Per capire meglio il riacutizzarsi del terrorismo e i nuovi venti di guerra non si può prescindere dalle fonti di approvvigionamento economico
Dopo i fatti di Parigi e gli altri a seguire, è facile cadere preda dell’odio e della violenza. La sopraffazione, la violenza armata, il terrorismo, la guerra sono scelte che seminano e generano solo odio e morte. La guerra o il terrorismo, parimenti, sono la sconfitta della ragione umana e crimini contro l’umanità. Col terrorismo o con i conflitti armati, il 70% dei morti o feriti sono civili, le sofferenze e le angustie sono insopportabili, vengono distrutti ospedali, scuole, abitazioni, risorse economiche. E’ naturale porsi la domanda, come si possono evitare? Le risposte si possono trovare analizzando le fonti di approvvigionamento economico. Il terrorismo, ad esempio, viene alimentato dall’accaparramento delle risorse energetiche, dal loro contrabbando e dall’importazione illegale in Occidente dei combustibili fossili , ma anche dal commercio di droghe e dai riscatti per estorsioni. Quindi, per comprendere meglio ciò che sta accadendo nei nostri giorni, una chiave di lettura importante, a volte essenziale, è, senza dubbio, quella economica. Come diceva Solow (premio Nobel per l’economia) “anche se i conflitti possono avere motivazioni dalle radici diverse, è necessario analizzare la componente socio-economica e storica per individuare i comportamenti di chi ne è coinvolto e di conseguenza, le soluzioni e i rimedi da adottare”. Non si può avere una visione completa se ci sofferma solo su determinate questioni o commettendo l’errore (ma a volte si tratta di una tattica voluta) di non distinguere l’Islam dal terrorismo (facendo. così, un regalo ai terroristi) o amplificando strumentalmente le questioni religiose e di origine etnica, per fini elettorali, o in malafede per razzismo o per difendere determinati interessi di nazioni che alimentano artatamente il conflitto e non si tiene conto della questione della supremazia che si vuole esercitare in un determinato e strategico territorio e la questione del controllo delle risorse energetiche. Nel caso dello scacchiere medio-orientale si deve tener presente, infatti, dell’asfissiante presenza dei rappresentanti commerciali delle industrie produttrici d’armi, che, spesso, rappresentano un importante business per molte nazioni e che hanno l’interesse di mantenere in piedi i conflitti armati. Ricordo il film “profetico”, con protagonista Alberto Sordi, “Finché c’è guerra… c’è speranza”. Enormi sono gli interessi per la zona, soprattutto per il greggio. Il livello d’attenzione è cresciuto anche perché l’Occidente non ha saputo o voluto trovare un’alternativa alla dipendenza energetica dai prodotti petroliferi. Il precedente intervento in Iraq (il “Desert Storm”) fu causato, anche, dalla paura di perdere i pozzi petroliferi dell’Arabia Saudita. Come avverte J. Stiglitz(premio Nobel 2001 per l’economia): “Se la questione del controllo delle risorse energetiche del Medio-Oriente resta ancora un forte motivo di conflitto, l’irrazionalità avrà sempre il sopravvento sulla razionalità della convivenza pacifica”. Ecco perché oggi, ancora più forte, dobbiamo ripetere NO BLOOD FOR OIL (Niente sangue per petrolio). Viviamo, oggi, con estrema preoccupazione gli avvenimenti che si affacciano nello scenario internazionale. Da più parti si levano autorevolissime voci contro il terrorismo e la guerra che apportano lutti, distruzione di presìdi della sanità, dell’istruzione e del lavoro. Bisogna levare ancora più in alto la voce della pace e nello stesso tempo individuare gli obiettivi efficaci per depotenziare il terrore evitando fino all’ultimo il conflitto armato. La sopraffazione, la violenza armata, il terrorismo e le guerre sono scelte che seminano e generano solo odio e morte, è una spirale, soltanto la ragione e uno sforzo concorde e risoluto per avviare nuove iniziative politiche ed economiche possono risolvere i conflitti che affliggono tanti membri della famiglia umana creando condizioni favorevoli all’esplosione incontrollabile del rancore. E’ stato detto, forse anche provocatoriamente, da alcuni intellettuali ed economisti che per salvare il Pianeta e battere il terrorismo bisogna rinunciare al petrolio nel senso che se non ci fosse da parte dell’Occidente la dipendenza dai combustibili fossili, cesserebbero i motivi dei conflitti e della recrudescenza del terrorismo. Pensiamo sia utile, quindi, attivare quantomeno tutte le misure di tracciabilità delle importazioni, spesso illegali, del greggio prodotto dalle zone controllate dall’ISIS, lo stesso per le transazioni bancarie speculative e per il commercio delle droghe (visto che il terrorismo prende alimento economico da tutto ciò). Ormai è ampiamente assodato che vi è un’interconnessione tra le questioni e, quindi, si pone, in maniera evidente, la necessaria transizione dal modello economico che fa perno sui combustibili fossili, dissennato, a tutto spiano energivoro e sprecone, incondizionato ed indeterminato, verso un “sistema” rivolto alla sostenibilità concreta ed efficiente e che possa inoltre non determinare l’esponenziale immissione di CO2 in biosfera con tutte le drammatiche conseguenze che ne derivano. La prestigiosa European Environment Agency (EEA) ha recentemente pubblicato il report “Trends and projections in Europe 2015” dove dimostra in maniera inconfutabile che le emissioni di gas serra nei paesi EU sono diminuite del 23% tra il 1990 ed il 2014 e in questo arco di tempo vi è stato un incremento dell’economia del 46%, ciò per dimostrare quanto da sempre da noi affermato che la sostenibilità è un valore aggiunto e produce vantaggi e benefici. In occasione della Conferenza Mondiale sul Clima che si è svolta a Parigi è stata tracciata questa strada, abbandonando la folle e spasmodica corsa verso l’aumento di consumi di energie climalteranti per imboccare, invece, la via del risparmio e dell’efficienza energetica, dell’uso delle rinnovabili pulite, sicure e pressoché gratuite e nel tempo attivare la necessaria, non più differibile, conversione ecologica, ed infine, implementare (come si fa per gli alimenti) il controllo della tracciabilità dei prodotti per evitare l’importazione di contrabbando del greggio proveniente dalle zone dove imperversa la mala pianta del terrorismo.

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