“In fase di approvazione legge antispreco alimentare”

Nel Paese si buttano 51 niliardi di tonnellate di cibo. Proposte di legge alla Camera e all’Ars firmate dalle due parlamentari siracusane per semplificare le pratiche di riduzione dello spreco. “Non esiste in Europa una norma del genere”

 

Proprio in questi giorni a Siracusa l’Associazione “Italiani in Movimento“ ha stipulato accordi con esercizi come bar e panifici per la raccolta di alimenti e merce invenduta alla chiusura, ma ancora commestibili, e la distribuzione, anche a domicilio, a persone che vivono in condizione di difficoltà economica o di indigenza.

Per parlare di questi temi, Sofia Amoddio, deputata nazionale, e Marika Cirone Di Marco, regionale, hanno organizzato a Siracusa un incontro, invitando la deputata Maria Chiara Gadda, prima firmataria della proposta di legge contro lo spreco alimentare.

Il 2014 è stato l’anno europeo contro lo spreco alimentare e l’evento mondiale dell’EXPO è servito a diffondere e a divulgare questo problema. Riduzione dello spreco alimentare significa maggiore solidarietà sociale ed anche diminuzione dell’impatto sull’ambiente

Sofia Amoddio ha precisato che i lavori si stanno svolgendo presso la commissione affari sociali. “La grande distribuzione butta quantità enormi di cibo perché non si può vendere e non si può distribuire”, dice Sofia Amoddio, “la legge ha l’obiettivo di incentivare e semplificare le pratiche della riduzione dello spreco alimentare”. Se si considera tutto il processo produttivo, si ha un enorme dispendio di risorse energetiche. “Si stima che si abbiano 180 kg a testa di spreco. In Italia si sprecano 51 miliardi di tonnellate di cibo (pari al 15% della produzione nazionale), con un costo di 12,6 miliardi di euro all’anno. Dall’altra parte, si hanno un milione e mezzo di famiglie in povertà ed inoltre il 46,5% degli assistiti Caritas sono italiani. Non esiste in Europa una legge come questa presentata in Italia: la proposta di legge analoga in Francia non è mai arrivata al voto perché è stata ritenuta anticostituzionale perché dal punto di vista giuridico, infatti, non si può obbligare a donare il cibo. Questo perché etica e giustizia non vanno sempre a braccetto”.

Marika Cirone Di Marco ha illustrato l’analoga proposta di legge presentata nel luglio del 2015 all’assemblea regionale. “I lavori sono iniziati”, dice la Di Marco, “sapendo i dati di povertà in Sicilia. Nel 2015 il 50,2% della popolazione siciliana ha vissuto in condizione di privazione, con un aumento dell’80% a Siracusa. Ridare valore al cibo che si è perso nelle nostre famiglie e quindi rafforzare il concetto di welfare di comunità è diventato un obbiettivo primario”. Prosegue la Di Marco: “Nella formulazione delle legge si è preso in esame anche il costo ambientale di ogni filiera alimentare. Abbiamo messo assieme gli stakeholders, i comuni che sono i garanti, regolatori tra le imprese che commercializzano i prodotti alimentari e le associazioni che si muovono in questo settore. Vengono istituiti due albi: uno per le associazioni e uno per le imprese. Entro due mesi dall’approvazione della legge i comuni devono preparare gli albi ed istituire un osservatorio composto da due persone (una indicata dal Comune e una dall’associazione)”.

L’onorevole Maria Chiara Gadda, invece, ha sottolineato che la proposta di legge nazionale pone al centro la limitazione dello spreco e l’uso consapevole delle risorse: il tutto si basa sul concetto di economia circolare che pone al centro la sostenibilità del sistema. Il sistema di raccolta degli alimenti esiste già attraverso una buona legge, la legge 155/2003, detta anche del “Buon Samaritano”. Con questa proposta di legge, però, si vuole costruire una legge quadro in questo settore. Essa ha un contenuto etico ma anche tecnico e si pone l’obiettivo di semplificare ed omogenizzare le normative esistenti, producendo anche incentivazione fiscale.

“Il ciclo di audizioni si sta svolgendo e si completa con i ministri Galletti e Martina”, dice La Gadda, “Nell’anno di EXPO il governo poteva fare un decreto ma ha preferito fare una legge. La legge attraversa tutte le filiere compreso le mense scolastiche e gli ospedali. Lo spreco avviene anche nei diversi stadi della filiera: quindi bisogna conoscere gli stadi della filiera e come il prodotto si presenta in ogni stadio”.

In genere in Italia lo spreco si ha alla fine della filiera, mentre nei paesi poveri nella prima parte della filiera. Nella legge le associazioni onlus sono equiparate a consumatori finali; in questo modo, il donatore è sollevato dalla responsabilità civile. “L’eccedenza non deve diventare spreco; lo scarto è inevitabile ma lo spreco non è scarto”, continua la deputata nazionale”, “Quando non è possibile la donazione umana, c’è quella animale, oppure come rifiuto valorizzabile (compostaggio)”.

La legge è una misura di contrasto alla povertà e coinvolge le istituzioni, gli attori economici, le organizzazione di volontariato e i media, dando ad ognuno un pezzo di responsabilità. “E’ dono perché è un welfare moderno, di comunità: lo stato ha delle competenze nella risposta ai bisogni delle comunità. Il vincolo è il rispetto della sicurezza alimentare in maniera che chi riceve il cibo ha diritto di accedere ad un bene di qualità”.

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