I liquami della città, dopo la depurazione, entrando nell’impianto di osmosi inversa sarebbero stati chiarificati. Nel 2003 fu realizzato il primo lotto di opere sul depuratore consortile, ma non il secondo (a causa del rifiuto degli industriali al pagamento dell’acqua) e tutto fu bloccato
La situazione idrogeologica della nostra fascia costiera, dal comprensorio industriale a quello irriguo delle Paludi Lisimelie, negli anni ’90 aveva raggiunto livelli di compromissione irreversibili a causa dell’eccessivo sfruttamento delle risorse idriche sotterranee per gli usi industriali, agricoli e civili. Era già noto da tempo che, a causa del progressivo aumento dei cloruri, causato dall’intrusione delle acque marine negli acquiferi, le qualità chimiche e organolettiche delle acque sotterranee avevano raggiunto un tale livello di scadimento che ne condizionava, e a tutt’oggi ne condiziona, fortemente l’impiego per l’uso idropotabile.
Era altresì abbastanza chiaro che l’uso corretto e razionale delle risorse idriche poteva avvenire solo attraverso l’impiego di acque alternative, quelle cosiddette “secondarie”, prevalentemente acque depurate che allo stato vengono sversate inutilizzate con ingenti sprechi di risorse. Il loro utilizzo, ancorché condizionato dalla loro inaccettabilità nei processi produttivi e nell’irrigazione, soprattutto per l’elevata clorinità, ridurrebbe drasticamente i prelievi delle acque di falda col beneficio di ripristinare l’originario equilibrio idrogeologico del territorio.
Esempio emblematico di tale situazione è offerto dagli oltre dieci milioni di metri cubi annui che il depuratore consortile di Siracusa produce e che vengono sversati, inutilizzati, nel Porto Grande di Siracusa contribuendo a peggiorare le già precarie condizioni qualitative del mare in quel tratto costiero. In poche parole, tanto meno si utilizzano le acque alternative, tanto più si aggravano le condizioni di deficit delle falde sotterranee e se ne peggiorano le caratteristiche chimico-fisiche, soprattutto in termini di salinità.
In quegli anni la gravissima situazione di emergenza idrica del comprensorio industriale siracusano era divenuta l’elemento cardine di supporto tecnico della dichiarazione di “Area ad elevato rischio di crisi ambientale”dei comuni del comprensorio industriale siracusano di Priolo, Siracusa, Melilli, Augusta, Solarino e Floridia e nel 1995 veniva approvato un piano di disinquinamento che prevedeva una serie di interventi (vedi scheda). La maggior parte delle opere previste nel piano erano già preesistenti ma necessitavano di interventi di adeguamento e di ristrutturazione. Quelle del 1° lotto esecutivo furono realizzate e completate nel 2003. Il costo fu di 26 miliardi. L’intervento realizzato sul depuratore consortile comportò la modifica dell’impianto per la separazione delle acque dolci recuperabili dalle acque industriali, e cioè i reflui civili provenienti dai comuni di Priolo e Melilli, e la costruzione di un impianto di trattamento terziario di osmosi inversa al fine di consentire la produzione di acqua demineralizzata per il suo riutilizzo nell’area industriale. In poche parole il trattamento finale ad opera di questa struttura avrebbe prodotto acqua di qualità uguale a quella prelevata dai pozzi trivellati.
Nel secondo lotto era previsto che i reflui provenienti dalla città di Siracusa, già trattati dall’impianto di depurazione consortile di contrada Fusco contenenti un’eccessiva presenza di cloruri e di solidi sospesi che li rendono inutilizzabili tal quali per gli usi industriali, avrebbero subito un ulteriore trattamento con l’impianto già realizzato ad osmosi inversa per migliorarne la qualità al fine di renderli disponibili per i suddetti usi come acqua di tipo A (tabella 5 legge 152/99 con 50 ppm di cloruri). Questo intervento non è mai stato realizzato. Ben si comprende che un nuovo schema idrico di fatto era già in avanzato stato di attuazione.
Come innanzi detto, le opere previste nel 1° lotto esecutivo furono realizzate e completate nel 2003, collaudate nel 2005. La realizzazione degli interventi previsti nel 1° e 2° lotto avrebbe consentito il trattamento e il riutilizzo di acque reflue provenienti dai comuni di Priolo, Melilli, Siracusa, Augusta rendendo disponibile una quantità di acqua tipo pozzi di ben 38 milioni di metri cubi annui, totalmente riutilizzabile sia per gli usi industriali che per quelli agricoli, acqua che allo stato attuale viene sversata inutilizzata e sprecata, in alcuni casi con grave nocumento per i corpi ricettori. Nessuno, però, si era posto il problema di come rendere efficiente ed economico l’esercizio e l’utilizzo delle risorse idriche recuperate non esistendo garanzie certe che i volumi idrici recuperati dalla depurazione spinta, una volta completati gli impianti relativi, potessero essere interamente riassorbiti e riutilizzati dal polo industriale. Gli industriali nel momento di assunzioni di responsabilità, mostrarono di non aver interesse a considerare l’acqua una risorsa primaria allo stato assai difficilmente rinnovabile. Esiste il ragionevole dubbio, stante il fatto che una soluzione integrata per il riutilizzo delle acque impone sacrifici agli utenti, che sia sempre forte la tentazione da parte di ciascuno di questi di ricercare e imporre soluzioni per sé più vantaggiose, a scapito dei costi che ne deriveranno alla collettività.
A questo punto sarebbe stato indispensabile che alla non sempre scontata sensibilità dei singoli fossero stati imposti comportamenti coerenti nel rispetto dell’interesse collettivo. Il nuovo schema idrico era già in avanzata progressione e nessuno poteva quindi permettersi ripensamenti. Si disse in un convegno organizzato dall’IAS e dall’ASI nel 1998 che “Sarebbe infatti impensabile che, una volta completati i suddetti interventi si fosse costretti a sversare in mare i volumi idrici sottoposti a depurazione spinta. Abbiamo fortemente criticato la precedente classe politico-dirigente per opere di oltre mille500 miliardi rimaste in buona parte inutilizzate, non dobbiamo quindi consentire che le future generazioni esprimano analoghi giudizi sull’attuale classe politico-dirigente promotrice di queste scelte”.
Ebbene quelle opere furono realizzate, ultimate nel 2003, collaudate e rimaste inutilizzate, esattamente come lo furono le infrastrutture idriche territoriali già realizzate secondo gli schemi idrici della Casmez che come tutti sanno si tradussero, salvo interessi privati, in un enorme spreco di risorse economiche (oltre 1500 miliardi) che nessun beneficio reale apportarono alla collettività (invaso di Lentini, impianto quota 100, potabilizzatori, chiarificatori, acquedotti mai entrati in esercizio, ecc.), non avendo risolto alcuno dei problemi esistenti ed ancor più quello gravissimo del depauperamento della falda idrica sotterranea.
In conclusione, può ancora una volta ribadirsi che la dimensione dei problemi è a tutti nota così come lo sono le soluzioni da tempo prospettate. Non occorrono, perciò, indagini conoscitive e consulenze specialistiche. Tutto quello che andava detto è stato detto e sviscerato. Anche le denunce o prese di posizione pubbliche che di tanto in tanto vengono riproposte, anche da questa sede, non aggiungono alcunché e rischiano di assumere la veste di un refrain o di grida nel deserto. Anche le indagini della magistratura vengono ormai vissute come fatti episodici destinati ad essere riassorbiti dal muro di gomma della irresponsabilità collettiva.
Rimane da augurarsi che possano ancora determinarsi condizioni più favorevoli all’affermazione di una stagione di rinnovata sensibilità, come lo fu quella che questa provincia ebbe modo di vivere negli anni 80, anche grazie all’impulso di funzionari dello Stato come il pretore Condorelli, in rispetto della cui opera abbiamo tutti il dovere morale di non demordere.
Ecco in dettaglio il piano di disinquinamento approvato
Prevedeva, come obiettivo prioritario, una serie di interventi rivolti alla conservazione delle risorse idriche, al contenimento dei loro consumi, alla riduzione del consumo e riciclo delle acque industriali e civili e all’ottimizzazione delle risorse esistenti
Piano di disinquinamento per il risanamento del territorio industriale (approvato con DPR 17 gennaio 1995 in esecuzione alla deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata in data 30 novembre 1990)
Il piano prevedeva, come obiettivo prioritario, una serie di interventi contenuti nella scheda C2-1/C rivolti proprio alla conservazione delle risorse idriche, al contenimento dei loro consumi, alla riduzione del consumo e riciclo delle acque industriali e civili e all’ottimizzazione delle risorse esistenti, finalità queste che si sarebbero raggiunte con gli interventi previsti nel Piano. Il Ministero dell’Ambiente col D.M. 29/07/97 approvava il “Piano straordinario di completamento e razionalizzazione dei sistemi di collettamento e depurazione delle acque”, con il quale si finanziavano opere contenute nel Piano di Risanamento per complessivi 40 miliardi. Dette opere prevedevano: l’ottimizzazione delle risorse idriche – scorporo – trattamento e riutilizzo delle acque dolci.
I Lotto esecutivo. Soggetto attuatore il Consorzio ASI di Siracusa. Il costo dell’opera 26 miliardi. L’intervento realizzato sul depuratore consortile comportava la modifica dell’impianto per la separazione delle acque dolci recuperabili dalle acque industriali e cioè i reflui civili provenienti dai comuni di Priolo e Melilli e la costruzione di impianti di trattamento finale per il loro riutilizzo. i lavori di smaltimento delle acque reflue e la costruzione dell’impianto di trattamento biologico e riutilizzo delle acque trattate di Augusta.
II Stralcio. Soggetto attuatore il Comune di Augusta. L’importo dei lavori 14 miliardi.
Il 2° lotto del progetto di ottimizzazione delle risorse idriche era finalizzato alla realizzazione, ma soprattutto all’ampliamento, adeguamento, ristrutturazione e manutenzione straordinaria, delle seguenti opere:
impianto di chiarificazione e potabilizzazione di Megara in territorio comunale di Augusta per la produzione di circa 14 milioni di metri cubi annui di acqua destinata al riutilizzo industriale e di circa 6 milioni di metri cubi annui di acqua destinata all’uso idropotabile per i comuni di Augusta, Priolo e Melilli. L’impianto esistente ma non più in esercizio necessitava, tuttavia, di interventi di ristrutturazione e di adeguamento.
Condotte di distribuzione dell’acqua per usi industriale e idropotabile da verificare, sostituire e ristrutturare ove necessita.
Realizzazione presso il depuratore consortile IAS di un impianto di recupero delle acque provenienti dal depuratore consortile di contrada Fusco di Siracusa per produrre acqua di buona qualità da distribuire nell’area industriale. Si prevedeva di trattare 10 milioni di metri cubi annui (a regime 16 milioni) di acqua di tipo A e 2 milioni di acqua di tipo B.
Realizzazione di collettori fognari per addurre i reflui da trattare per circa 4 km e per il ricircolo delle acque prodotte nell’impianto per circa 10 km.

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