Differenziata, a Ferla al 35 per cento con la strategia Rifiuti Zero

Ecco il modello rifiuti zero di Ferla. Il sindaco Giansiracusa: “Tolti i cassonetti, vinciamo con CCR, Ecostazione e impianto di compostaggio”. “I cittadini pagano una tassa modulata all’effettiva produzione e gestione dei rifiuti”

 

Ormai è conosciuto in tutta Italia come “modello Ferla”, ed è sicuramente un vanto per la provincia di Siracusa. In un momento in cui la Sicilia continua ad arrancare in tema di gestione dei rifiuti (è stato pubblicato proprio in questi giorni il rapporto rifiuti urbani di ISPRA relativo al 2014 che vede una percentuale differenziata intorno al 12,5%, una delle più basse di Italia), il modello Ferla rappresenta sicuramente una “best practise” che altri comuni potrebbero utilizzare per cambiare le sorti della nostra terra. L’artefice del “modello Ferla” è stato ed è il suo giovane sindaco, Michelangelo Giansiracusa, che con grande passione e impegno ha creduto in una inversione di tendenza e si è adoperato, con una serie di iniziative, affinché il rifiuto non sia visto come un problema ma come una risorsa. Abbiamo sentito Michelangelo Giansiracusa, invitato a relazionare in un recente convegno nazionale sull’economia circolare tenutosi presso la sede dell’AMP di Siracusa.

Michelangelo, che tipo di politica hai avviato in tema rifiuti e quale contributo hai avuto dalla Regione?

“Dopo il mio insediamento ho provveduto ad avviare una politica di raccolta porta a porta dei rifiuti, indicando giorni e frazioni di raccolta. Ho tolto i cassoni dei rifiuti da tutto il paese, lasciandone qualcuno solo in un’area periferica. In questo modo, siamo riusciti a raggiungere in breve tempo una percentuale di raccolta differenziata del 35%. In questi anni abbiamo osservato l’assenza della regione sul tema ambientale, limitandosi solamente a legiferare ma non dando un contributo effettivo ai comuni interessati. Infatti, dopo il fallimento degli Ambiti Territoriali Ottimali (ATO), sono ormai passati tre anni dall’istituzione delle nuove forme giuridiche, ARO (Ambito di Raccolta Ottimale) e SRR (Società di Regolamentazione dei Servizi Rifiuti) previsti dalla legge regionale 09/2010. Nonostante tutto ciò, senza aspettare la regione, siamo andati avanti”.

Quali sono stati le iniziative che hai fatto?

“Il primo passo compiuto è stato l’internizzazione del servizio di raccolta dei rifiuti: a Ferla sono i dipendenti comunali a raccogliere le frazioni di rifiuti e, quindi, il servizio non è affidato a un gestore esterno. Successivamente, abbiamo massimizzato la raccolta porta a porta ed abbiamo attrezzato e reso disponibile un Centro Comunale di Raccolta (CCR), previsto da un piano regionale dei rifiuti non ancora totalmente operativo perchè in attesa delle valutazioni ambientali. E’ stata aperta l’Ecostazione di Ferla: questa iniziativa è stata resa possibile grazie a un lavoro sinergico tra tutti gli stakehoders presenti in questo settore, a partire dalle imprese alle associazioni. I cittadini che conferiscono presso l’eco stazione i rifiuti differenziati ricevono degli sconti e/o gadget”.

Come hai coinvolto la popolazione?

“Abbiamo potuto avviare la tariffazione puntuale, cioè facendo pagare una tassa modulata all’effettiva produzione dei rifiuti e all’adozione di comportamenti di gestione dei rifiuti adeguati. Attraverso il programma B.E.L.L.O. (Bacino Ecologico Lento Laboratorio Operativo) abbiamo realizzato nel Comune una serie di iniziative atta a promuovere le buone pratiche, sviluppare nuovi sistemi di aggregazione, salvaguardare il territorio facendo partecipare ed interagire i cittadini. Ferla è il 194° Comune italiano ad avere adottato la strategia Rifiuti Zero attraverso una delibera del Consiglio Comunale, dichiarandosi in tal modo protettore e garante della bellezza del territorio e sottoscrivendo una serie di impegni per il raggiungimento di standard più europei. Abbiamo organizzato un festival dell’ecosostenibilità, invitando esperti del settore, momenti di scambio di buone pratiche: una festa che ha coinvolto i cittadini di tutta la provincia. Inoltre, nel nostro paese si è costituito il gruppo “Ricicreo Ferla” che si è specializzato in tema di riciclo di materiali usati”.

Cosa ci dici della casa del compostaggio?

“Abbiamo costruito ed aperto la terza casa di compostaggio presente in Italia. Si tratta di un progetto sperimentale che al momento sta coinvolgendo cinquanta famiglie ferlesi: i loro rifiuti organici, l’umido, viene conferito nella casa di compostaggio e, grazie a ciò, nei quattro mesi di operatività, sette tonnellate di rifiuti organici non sono andate in discarica. Attraverso il processo di compostaggio, abbiamo prodotto dell’ottimo compost che è stato donato alle suore di Siracusa per una iniziativa di orti sinergici. Ci viene spesso ricordato che queste iniziative sono state possibili a Ferla perché è un comune piccolo, di tremila abitanti.  Io ritengo che anche i comuni più grandi possono implementare il modello Ferla a patto che vengano costruiti nel territorio impianti di compostaggio, attualmente assenti in Sicilia”.

E’ proprio questo il problema più grosso: servono gli impianti di compostaggio in Sicilia, prima di tutto; senza di questi anche il miglior porta a porta è destinato a fallire. Nonostante questa consapevolezza si continua, purtroppo, a parlare di costruzione di inceneritori.

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