È morto Stefano! La notizia rimbalza sui social il 21 novembre, aprendo con tristezza un sabato mattina assurdamente illuminato dal sole.
E il pensiero di chi lo conosceva e di chi non lo conosceva, ma ha seguito con trepidazione le sue vicende dal 29 ottobre, giorno di quell’assurdo incidente, va alla sua famiglia e al dolore straziante che li ha colpiti e li ha accompagnati dal momento in cui la notizia dell’incidente occorsogli li ha raggiunti. Tutta la città attonita si è bloccata e gli stessi medici del pronto soccorso che lo hanno accolto faticheranno a dimenticare quel giovane corpo straziato.
È morto Stefano! Vittima innocente di questa “brutta” società fatta di frenesia, di materialismo, di indifferenza e di profondo egoismo. Una società in cui conta solo ciò che riesci a produrre, in cui tutti corrono per raggiungere una meta e nessuno si ferma a pensare al valore della vita. Questa vita così fragile che l’uomo in un delirio di onnipotenza pensa non debba mai finire. Così accade che i nostri giovani nei quali la vita fluisce come un fiume in piena, invece di goderne si lascino prendere dalla stessa frenesia che caratterizza gli adulti e si trovino anche essi risucchiati nel gorgo di questa società che li vuole “performanti”. Ma d’improvviso la corsa si arresta e il sacrificio di una giovane vita stroncata costringe tutti a riflettere, a pensare al valore della vita stessa.
È morto Stefano! Si poteva evitare che accadesse? Forse sì! Se coloro che sono preposti alla sicurezza delle strade avessero per tempo provveduto a rendere più sicuro il Viale Paolo Orsi, luogo di questo e di altri tremendi incidenti. Adesso che è successo si pensa di costruire uno spartitraffico su una strada così trafficata e così poco sicura. Come chiudere la stalla dopo che i buoi sono fuggiti! Cosa dovrà accadere perché si provveda a rendere sicura la strada di contrada Targia dove la mattina si riversa un flusso ininterrotto di auto e moto che passano su un ponte malfermo e i cui autisti esasperati dalla fila pigiano sull’acceleratore sfrecciando ad alta velocità in una parte considerata ancora centro abitato? Quale raccapricciante incidente si dovrà verificare in via Franca Maria Gianni dove in pieno centro abitato con un limite di 40km/h, le auto sfrecciano a più del doppio incuranti dei dissuasori di velocità? Questi sono solo alcuni esempi! Di certo voi che leggete potreste portarne tanti altri!
È morto Stefano! Può la sorte che gli è toccata servire da monito? Forse sì! Può fare riflettere l’intera città sui valori dell’esistenza e di tutto quello che si può fare per preservarla. Può aiutare i giovani a prendere coscienza dell’importanza di questo bene così fragile e far sì che la smettano di sfidare la sorte sfrecciando nel traffico senza casco, con il casco allacciato male o, peggio, appeso al collo! Speriamo che l’accaduto serva a fare riflettere gli adulti sull’esempio e gli insegnamenti che possono dare ai giovani, affinché questi ultimi capiscano che il rispetto delle regole (limiti di velocità, divieti di sorpasso, casco, cinture di sicurezza, semafori) non è roba da sciocchi ma salva la vita, bene unico, prezioso, insostituibile!
È morto Stefano! Non si può morire a 17 anni! Non è giusto! Eppure accade! Resta solo una grande tristezza e un grande vuoto, perché come disse il poeta inglese John Donne “Nessun uomo è un’Isola, intero in se stesso. Ogni uomo è un pezzo del Continente, una parte della Terra.(…) Ogni morte d’uomo mi diminuisce, perché io partecipo all’Umanità.”

Commenti recenti