Provocazione di Pippo Ansaldi, un leader storico dell’ambientalismo siracusano: “Servono discariche comunali e i termovalorizzatori”. Il presidente di Rifiuti Zero: “Non ci sto”. Per la cronaca, sono ambedue collaboratori del nostro giornale
A margine del convegno dal titolo “Laudato si”, organizzato da Siracusa Resiliente e svolto presso l’aula magna del Liceo Corbino di Siracusa, che aveva lo scopo di riflettere sull’enciclica di papa Francesco pubblicata il 24 maggio 2015, si è parlato di rifiuti e sono emersi due modi e prospettive diversi di affrontare questo argomento.
In particolare, Pippo Ansaldi, uno dei relatori del convegno, che già all’inizio del suo intervento ha specificato di “non rappresentare nessuna associazione ambientalista”, ha dichiarato quanto segue: “Per quanto riguarda i rifiuti, da 35 anni siamo in continua emergenza dovuta alla differenza che c’è tra la produzione dei rifiuti e il fabbisogno impiantistico: se non vengono smaltiti correttamente, i rifiuti prendono tutte le strade al di fuori delle previsioni di legge. I rifiuti di Napoli sono stati portati nell’impianto di termovalorizzazione di Dusseldorf con uno sperpero di denaro pubblico enorme. La Sicilia ha avuto per dodici anni il commissariamento della regione per il discorso dei rifiuti e la questione è stata gestita dai prefetti con un danno incalcolabile. Dopo 35 anni la situazione impiantistica è la stessa di quella che c’era negli anni ottanta.
“Noi paghiamo un sacco di soldi per smaltire i rifiuti e potremmo evitarli se per esempio i comuni realizzassero delle discariche comunali: perché devono essere i privati a gestire quelle poche discariche che ci sono in Sicilia? Abbiamo fatto un passo indietro, perché prima le discariche erano gestite dai consorzi comunali. Purtroppo per la grande responsabilità dei sindaci che di fronte alla realizzazione di discariche si tiravano indietro e per le pressioni degli ambientalisti (un po’ fomentati dal senso comune) che hanno fatto la guerra alle discariche e non ai rifiuti: i sindaci per fini elettorali si sono tirati indietro e non abbiamo realizzato discariche comunali. Io ho grosse difficoltà ad accettare questa situazione: non si devono fare le discariche, non si devono fare i termovalorizzatori. Il ciclo integrale dei rifiuti, codificato da direttive comunitarie prevede le discariche e i termovalorizzatori. I termovalorizzatori vanno fatti: ce ne sono 81 in tutta Italia”.
A queste affermazioni replica il sottoscritto, nella sua qualità di presidente dell’Associazione Rifiuti Zero Siracusa. A parte l’amicizia che mi lega a Pippo Ansaldi, al quale si riconosce un ruolo fondamentale avuto negli anni nella nostra provincia, il sottoscritto concorda su alcuni punti del ragionamento di Pippo Ansaldi, ma si trova in disaccordo su altri, per esempio sui temi della costruzione di discariche comunali e per la costruzione di termovalorizzatori nel nostro territorio.
Oggi, tutte le associazioni ambientaliste sono contro questi due punti per i seguenti motivi. Per quanto riguarda le discariche comunali, il danno ambientale che si crea al territorio è inimmaginabile. Le discariche sono bombe ecologiche a cielo aperto ed oggi è anacronistico parlare di costruire altre discariche, in quanto la strada tracciata dalle direttive europee non lo permette. Per quanto riguarda i termovalorizzatori (inceneritori), ultimamente il governo Crocetta ha manifestato la volontà di introdurre nel Piano Rifiuti della Regione Siciliana sei nuovi inceneritori, previsti a Catania, Palermo, Messina e nei bacini di Ragusa-Siracusa, Enna-Caltanissetta e Agrigento-Trapani. La Regione difende il progetto dei sei inceneritori sostenendo che la parte residuale dei rifiuti non è in alcun modo riutilizzabile e quindi va ad incenerimento e che la normativa europea non consente più di conferire in discarica.
In realtà, la direttiva sulle discariche vieta il conferimento dei rifiuti del “tal quale” in discarica, mentre non vieta di abbancare in discarica la frazione residuale pretrattata, che è destinata a ridursi drasticamente con una seria pianificazione dell’impiantistica necessaria. Sappiamo tutti che il forno dell’inceneritore brucia carta e plastica, tutto materiale sottratto al riciclo che, attraverso i contributi CONAI, potrebbe rappresentare un importante introito per i comuni. Costruendo un inceneritore questi preziosi materiali sarebbero bruciati con grande e inutile spreco di denaro dei comuni e quindi dei cittadini.
C’è poi il problema dell’inquinamento dell’aria con l’emissione, ormai accertata, di nanoparticelle che hanno un effetto negativo sulla salute dei cittadini. Inoltre, le scorie prodotte dai termovalorizzatori rappresentano un rifiuto pericoloso e speciale, con difficoltà di stoccaggio.
Ma di che cosa ha veramente bisogno oggi la Sicilia? La Sicilia ha bisogno di un Piano Regionale dei Rifiuti impostato sulla strategia Rifiuti Zero, sulla raccolta differenziata spinta e sul recupero di materia che si ispiri all’orientamento europeo sull’economia circolare. Servono certamente gli impianti in Sicilia, servono gli impianti di compostaggio, ma di sicuro non gli inceneritori. Bisogna puntare su riciclo, recupero, riuso, riutilizzo, riduzione, prevenzione. Per raggiungere il 65% di raccolta differenziata, come dichiara lo stesso Governo, è innanzitutto necessario completare gli impianti di compostaggio, in quanto l’umido rappresenta il 40% dei nostri rifiuti. Per la frazione residua, che corrisponde al 35%, occorre riprogettare gli oggetti e dispositivi che ad oggi non possono essere riutilizzati, riciclati o compostati nell’ottica della responsabilità estesa dei produttori, elemento caratterizzante ed esclusivo della Strategia Rifiuti Zero, ed in linea con quanto prevede la normative.
La strada tracciata ormai in tutto il mondo è quella di Zero Waste che considera il rifiuto non un problema ma una risorsa per i cittadini.

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