“In 14 paesi europei è legittimato il matrimonio egualitario, noi come Lituania e Lettonia”. Percorso ancora in itinere: “Se alla Camera verranno apportate modifiche il testo dovrà tornare al Senato e non è detto che si approvi entro la legislatura”
La Civetta di Minerva, 1 aprile 2016
Si è svolto a Siracusa un convegno, organizzato dall’Associazione Arcigay in collaborazione con l’associazione Altra Psicologia dal titolo “Dritti verso i diritti: il ddl Cirinnà sulle unioni civili”. Il convegno, moderato da Lucia Scala (consiglio direttivo Arcigay Siracusa), ha visto la partecipazione di Francesco Italia (vice sindaco di Siracusa), Seby Cammisuli (vice presidente Arcigay Siracusa), Giusi Arena (Rete Lenford), Maria Vittoria Zaccagnini (psicologa-psicoterapeuta) e Salvo Sorbello (consigliere nazionale per la famiglia ANCI). E’ intervenuto, alla fine, per i saluti, anche Armando Caravini, presidente dell’Associazione Arcigay.
Francesco Italia ha subito introdotto il tema affermando che, nonostante la proposta di legge sia stata accolta in maniera diseguale dalle diverse anime che l’hanno voluta, discutere, confrontarsi ed approfondire questo tema risulta notevolmente importante. “Si parla di questa legge da più di 20 anni e alcuni governi proprio su questi argomenti sono caduti. Non si può parlare di diritti in maniera generica senza tenere conto che dietro a un racconto di diritti c’è un racconto di vite, un racconto di persone”. Negli ultimi anni “la sensibilità in Italia sui temi lgbt è molto cambiata, crescendo ma, contemporaneamente, è emersa una sacca di intolleranza, di razzismo e di ignoranza su questi argomenti. Lo strumento per superare questa situazione è la conoscenza ed è per questo che il confronto è fondamentale. Se le posizioni sono divergenti non bisogna creare barricate ma bisogna comprendere i punti di vista diversi”.
Seby Cammisuli, invece, ha dichiarato che l’obiettivo di Arcigay è di arrivare al matrimonio egualitario, affermando che se ci sono differenze sostanziali si diventa cittadini di serie b. “Siamo in una città in cui l’omosessuale vive ancora una situazione molto critica di paura per la sua varianza”. Giusi Arena della rete Lenford ha riassunto l’iter del disegno di legge che “non è ancora una legge dello stato, è legge in cammino, in itinere”. Il disegno di legge è stato incardinato al Senato nell’ottobre del 2015 ed è stato definitivamente approvato dal Senato nel febbraio del 2016. Adesso è in discussione alla Camera dei Deputati. “Siamo a circa metà percorso e non dovrebbero esserci modifiche, non dovrebbero esserci novità da parte della Camera. Se ci dovessero essere modifiche il testo dovrebbe ritornare al Senato e questo potrebbe significare che in questa legislatura non potremmo arrivare all’approvazione definitiva della legge”.
L’avvocato Arena ha precisato che nella proposta di legge Cirinnà si è pensato a qualcosa di diverso rispetto all’istituto del matrimonio: “Si è immaginato un istituto ad hoc, che non è una novità assoluta perché si modella sul testo delle unioni civili tedesco, anche se i tedeschi hanno già una nuova e migliore legge”. Questa legge ci fa rimanere indietro e diventare fanalino di coda in Europa; infatti sono 14 i paesi che hanno legittimato il matrimonio egualitario (alcuni anche Paesi cattolicissimi come la Spagna) e l’Italia è rimasta in compagnia solo di nazioni quali la Polonia, la Lituania, la Lettonia. Nel mondo si stanno prendendo decisioni importanti, come per esempio la sentenza della corte suprema degli Stati Uniti che nel giugno del 2015, accogliendo il ricorso di 14 coppie omosessuali, ha ritenuto di dovere estendere a tutti gli stati americani il medesimo trattamento del matrimonio egualitario. “Invece in Italia abbiamo prodotto questo disegno di legge dopo che la Corte europea dei diritti dell’uomo ci ha condannato, nel giugno del 2015, per violazione di diritti umanitari, il diritto degli omosessuali ad avere una famiglia”.
A questo punto la rappresentante della rete Lenford ha riassunto ciò che secondo la sua associazione non va nella proposta di legge. “Questo testo propone un matrimonio di serie b; c’è una disciplina del cognome diversa rispetto al matrimonio eterosessuale, l’unione civile non prevede il periodo di separazione ma direttamente il divorzio, non è inserito il matrimonio del minorenne (previsto nel codice civile, in alcuni casi particolari), non c’è nemmeno l’istituto della pubblicazione dell’unione civile che è stata chiamata “formazione sociale specifica”, utilizzando un nome che allontana dal discorso della famiglia e fa emergere l’obiettivo di fare una cosa a sè e di escludere le coppie lgbt dal recinto della famiglia. Nella proposta di legge è stato escluso l’obbligo di fedeltà ed è stato tolto il riferimento alla vita sessuale delle persone dello stesso sesso, nonostante che il matrimonio presupponga anche il congiungimento carnale tra gli individui. Nel disegno di legge la formazione sociale specifica, l’unione civile, emerge come una sorta di comunione solidaristica di due persone dello stesso sesso che si fanno compagnia. Nel testo la parola coppia ricorre solo una volta, dove si dice che coppie sposate all’estero devono essere assoggettate alla legge delle unioni civili quando sono di ritorno in Italia.
Nel testo, inoltre, si utilizza anche la parola contratto, cosa che non accade da altre parti e si fa un solo riferimento alla vita familiare. “Questa legge ha un vuoto enorme che è quello della filiazione: gli articoli relativi alla stepchild adoption sono stati stralciati. La stepchild adoption era una garanzia, anche se farraginosa perché bisognava rivolgersi al giudice, e quindi era tagliata su misura con garanzie inferiori. In Italia non c’è un clima culturale e politico per parlare serenamente di questo”.
Salvo Sorbello, durante il suo intervento, ha dichiarato che anche per lui è una legge pasticciata, è una legge per molti aspetti contraddittoria ed umiliante per le coppie omosessuali. “E’ pasticciata anche per le circa 900 mila coppie di fatto: mentre le coppie gay avranno con questa legge alcuni diritti, le coppie di fatto continueranno a ritrovarsi nelle stesse condizioni di prima”. Secondo Sorbello non si può limitare il ragionamento sul tema delle unioni civili immaginando una separazione tra cattolici o non cattolici.
“Per me una famiglia è importante solo se c’è un papà e una mamma e questo non perché io sia bigotto. In consiglio comunale, durante l’approvazione del registro delle unioni civili, io non ho votato perché pensavo che in una situazione di calo demografico, in cui nascono pochi bambini, bisognava dare priorità alle famiglie, alcune delle quali si trovano in condizioni di povertà”. Sorbello crede che sul riconoscimento dei diritti individuali tutti siano ormai d’accordo: “Io penso che vadano riconosciuti i diritti di un bambino di avere un papà e una mamma. Io credo che questo diritto venga prima del legittimo desiderio di una persona di avere una continuità, prima del desiderio di trasmettere le proprie conoscenze e di veder fare ad un figlio ciò che noi non siamo riusciti a fare: i diritti devono averli i bambini e non avere noi diritti sui bambini”.

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