E ora speriamo che si possa trovare finalmente la verità sulla fine di Lele Scieri

La commissione parlamentare per far luce sulla morte del giovane arriva dopo anni di pressione popolare. Quattro le inchieste chiuse, gli inquirenti incontrarono “un muro di gomma invalicabile”

 

Il 13 agosto 1999 un giovane siracusano di origine netina giunge a Pisa. Per fare cosa? Servire lo Stato. Quello stesso Stato che avrebbe dovuto proteggerlo e permettergli, alla fine del servizio di leva, di essere restituito alla sua famiglia, agli amici, al suo futuro che gli studi appena terminati gli prospettano. Alle gioie e alle sfide della vita. E invece, presso la caserma Gamerra, nel quartier generale della brigata Folgore, accade l’impensabile. Lo Stato restituirà Emanuele alla famiglia Scieri, sì. Ma morto.

Nonnismo, becero retaggio del militarismo esasperato di alcune frange delle nostre forze armate non si sa quanto tacitamente permesso se non avallato dai superiori? Incidente? Momentanea depressione? Anche se è difficile credere che si possa cadere “accidentalmente” da una scala con le mani e i piedi pestati, i lacci delle scarpe allacciati. “Accidentalmente”. Per “momentanea depressione”.

Sull’episodio la Procura di Pisa aprì un’inchiesta poi archiviata nell’ottobre 2001: «Non è stato possibile identificare i presunti responsabili». Lo scrisse il gip del tribunale militare di La Spezia, Enrico Lussu, che aveva ripercorso l’indagine riprendendo in esame tutti i faldoni relativi all`inchiesta originaria, partendo dal ritrovamento del corpo di Scieri sotto la torre di asciugatura dei paracadute, e passando attraverso le perizie medico-legali disposte dal pubblico ministero ed effettuate dal perito della famiglia, fino all’attività di Polizia giudiziaria svolta con infiltrazioni di carabinieri sotto copertura e alle segnalazioni anonime.

Gli investigatori incontrarono «un muro di gomma invalicabile, reticenza e più semplicemente ritrosia dei militari in servizio presso quel reparto». La certezza è una sola. Un ragazzo di 26 anni è stato lasciato ai piedi di una torretta per tre giorni. Tre. Lunghi. Giorni. Agonizzante. Morto.

#giustiziaperlele è l’hashtag della campagna social per mobilitare l’opinione pubblica in funzione della riapertura delle indagini sul caso (ricordiamo che le circostanze della morte di Lele non sono state mai chiarite, nonostante i quattro diversi procedimenti avviati sia dalla procura di Pisa, che da quella militare di La Spezia e da ultimo dal Tribunale civile di Catania): il gruppo Facebook Verità e Giustizia per Lele, ad esempio, è stato dedicato alla Istituzione della Commissione Parlamentare d’inchiesta divenuta legge dello Stato il 4 novembre scorso.

Essa può essere considerata una vittoria, oltre che della politica – pensiamo al ruolo svolto in tal senso ai parlamentari sottoscrittori –, soprattutto della società civile, che si è mobilitata perché questa prima battaglia venisse vinta.

Ricordiamo che il 19 dicembre 2001 venne presentato in anteprima assoluta, al Palazzo delle Esposizioni nell’ambito del Roma Film Festival, A Lele”, film di Giulio Reale dedicato proprio alla figura del giovane paracadutista siciliano volato tragicamente dalla torre di prosciugamento dei paracadute. Il film di Reale racconta il dolore e l’incredulità dei familiari di fronte alla notizia della morte del giovane ed è interpretato da Alessandro Preziosi nella parte del parà e da Valeria Ciangottini e Gino La Monica in quello dei genitori Isabella Guarino e Corrado Scieri, morto nel 2011 dopo essersi battuto con tutte le proprie forze per ricercare la verità sulla morte del figlio (tra l’altro i genitori di Lele hanno pubblicato nel 2007 un testo sulla vicenda); esiste anche un altro film su Lele Scieri, realizzato nel 2004, interpretato da Lunetta Savino.

Incontri, concerti, rappresentazioni teatrali sulla vicenda, oltre ai film citati, hanno contribuito anch’essi a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla tragedia di Lele, che dopo sedici anni attende ancora giustizia.

Resta da augurarsi che la commissione d’inchiesta lavori in perfetta trasparenza e serenità per fornire alla famiglia del giovane avvocato siracusano e alla società civile tutte le risposte che finora si sono infrante contro un muro di silenzio.

Da leggere

Siracusa, la paralisi di una generazione: viaggio tra declino demografico, record di scoraggiamento ed esodo dei giovani laureati

1. Le fonti della crisi Questo viaggio nei numeri della condizione giovanile a Siracusa è …

COLLABORA CON NOI

SIRACUSA DIFFERENZIA

IL BAR SOTTO IL MARE

Migranti

homepage

Lavoro

I Diari della Quarantena

La Civetta in gabbia

La parola ai lettori

Articoli recenti

VIDEO

Commenti recenti