problemi che ne impedivano l’acquisizione per tali finalità in quanto l’area sarebbe soggetta al piano paesaggistico, e che, in merito, si era proposto un quesito alla regione; inoltre, per alleggerire la pressione delle inevitabili proteste che sarebbero scaturite nella ormai prossima stagione estiva a causa della carenza di spazi di sosta, nelle more, si era pensato di avviare un servizio di navette (autofinanziato dagli utenti) affinché i gaudenti cittadini potessero raggiungere ugualmente l’agognato mare senza portarsi appresso macchine ed evitare lo stress da ricerca di parcheggio. Rispetto a quest’ultima soluzione non sono pochi coloro che ipotizzano seri problemi alla circolazione in zona visto che in taluni tratti già oggi è impossibile transitare con due macchine contemporaneamente nei due sensi di marcia, si figuri ciò che determinerà, viene osservato, con la circolazione di una navetta.
Quest’ultima scelta, comunque la si giudichi, per l’opposizione rende ancora più incomprensibile l’abbandono del progetto che prevedeva l’allargamento della strada che porta al faro sentita come essenziale dalla cittadinanza. Anche in quest’opera sono previsti una serie di espropri, in parte anche a carico del vicesindaco il quale già, in fase di osservazioni, aveva espresso la propria contrarietà con note e valutazioni respinte dal Comune.
Le due vicende, comunque le si valutino, si contornano anche di aspetti quantomeno singolari: in ordine alle aree da utilizzare quali parcheggio: il PRG vigente destina tale zona a servizi e “in esse (art. 28 del PRG n.d.r.) ogni intervento è riservato alla Pubblica Amministrazione che è discrezionalmente libera di proporre singole opere con i limiti disposti dall’art. 34” (per le aree di rispetto n.d.r.); inoltre, si osserva che sull’area (peraltro già utilizzata a parcheggio, sia pure in regime d affitto), la soprintendenza ha già espresso, più volte, parere favorevole dando al progettista indicazioni su come procedere alla sua realizzazione e dunque sfuggono le ragioni delle perplessità avanzate dall’esecutivo per la sua realizzazione; anche per l’allargamento della strada che porta al faro (opera presente in tutti i precedenti piani triennali), non si comprendono le ragioni della sua esclusione dal piano triennale delle opere pubbliche, posto che l’ufficio lavori pubblici, più volte, l’ultima in febbraio di quest’anno, ha ribadito, formalmente, la necessità e l’interesse pubblico per la realizzazione dell’opera. Altra curiosità è sollecitata dal fatto che la proposta di piano delle OO.PP. deliberata dalla giunta al completo (escluso Pisani) è sottoscritta non dal responsabile dei LL.PP. ma da altro funzionario che firma per conto del naturale responsabile del procedimento.
L’allarme suscitato da queste scelte è, oggettivamente, giustificato. tra l’altro, dal fatto che Il mancato inserimento nel piano triennale delle opere pubbliche evidenzia la scarsa volontà, almeno nel triennio prossimo, dell’Amministrazione di procedere alla realizzazione delle opere necessarie all’allargamento della strada che conduce al Faro, con il rischio di far decadere tutte le procedure già avviate per gli espropri con danno economico per il Comune e il rinvio “sine die” di un’opera sicuramente utile e necessaria.
Fin qui i fatti ma, pensiamo, la storia continuerà con altri colpi di scena….

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