“Testimonianze illogiche e confliggenti con altre risultanze”

In tutte le udienze del processo, durato sei anni, è aleggiata l’ombra che lo scontro fosse più politico che giudiziario

 

La Civetta di Minerva, 15 aprile 2016

“Il processo Oikothen viene incardinato nel 2010 per fatti risalenti al 2004. Roberto Passanisi, dirigente allora dell’ufficio ecologia di Augusta, viene sentito a sommarie informazioni testimoniali (sit) dal sostituto procuratore Maurizio Musco fin dal gennaio 2006 e poi ancora nell’ottobre 2007, ma solo nell’ottobre 2008, dopo l’audizione di Giuseppe (Pippo) Amara, accusa me e Massimo Carrubba di minacce, pressioni e ritorsioni a suo danno” ricorda l’avvocato Nunzio Perrotta.

Inizia così un processo durato 6 anni di dibattimento nel corso del quale vengono sentiti anche gli ex consiglieri comunali, Rosario Salmeri e Piero Castro, la stessa moglie di Passanisi anch’essa dipendente comunale (che insieme a Passanisi e ad Amara verranno poi citati come testi d’accusa), e tra i tanti testimoni viene anche chiamato il pentito, collaboratore di giustizia, Fabrizio Blandino, un profondo conoscitore degli oscuri intrecci della politica augustana.

Tra i testimoni nessun rappresentante dell’Oikothen.

Ma per i giudici del Tribunale di Siracusa le testimonianze di alcuni dei testi d’accusa risultano ininfluenti perché la fonte è lo stesso Passanisi le cui dichiarazioni “all’esito dell’istruttoria dibattimentale, non risultano idonee a superare il necessario vaglio di credibilità soggettiva e attendibilità intrinseca al racconto, giacché presentano profili di illogicità e confliggono in parte con altre risultanze processuali di natura documentale e normativa”.

Così non risponde al vero che “la tardiva trasmissione del progetto Oikothen all’ufficio ecologia (un ritardo di 4 mesi, dal 27 ottobre 2003 al 26 febbraio 2004, ndr) abbia comportato una qualche lesione delle competenze dirigenziali del dottor Passanisi “dal momento che né era da norma previsto che egli eseguisse le proprie funzioni in tale fase, né tantomeno che esprimesse il parere emesso il 14 aprile 2004, diversamente da quanto sostenuto dall’imputato in procedimento collegato Amara Giuseppe (il processo per diffamazione intentato da Carrubba e Perrotta di cui si è scritto, ndr)”.

Così come, a proposito della presenza di una pericolosa faglia proprio nell’area in cui si sarebbero dovuto realizzare le due discariche della piattaforma Oikothen che, secondo Passanisi, il sindaco Carrubba avrebbe voluto tenere nascosta (da qui le minacciose reiterate pressioni su di lui che ne aveva denunciato l’esistenza), scrivono i giudici: “Poiché dagli atti del processo non risulta che dopo il 19 ottobre 2004 Passanisi fosse stato invitato a pronunciare parere sul progetto intanto modificato dall’Oikothen, non si comprende quale parere favorevole o, in ogni caso, mitigato dal mancato riferimento all’esistenza della faglia sarebbe stato sollecitato a lui dal sindaco Carrubba. È inoltre illogico prospettare un timore del sindaco… atteso che si trattava di circostanza ormai nota a diversi organi, ivi compreso il Commissario Delegato per l’emergenza rifiuti…”.

Ancora più illogico, aggiungiamo, se si considerano i fatti seguenti: nella conferenza dei servizi, prima convocata per il 4 ottobre, poi differita al 16 novembre, a cui partecipa anche il dottor Antonio Patella, delegato dal vice commissario per l’emergenza rifiuti e la tutela delle acque in Sicilia, il sindaco, con il suo consulente esterno professor Adolfo Parmaliana, reitera il parere negativo alla piattaforma già espresso in una precedente nota. Sarà invece proprio il commissario, con ordinanza del 25 maggio 2006, a notificare al comune di Augusta l’approvazione del progetto. Ordinanza impugnata innanzi al Tar del Lazio dallo stesso sindaco Carrubba una prima volta nell’agosto 2006 e poi una seconda volta, dopo che il Tar rigetta il ricorso nel 2010, innanzi al Consiglio di Stato. E ancora nel 2013 Massimo Carrubba, rieletto sindaco, questa volta con Michele Accolla quale assessore all’ecologia, ribadirà il proprio parere negativo alla piattaforma la cui vicenda amministrativa non si è ancora conclusa, che ha visto altre situazioni kafkiane e che riserva ulteriori sorprese, come presto racconteremo.

Tornando quindi alla sentenza di assoluzione del sindaco Carrubba, anche la testimonianza della moglie di Passanisi viene ritenuta dai giudici poco attendibile: “Le sue affermazioni in ordine alle ragioni del mancato rinnovo del suo incarico dirigenziale sono state sconfessate dai soggetti chiamati (da lei stessa, ndr) e, conseguentemente, sono risultate inficiate sotto il profilo della necessaria credibilità”. La riorganizzazione dei quadri dirigenziali del Comune e delle retribuzioni degli stessi dirigenti non è stata infatti funzionale a voler arrecare un danno a Passanisi e consorte, bensì motivata dalla necessità di restituire ordine e regolarità a scelte non più sostenibili delle passate amministrazioni.

E veniamo infine a Pippo Amara. Scrivono i giudici “Sorge spontaneo il dubbio – che tale rimane in assenza di conferme – che Amara Giuseppe, come riferito da Blandino Fabrizio, possa avere avuto –almeno in una prima fase – mire personali di natura economica nei confronti del progetto Oikothen giacché non si comprenderebbe come il medesimo, che ha dichiarato di non avere svolto alcun ruolo politico nella vicenda e che non ha rivestito alcuna funzione formale nell’ambito del procedimento finalizzato al rilascio dell’autorizzazione, abbia incontrato personalmente presso la propria abitazione l’ingegnere Raffaele Gionfrido, tecnico progettista della Oikothen…. Né può costituire una valida giustificazione il semplice fatto che Amara Giuseppe sia un geologo perché tale sua specializzazione professionale non lo legittima di per sé ad occuparsi del progetto Oikothen, né tantomeno – alla luce dei fatti sopra descritti – può dirsi che lo stesso abbia agito quale semplice cittadino”.

Un castello di carte: “i fatti non sussistono”.

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