Nella nostra provincia a forte rischio le strutture complesse di Lentini e Noto. Nuova articolazione nei comprensori per ridurre gli sprechi e il debito pubblico
È partito a fine gennaio il piano di innovazione dell’INPS, un progetto che si inserisce in un generale obiettivo di riduzione degli sprechi (spending review) e di sostanziale contributo alla riduzione del debito pubblico. Ampia la trasformazione dell’Istituto che prevede la ridefinizione della sua mission “da mero erogatore di prestazioni a fornitore di servizi con obiettivi di eccellenza in una logica centrata sul cliente e di sistema aperto e integrato”. L’Inps si prefigge il raggiungimento di tali obiettivi entro il 2018 attraverso sia la riduzione delle spese e la riorganizzazione dei servizi che attraverso una nuova articolazione provinciale.
Ovviamente noi non siamo esperti della materia né ci permettiamo di entrare nel merito. Ciò che sappiamo lo apprendiamo dalla lettura dei giornali, e dai comunicati sindacali nazionali, anche perché, stranamente, sull’argomento nessuna voce locale si è espressa né a livello politico né sindacale né istituzionale. Un’anomalia tutta siciliana (forse si è sentita la sola voce di un deputato di Forza Italia) perché nelle altre province del continente (!) le proteste e le rimostranze sono state forti e decise.
Da queste fonti di informazione, dunque, si apprende che la proposta di riorganizzazione dell’Istituto è stata presentata il 22 e 23 gennaio, “ancora una volta calata dall’alto, senza alcun confronto sindacale e in mancanza di un necessario coinvolgimento del territorio”.
Dall’esame del nuovo modello che si prefigge l’Ente, si evince che ci sarà una “razionalizzazione delle strutture territoriali, l’istituzione di unità mobili di servizio a domicilio”, ma soprattutto la ”scomparsa delle direzioni aree metropolitane, delle agenzie complesse e territoriali e la creazione di poli delocalizzati e centralizzazione delle attività”.
Ciò che viene spontaneo chiedersi è, così come succede ogni volta che si vuole perseguire ambiziosi programmi di risparmio economico, quali rischi il cittadino corre in termini di disagio, di riduzioni di prestazioni, di ulteriori costi da sostenere e se all’eventuale beneficio economico pubblico corrisponda un beneficio sociale dell’utenza. In buona sostanza, se il cittadino di Lentini o di Noto (tanto per contestualizzare la questione) non avrà più uno sportello o un servizio a disposizione e per ottenere un suo diritto, dovrà (se è in grado di muoversi) recarsi presso la sede di Siracusa. Il paradosso sarebbe da una parte preservare gli sportelli periferici per le pratiche amministrative e accentrare invece nel capoluogo quelli medico legali, cioè proprio quelli frequentati da malati e disabili.
Intanto il sindacato ha convocato per oggi una manifestazione nazionale a Roma con l’intento di sollecitare i vertici dell’Inps a rivedere il loro piano di rinnovamento affinché non si assista alla trasformazione della Previdenza da sociale ad antisociale.
Sarebbe interessante raccogliere il parere del sindacato locale, della rappresentanza politica e dei funzionari preposti.

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