Noto, verso il modello di sviluppo turistico dell’albergo diffuso

La rete delle micro strutture ricettive chiave del successo del brand territoriale. Frankie Terranova: “Strategia e collaborazione con i privati altri ingredienti della nostra visione”

 

Riconoscimenti internazionali, premi, flussi turistici in costante ascesa, servizi di alta qualità e la percezione sensoriale dei visitatori che la scelgono. Sono queste le parole chiave che scandiscono il virtuosismo insito nel modello di sviluppo turistico della città di Noto.

Dati incontrovertibili testimoniano l’incremento della presenza turistica nella città di Noto negli ultimi tre anni, frutto di una strategia programmatica ad hoc da parte dell’amministrazione che ha saputo convogliare nel “brand” Noto una certa appetibilità internazionale, generando per forza di cose un meccanismo virtuoso che si riflette sulla comunità.

Ad esempio da un’analisi riferita ai flussi turistici che hanno interessato la città di Noto fatta dalla Confesercenti per l’anno 2014, nel periodo che va da maggio ad ottobre, si è registrato un netto incremento della presenza turistica stanziale e di riflesso dei consumi di oltre il 6% , ciò dovuto principalmente alla qualità dei servizi offerti, puntando sulla valorizzazione del patrimonio artistico, culturale ed enogastronomico del territorio barocco. La città di Noto, tra gli altri, ha ricevuto un prestigioso premio, lo Swiss tourism Awards 2015, ovvero il celebre riconoscimento che premia le destinazioni alternative con un’ottima reputazione su internet, che misura sostanzialmente il gradimento dei viaggiatori 2.0 oppure ancora il riconoscimento tra i borghi più belli d’Italia.

Ciò detto, ci si è interrogati sulla configurazione e sulla capacità  ricettiva delle strutture turistiche presenti sul territorio, le quali possiedono un profilo ben preciso: micro strutture che erogano servizi di media e alta qualità, mirate a massimizzare la customer satisfaction della domanda turistica. Dunque elevata proliferazione di Bed and Breakfast, case vacanze, agriturismi con standard qualitativi sopra la media piuttosto che grandi strutture alberghiere che almeno potenzialmente garantiscono una migliore gestione complessiva dell’accoglienza turistica ma (potenzialmente) un trend qualitativo medio/basso.

Detrattori e non della scelta del suddetto modello di sviluppo turistico territoriale potrebbero lecitamente obiettare sui costi (bilancio del Comune) di gestione della scelta intrapresa, ma tale tentativo risulterebbe indebolito dall’analisi fatta precedentemente, palesata dal ritorno d’immagine e non solo di cui gode la città di Noto. E’ semplicemente una questione di scelta tra vari modelli di sviluppo, già perpetrata da almeno tre anni, con una precisa strategia che mira ad obiettivi osannati: far crescere il “marchio” Noto valorizzando e promuovendo i punti di forza del territorio, in sinergia con attori pubblici e privati. Senza tralasciare che, a monte di tale visione, vi è la percezione che i visitatori hanno del “borgo” Noto, un viaggio emozionale nella culla del barocco dalle forti tinte paesaggistiche e naturalistiche, che richiama quasi ad un’esperienza sensazionale.

Tutto ciò si traduce in un modello di sviluppo turistico territoriale rispettoso dell’ambiente e “sostenibile”, una modalità di sviluppo locale a rete che genera filiere, una configurazione assimilabile a quella dell’ “albergo diffuso”, molto sviluppato nei più importanti borghi italiani.

Il sindaco di Noto Corrado Bonfanti e Frankie Terranova, capo staff dell’Ufficio di Gabinetto e Responsabile Grandi Eventi del Comune di Noto, principali sostenitori di tale modello, hanno fatto chiarezza sulle scelte fatte cercando di spiegarne i motivi. Si è parlato anche dell’ex scuola Littara ubicata in centro storico e della sua imminente destinazione.

Sindaco, la caratterizzazione reticolare delle strutture ricettive di Noto è direttamente proporzionale alla visione e alla percezione che i turisti hanno nei confronti della città?

“Noto è molto attenta ai gusti dei viaggiatori. il turista non giunge qui solo a guardare delle cose, ma torna a casa conscio di aver vissuto un’ esperienza sensazionale, in virtù della qualità della vita che possediamo. E questo chiaramente è perfettamente in linea sia con la presenza di piccole strutture sia con il rapporto diretto che instauriamo con i proprietari delle stesse, tesi a massimizzare le aspettative di vacanza dei consumatori, puntando sulla valorizzazione delle tipicità locali ma incanalate attraverso una promozione internazionale, mettendo a nudo il vero valore aggiunto di un siffatto modello turistico di successo”.

Frankie, trend turistico costantemente in ascesa da un lato e pochezza di macro strutture ricettive atte a soddisfare l’elevata domanda turistica dall’altro. Quali sono i principali motivi e se convergono verso una scelta politica ad hoc.

“Quello della visione programmatica di un modello turistico, è un processo molto lungo, ma partiamo dall’analisi geografica del nostro territorio. La conformazione della nostra città, in cui tutto è riconducibile nella zona A, si fa fatica ad immaginare una nuova macro costruzione nel centro storico e chiaramente un’iniziativa turistica del genere non la si può pensare nemmeno in periferia. Nonostante ciò stiamo già lavorando su questo, è stata già fatta la manifestazione di interesse per quanto concerne i locali dell’ex scuola Littara, si è a buon punto, attendiamo solo il parere della Sovrintendenza dopo di che gli imprenditori che hanno vinto sono pronti a cominciare fin da domani i lavori. Qualora il parere della Sovrintendenza arrivi in tempo, prima della fine della nostra legislatura, potranno cominciare i lavori. Badate bene si parla di un soggetto privato inserito nei più importanti circuiti ricettivi internazionali”.

Frankie, come si spiega l’elevata profilazione di micro strutture come Bed and Breakfast? A quale modello di marketing territoriale si tende?

“Non ci dispiace che siano aumentate di molto le piccole strutture, perché ciò contribuisce a distribuire capillarmente il reddito che arriva dal turismo, che nella misura in cui è creato da queste piccole strutture (B&B, ristoranti e così via) penetra direttamente sul territorio e sul tessuto produttivo della città, per cui gli utili fatturati da tali strutture ricettive hanno una maggiore cassa di risonanza, con benefici evidenti nella comunità. Dunque un fatto positivo. Tuttavia siamo consapevoli del fatto che esistono target che oggigiorno hanno richieste differenti, ragion per cui ci siamo mossi individuando il suddetto bene nel centro storico di proprietà comunale. Vorremmo che le micro strutture presenti sul territorio abbiano un coordinamento tra di loro consentendoci di affrontare mercati che chiedono più posti letto, per cui crediamo molto nella formula dell’albergo diffuso, coinvolgendo e dialogando con gli imprenditori locali. Ciò ci consentirebbe di raggiungere un doppio risultato: cioè soddisfare  le esigenze economiche degli imprenditori locali e garantire giuste risposte ad un mercato (quello dell’albergo diffuso) sempre più in crescita.

Il ruolo dell’attore privato nella scelta di tale modello di sviluppo?

La risposta dell’amministrazione per far fronte alla crisi finanziaria è data dalla sinergia tra pubblico e privato e dalla partecipazione a numerose fiere del settore turistico in una per così dire joint venture tra pubblico e privato, che ci ha visti scegliere e decidere assieme, alla pari, con responsabilità. Un modello vincente per dare risposta (forse l’unica) alla paralisi finanziaria del settore pubblico italiano. Siamo abituati a non piangerci addosso, abbiamo investito e non speso, perché ragioniamo in termini di ritorno evidente sulla comunità, grazie ad un privato illuminato che ha creduto in questa formula, innalzando il livello qualitativo dei servi offerti dalla nostra città, a testimonianza dei numerosi riconoscimenti pervenuti: non solo dunque quantità, bensì qualità e strategia al servizio della città”.

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