“Nel porto, attraverso il canale Grimaldi, scaricati circa 10milioni di mc all’anno di liquami trattati dal depuratore di Canalicchio”. La soluzione c’è: “utilizzare l’impianto del consorzio di bonifica per portare l’acqua fino al depuratore IAS, sversando il refluo in mare aperto”
Sono trascorsi 6 anni dall’apertura delle indagini sul depuratore di Siracusa, sulle sue criticità oltre che sulle, al momento solo supposte, gravi carenze gestionali, e di certo alcuni lavori sono stati portati a termine durante la fase commissariale. Eppure, evidentemente, non sono stati raggiunti i risultati auspicati se ancora nel luglio scorso l’annuale monitoraggio di Goletta Verde collocava il Porto Grande del capoluogo tra le 15 aree in Sicilia dove il mare risulta “fortemente inquinato”.
“La Sicilia occupa l’ultimo posto nella classifica delle città italiane per il trattamento corretto degli scarichi civili – commenta Paolo Tuttoilmondo dirigente regionale di Legambiente che come legale nel processo assiste l’associazione, costituitasi parte civile insieme ad altre associazioni ambientaliste (Natura Sicula e WWWF Italia) a fianco del Comune di Siracusa, del Libero Consorzio Comunale di Siracusa (ex Provincia regionale) e dell’Ato idrico. A luglio 18 campionamenti su 26 presentavano una carica batterica sensibilmente superiore alle soglie stabilite dalla legge. Nel caso del Porto Grande di Siracusa, alla foce del canale Grimaldi, il superamento era del doppio, così come nella zona industriale di Priolo, alla foce Mostringiano.
“Per anni circa 10milioni di mc all’anno di reflui trattati dal depuratore di Contrada Canalicchio sono stati scaricati nel porto attraverso il canale Grimaldi, determinando, con il sensibile apporto di sostanze nutritive, quel processo di eutrofizzazione causa della formazione di alghe e deposito di fanghi che intorbida l’acqua e nuoce all’ecosistema. Ora è necessario sapere quale sia la reale situazione ma siamo convinti che, fino a quando la politica non deciderà di risolvere definitivamente il problema, non avremo raggiunto l’obiettivo finale, che è quello di restituire alla natura un bacino chiuso, dagli equilibri ecologici delicatissimi, che occorre preservare con ogni sforzo possibile.
“Di certo c’è che la soluzione è a portata di mano: quella immediata, come Legambiente ripete da sempre, è nell’utilizzare l’impianto del consorzio di bonifica per portare l’acqua fino al depuratore consortile della zona industriale, l’IAS, che, attraverso la propria lunga condotta sottomarina potrebbe sversare il refluo in mare aperto. La soluzione ottimale resta quella di non sprecare un così ingente quantitativo d’acqua ma di utilizzare il refluo depurato in agricoltura e nei processi industriali”.

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