E Beppe dà la “comunione” con grilli liofilizzati

Al posto dell’ostia, fa ingoiare ad alcuni esponenti di 5Stelle questo intruglio ammonendoli: “Fate politica, dovete abituarvi a mangiare molto di peggio”

 

La Civetta di Minerva, 15 aprile 2016

Si può verosimilmente ritenere che all’interno del movimento 5Stelle ci siano delle persone che nutrono seri elegittimi motivi di insofferenza per talune sortite di Beppe Grillo. Come quella, immortalata dalle immagini televisive diverse sere addietro, quando il comico genovese ha avuto la malsana idea, scendendo dal palcoscenico in platea, di dare la “comunione” ad alcuni esponenti di 5Stelle facendo ingoiare loro dei grilli liofilizzati e ammonendoli: “Fate politica, dovete abituarvi a mangiare molto di peggio”. Per la cronaca, i pentastellati sottoposti al rito (non si sa quanto di buon grado) sono stati il consigliere regionale piemontese Davide Bono, il senatore Alberto Airola e Chiara Appendino candidata a sindaco di Torino, stando a quanto si è letto su “La Sicilia”.

Pur ammettendo di non essere addentro alla realtà politica di 5Stelle, tuttavia ho la certezza che tra i pentastellati ci siano persone perbene che fanno della correttezza un punto fermo della loro vita, che sinceramente militano nel Movimento con un impegno finalizzato al raggiungimento del bene comune attraverso una scrupolosa etica. E siccome in genere lo scherzo di malata goliardia può starci ma entro certi limiti, la buffonesca sortita di Grillo esonda nella ipotesi di blasfemia.

Il fatto è che Grillo, estroso e perciò imprevedibile, anticonformista per soperchieria, protagonista assoluto alla smodata ricerca dei riflettori della popolarità, non smetterà mai i panni dello showman iconoclasta per rientrare nell’alveo di quella etica senza la quale non si può fare politica seriamente. E se è vero, com’è vero, che oggi la politica ha proprio bisogno di un lavacro rigenerativo, è anche vero che Grillo, con le sue bravate di cattivo gusto, è un devastante operatore della peggiore politica. Non è difficile ipotizzare a questo punto che qualcuno abbia potuto commentare: “Ma stu Grillu è propria cunvintu di superari a Berlusconi cu sti spiritusaggini”?

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Io sono invidioso. In senso buono. Non è una contraddizione in termini. Anche perché è una invidia assolutamente virtuale. Io sono invidioso perché mi sentirei migliore se avessi: la saggezza di Corrado Piccione, la genialità di Oreste Lionello, il sarcasmo di Luigi Pirandello, la bravura di Leo Gullotta, l’umorismo di Giovannino Guareschi, i dialoghi di Neil Simon, la generosità di Turi Vasile, l’umanità di Arnaldo Ninchi, il talento di Lydia Alfonsi, l’acume di Leonardo Sciascia, l’inventiva di John Steinbeck, l’eloquenza di Gioia Pace, la poliedricità di Simona Lo lacono.

P.S. – In una città che pirandellianamente coltiva l’atarassìa del “vedersi vivere”, qualcuno penserà: “ma chistu nunn’avi chiffarì? Ma stu prusuntuusu quantu cosi vulissi aviri? Nun ci abbasta di tirari a campari senza rumpirici i cabbasìsi”?

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