Nel libro di don Luca Saraceno bellissime riflessioni sul pianto

I momenti di commozione di papa Bergoglio, i passi della Bibbia, i 62 mesi di rettorato del santuario. “Certe realtà si vedono soltanto con gli occhi puliti dalle lacrime”

 

Di dolore di gioia. Di stizza di rabbia. Versate per capriccio o dispetto. Prorompono, ci fanno scoppiare in pianto – dirotto, a singhiozzi, sommesso, silenzioso, incontenibile irrefrenabile. Scorrono sgorgano stillano. Rigano solcano scavano il volto. Interrogano. Testimoniano con la loro semplice presenza. Sono le lacrime, naturalmente, espressione umana e non solo di emozioni e sentimenti: ci accompagnano dal primo vagito all’ultimo respiro. Esisterebbe addirittura una “topography of tears”: analizzando al microscopio lacrime scaturite da sentimenti diversi, la fotografa Rose Lynn Fischer ha mostrato fotografie di veri e propri paesaggi dell’anima.

Quanti riferimenti potremmo trovare alle lacrime nell’arte nella letteratura nella musica: i Tears for Fears, la famosa “lacrima sul viso” di Bobby Solo, la “furtiva lagrima” che rivela a Nemorino la verità sui sentimenti della sua amata ne “L’elisir d’amore”, l’Amore “divino” che raccoglie “le lacrime tue” in un’aria straziante dell’Andrea Chénier, i componimenti poetici legati alle lacrime e ai pianti della Madonna e dei Santi… e potremmo continuare.

Non sembrino peregrine queste considerazioni a margine della lettura del volume  «La saggezza delle lacrime. Papa Francesco e il significato del pianto» edito da EDB. L’autore, don Luca Saraceno, già rettore della basilica santuario Madonna delle lacrime di Siracusa, docente di Ermeneutica filosofica e Storia della filosofia moderna e contemporanea allo Studio teologico San Paolo di Catania oltre che di Filosofia sistematica all’Istituto superiore di scienze religiose San Metodio di Siracusa, ha già pubblicato La vertigine della libertà (Giunti 2007) e La Passione di Gesù nelle sue relazioni (Paoline 2013): il suo ultimo libro riflette sia gli studi e l’ambito di insegnamento di don Luca Saraceno che l’esperienza di sessantadue mesi – li ha contati, Don Luca, come contate sono le nostre lacrime, nessuna delle quali, ci dice la fede, sarà stata perduta – vissuti in quel santuario sorto per ricordare – sono parole di San Giovanni Paolo II – il pianto della Madre.

Dopo la prefazione di Mons. Marcello Semeraro, infatti, vediamo snodarsi con sistematicità, quasi snocciolassimo i casi di una declinazione,  tutti i possibili significati che possiamo attribuire alle lacrime nel magistero finora svolto da Papa Francesco – che ha apprezzato il volume, tanto da sorprendere il suo autore con una telefonata.

È di questi giorni un interessantissimo articolo di Salvatore Claudio Sgroi, fine linguista, sull’uso che fa Papa Francesco della parola “commosso” (interferenza, tra l’altro, dallo spagnolo “conmover”, che implica il turbarsi, l’essere scossi in senso tutt’altro che superficiale): questo papa si commuove, parla con gli occhi e con il pianto, come la nostra Madonna delle Lacrime e la Santa della luce che abbiamo festeggiato il 13 e il 20 dicembre: la bambina della foto in copertina, la piccola Glyzelle, con il suo pianto non meno eloquente della sua testimonianza, interroga Francesco ed ognuno di noi e l’abbraccio commosso del papa, gesuita dal nome francescano, richiama gli esempi di due campioni della fede rigenerati lavati convertiti confermati nelle e dalle lacrime. Ma non basta.

«Solamente quando Cristo ha pianto ed è stato capace di piangere ha capito i nostri drammi», uomo tra gli uomini e quindi capace di piangere per l’amico morto, per la propria città, per le sofferenze dell’umanità malata e peccatrice. Da qui discende l’attenzione verso i drammi dei poveri, degli ultimi, dei migranti, del mondo apparentemente alla rovescia delle Beatitudini: «certe realtà si vedono soltanto con gli occhi puliti dalle lacrime».

Quelle che Bergoglio versa e delle quali parla sono lacrime di gioia, lacrime di pentimento e di perdono, lacrime d’inquietudine d’amore, lacrime di fedeltà, lacrime di compassione, lacrime di consolazione, lacrime di beatitudine. E quanto è consolante sapere che Dio, in quanto persona e Padre misericordioso, piange: è bello ricordarlo in questo anno giubilare dedicato proprio alla Misericordia di Dio e che a Siracusa ha visto aprirsi come porta santa quella della Cattedrale di Siracusa nel dies natalis della sua patrona. La Chiesa, come comunità in cammino, pellegrina e penitente, vedova e sposa insieme, figlia e madre, di cui Maria è immagine, può dunque varcare quella “soglia della speranza” di cui parlava Woytyla.

La trattazione di Don Luca Saraceno, pur rigorosa e puntuale – notevole la disamina di tutti gli interventi di Bergoglio in cui possano trovarsi occorrenze di “lacrime” o comunque di parole appartenenti al campo semantico del piangere – tradisce comunque la sensibilità particolare dell’autore sul tema e l’approfondimento appassionato delle pagine bibliche legate al pianto umano e divino. Una lettura per chi volesse apprendere alla scuola delle lacrime, una scuola umida e silenziosa ma densa di saggezza, che ha permesso magari di giungere al Natale con occhi nuovi, ripuliti dal “tergicristallo” delle lacrime.

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