Quando la mimosa divenne simbolo per la Festa della Donna

Un’idea di Teresa Noce, Rita Montagnana e Teresa Mattei realizzata l’8 marzo 1946, ma ancora negli anni ’50 distribuirla era un gesto turbativo dell’ordine pubblico. Tante lotte ma le sperequazioni rimangono

 

La mimosa (Acacia dealbata Link, 1822) è una pianta originaria dell’isola di Tasmania in Australia e per le sue meravigliose caratteristiche – la sua splendida e delicata fioritura gialla – come pianta ornamentale ha avuto un facile sviluppo in Europa a partire dal XIX secolo.

Sapevate che l’uso di offrire alle donne il ramo fiorito di mimosa quest’anno compie settant’anni? Nel 1946 in Italia, per iniziativa della parlamentare comunista Teresa Mattei, il giorno dell’8 marzo per la Giornata Internazionale della Donna per la prima volta la mimosa ne divenne il simbolo.

Ma facciamo un passo indietro. Nel settembre del 1944 si formò a Roma l’UDI, Unione Donne in Italia, per iniziativa di donne appartenenti al PCI, al PSI, al Partito d’Azione, alla Sinistra Cristiana e alla Democrazia del Lavoro e fu l’UDI a prendere l’iniziativa di celebrare, l’8 marzo 1945, la prima giornata della donna nelle zone dell’Italia libera, mentre a Londra veniva approvata e inviata all’ONU una Carta della donna contenente richieste di parità di diritti e di lavoro. A guerra finita, l’8 marzo 1946 fu celebrato in tutta Italia e la mimosa, che fiorisce proprio nei primi giorni di marzo, secondo un’idea di Teresa Noce, di Rita Montagnana e di Teresa Mattei, comparve per la prima volta a simboleggiare la giornata.

Ripensiamo anche al fatto che nei primi anni cinquanta, gli anni della guerra fredda e del ministero Scelba, distribuire l’8 marzo la mimosa o diffondere Noi donne, il mensile dell’UDI, divenne un gesto turbativo dell’ordine pubblico e tenere un banchetto per strada diveniva occupazione abusiva di suolo pubblico. Sarebbero poi venute le lotte femministe degli anni Settanta, mentre oggi, a fronte di una maggiore consapevolezza, persistono le violenze di genere e le sperequazioni tra i due sessi, ricordate anche il 25 novembre. Rimarchevole la presa di posizione di papa Francesco che, durante la sua visita pastorale in Messico, ha voluto visitare Ciudad Juárez, città messicana diventata tristemente famosa per le 4.500 donne scomparse e a causa degli oltre 400 omicidi perpetrati ai danni di giovani donne, generalmente di umile estrazione sociale e impiegate nelle numerose maquiladora, fabbriche in cui si producono i beni d’esportazione destinati al primo mondo.

L’artista visiva Elina Chauvet ha ideato il progetto d’arte pubblica “Zapatos Rojos”, composto da silenziose paia di scarpe femminili rosse, realizzato per la prima volta a Ciudad Juárez nel 2009 e portato in Italia nel 2012 dalla curatrice d’arte Francesca Guerisoli. Ricordiamo anche l’iniziativa “Posto occupato” e “Un giorno in più”, che mira a sottolineare che occorre tenere sempre accesi i riflettori su queste questioni: una donna uccisa è una donna che non può più sedersi a teatro, al cinema, non può più occuparsi della sua famiglia, lavorare, offrire la sua creatività al mondo.

Oggi che spesso la Giornata internazionale della Donna rischia di diventare pretesto consumistico, torniamo alle radici dell’8 marzo, anzi ai suoi fiori: le mimose.

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